Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti rimane in prigione dice la Cassazione

ultimo aggiornamento: 14/11/2015 ore 08:13

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Omicidio Yara Gambirasio, Bossetti rimane in prigione dice la Cassazione

Bossetti rimane in prigione con l’accusa di essere l’omicida di Yara Gambirasio.
Massimo Giuseppe Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio avvenuto il 26 ottobre 2010, secondo la prima sezione penale della Cassazione (sentenza 45385 che si riferisce alla decisione del 7 luglio) sottolinea che la difesa non può far valere in sede cautelare le discrepanze riscontrate nelle analisi del dna mitocondriale su due delle tracce ritrovate.
Nelle tracce non sarebbe individuabile il dna mitocondriale di Bossetti, poiché invece i test sul dna nucleare dicono che questo è sovrapponibile con quello di Ignoto 1; “né alcuna incidenza” può avere la nuova legge sulle misure cautelari, “atteso che tale novella non ha in alcun modo intaccato la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere” a carico di Bossetti.

La difesa aveva presentato una seconda istanza di scarcerazione o di sostituzione delle custodia cuatelare in carcere, dopo che la prima era stata respinta, a seguito della perizia genetico-forense dei consulenti della procura sulle tracce rinvenute sul cadavere della ragazza.
Secondo gli avvocati la conferma delle “incongruenze” tra la perizia e le conclusioni del Ris sarebbe stata la scelta dei pm di non chiedere il giudizio immediato.


Tra i motivi di ricorso segnalavano anche il ridimensionamento del pericolo di reiterazione per il tempo trascorso in carcere, da valutare alla luce della nuovo legge, di maggio, sulla custodia cautelare.

La nuova istanza era stata rigettata dal gip, il 10 febbraio di quest’anno, e poi dal riesame il 13 marzo, ribadendo la validità e la correttezza degli accertamenti scientifici.

Sul caso c’è già un giudicato cautelare: la Cassazione chiamata a decidere una prima volta, il 25 febbraio 20015, aveva sottolineato come “l’identificazione di un essere umano si compie analizzando i marcatori autosomici del Dna nuclerare” e il profilo genetico di Ignoto 1 è sovrapponibile con quello di Bossetti “con un grado di affidabilità pari alla certezza statistica”. Assunto sul quale si fonda il successivo giudizio
del riesame, confermato dalla Cassazione nella sentenza
depositata oggi.


Secondo gli ermellini, “l’organo del riesame, nel farsi onestamente carico dell’incongruenza riscontrata nelle analisi del dna mitocondriale sulle tracce 31G19 e 31G20, in cui non era evidenziabile il dna mitocondriale del Bossetti ha chiarito: da un lato che tale discordanza non poteva comunque mettere in discussione il rinvenimento del dna nucleare dell’accusato sugli indumenti della vittima”, “dall’altro che da parte di vari consulenti erano state fornite diverse possibili giustificazioni sulla rilevata non corrispondenza con marcatori genetici ipocondriali, tutte scientificamente valide”.

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