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È finito in carcere mercoledì scorso l’avvocato di 46 anni, originario di San Donà di Piave, a cui la Corte di Cassazione ha confermato, rendendo definitiva la condanna, il reato di bancarotta fraudolenta. A notificargli l’ordine di carcerazione sono stati i carabinieri, che lo hanno prelevato per condurlo in cella, dove dovrà scontare una pena complessiva di cinque anni e mezzo.
La condanna principale, quattro anni di reclusione, riguarda un episodio di bancarotta fraudolenta risalente al 2016, quando il legale ricevette l’incaricato di presentare un concordato preventivo per una società con sede a Portogruaro. Pochi giorni prima del deposito della documentazione, l’azienda avrebbe ceduto alcuni immobili del valore di circa 500mila euro alla Apache Group Srl, di cui lo stesso avvocato risultava amministratore, senza ricevere alcun corrispettivo in cambio. Un’operazione considerata distrazione di beni dal tribunale.
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A questa pena si aggiunge una condanna a un anno e mezzo per truffa ai danni di una società trevigiana, anch’essa assistita dall’avvocato. Secondo l’accusa, l’avvocato avrebbe incassato personalmente 28mila euro derivanti da una transazione solo che, invece di trasferire le somme al cliente, li avrebbe trattenuti per sé.
Il suo difensore, l’avvocato Luca Donadon del foro di Pordenone, sta valutando la possibilità di chiedere l’associazione delle pene per ottenere una riduzione complessiva della detenzione. Tuttavia, la strada parrebbe in salita: sull’ex legale penderebbero infatti ulteriori procedimenti penali, relativi ad altri episodi che potrebbero presto giungere a sentenza.
Nonostante le gravi accuse, il legale aveva continuato a esercitare la professione fino a tempi recenti, risultando anche iscritto ad un Ordine degli avvocati delle Marche. Ora l’arresto.
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