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venerdì 22 Ottobre 2021

Alessandra Schilirò, vice questore: chi è la No Green Pass che dal palco cita Gandhi

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La critica alla Certificazione Verde, questa volta è emersa a gran voce dal microfono del palco di Piazza san Giovanni a Roma e a dare celebrità e unicità all’intervento è stata la dirigente della Polizia di Stato, Nunzia Alessandra Schilirò, 43 anni, per la gioia dei suoi sostenitori e lo stupore e le perplessità dei suoi colleghi.
C’erano circa 100 mila persone in piazza. E sul palco di “Contro il green pass, per la Libertà e il futuro” a dire no, è salita anche Nunzia Schilirò, che è intervenuta come “cittadina privata”, affermando il suo diritto di parola, di manifestare il suo pensiero che rivendica l’illegittimità della tessera verde, definita ‘marchio discriminatorio’.
E con l’oratoria solenne che si assegna alle grandi cause, ha citato Mahatma Gandhi, invocato “la disobbedienza civile”, come “dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico”.
E poi ancora: “Il male nella storia non ha mai vinto”, ricordando le figure anche dei magistrati assassinati dalla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“Se il male avesse vinto, noi non saremmo qui”. “Noi poliziotti abbiamo giurato sulla Costituzione, per questo sono qui”.
“Il green pass italiano è illegittimo”. “Dobbiamo unire le nostre energie per indicare una via migliore”.
L’impatto sociale è stato certamente forte e alimentato dalle conseguenze che la Dirigente potrebbe subire in ambito disciplinare: la questura ha avviato un’indagine nei suoi confronti, l’esito si saprà nei prossimi giorni.

“Riguardo alle gravissime dichiarazioni rese dal vicequestore Schilirò, durante la manifestazione No Vax, sto seguendo la vicenda personalmente con il capo della polizia, Lamberto Giannini, affinché vengano accertate, con assoluta celerità, le responsabilità sotto ogni profilo giuridicamente rilevante a carico dell’interessata”, ha affermato la Ministra degli Interni Luciana Lamorgese.
Le si potrebbe contestare in primo luogo la “deplorazione”, ovvero la violazione dell’articolo 5 del Dpr 25 ottobre 1981, che regola le sanzioni disciplinari per il personale della Pubblica Sicurezza. La deplorazione comporta “il ritardo di un anno nell’aumento periodico dello stipendio o nell’attribuzione della classe di stipendio superiore”.
Nunzia Schilirò, catanese di nascita, vice questore nella Squadra Mobile di Roma e da un anno assegnata alla Direzione centrale della Polizia criminale, è molto apprezzata nell’ambito lavorativo e non solo.
Ha diretto, con riconosciuta efficacia, la quarta sezione della squadra mobile di Roma occupandosi di reati come la pedofilia e di reati sessuali contro le donne.
Le sue capacità d’indagine e la sua competenza le hanno fornito grande credibilità e rispetto non solo all’interno della stessa Polizia, ma anche all’esterno, nella società civile, diventando un riferimento nella lotta contro le violenze e nella difesa dei diritti. Quest’unanime riconoscimento rende ancora più delicato il giudizio conseguente alle sue dichiarazioni.

La passione, strumento di lotta le fa affermare dal suo canale Telegram: “Sono molto serena. Se l’amministrazione non gradisce la mia fedeltà alla Costituzione e al popolo italiano, mi dispiace, andrò avanti lo stesso. Ho scelto il mio mestiere, perché credevo che non ci fosse niente di più nobile del garantire la sicurezza di ogni cittadino, in modo che chiunque fosse libero di esprimere il proprio vero sé. Se questo mi viene negato, il mio mestiere non ha più senso. Andrò avanti sempre, con o senza divisa, per amore del mio Paese”.

Non è la prima volta che la poliziotta esterna le sue posizioni. E` stata presentata sul palco come autrice di Byoblu (sul sito on line è pubblicato anche un video dell`intervento e una sua intervista), la “tv dei cittadini” che ospita personaggi controversi, dichiaratamente no vax.
Schilirò è autrice di un romanzo definito “di successo”: La ragazza con la rotella in più, ovvero “il racconto di persone arrabbiate col mondo, emarginate, sole, ma che non si sono arrese”.

Evidentemente il suo lavoro accanto alle persone più deboli, la vicinanza con un mondo violento e pieno d’ingiustizie che ha colpito le donne e i bambini, ha acceso e potenziato il sentimento di radicalità, ma il certificato verde non assomiglia a quelle violenze.
Nel suo discorso, dove cita anche Gesù, dice che “il momento storico che stiamo vivendo è di una gravità senza precedenti e manifestare è come denunciare un delitto” e che “disobbedire è un dovere”.

>> vedi anche: Medico anestesista di Mestre ha curato tanti pazienti col Covid, ora è no vax

Oltre l’80% dei colleghi della Dirigente di polizia, sono vaccinati e forniti del green pass.
Si potrebbe dedurre che se “il male non ha vinto”, come ha scritto Schilirò nei Social, è anche perché, vaccinandosi, le persone si sono tutelate, non hanno trasmesso l’infezione ad altri, evitando ricoveri in terapia intensiva e decessi.
E hanno contribuito a una precaria pace sociale, più che mai necessaria, senza ledere al pensiero di nessuno.

Andreina Corso

Dello stesso argomento:
Primario nei guai per partecipazione a “No Green Pass”. Altro medico “No Vax” (radiato) denunciato
cartello no vax vaccini infermieri protesta ospedale angelo mestre net 520
Un medico primario con i “No Green Pass“: rischia fino a radiazione. A Pescara denunciato medico radiato “no vax”.
Si sta inasprendo il confronto tra le due (o più) opposte scuole di pensiero in merito ai vaccini e ai “Pass” derivati”.
E non potendo sindacare sul giudizio del libero pensiero delle persone oltre ad un certo livello, ce la si sta prendendo con chi ha avuto un percorso professionale scientifico che “ha la colpa” di alimentare diffidenza e sospetti.
Luigi Garavelli, primario di Malattie Infettive dell’ospedale Maggiore di Novara, secondo quanto riportato dai media, rischia fino alla radiazione dall’Albo professionale.
Il dott. Garavelli si trova nella bufera per aver partecipato alla manifestazione ‘No Green Pass’ di Alessandria.

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Dopo l’Asl, anche l’Ordine dei Medici ha annunciato una azione disciplinare nei confronti del primario, che si difende: “non ho partecipato alla manifestazione ma sono intervenuto su richiesta di una conoscente – sostiene interpellato dall’ANSA – per portare una serie di elementi condivisi dalla comunità scientifica. E quando ho detto che sono vaccinato, come mia moglie e i miei suoceri, sono stato fischiato e insultato”.
Ciò a dimostrazione del fatto per cui ci si muove letteralmente in un campo minato quando si prende posizione in un senso o nell’altro.
La versione del dottor Garavelli, laureato all’Università di Pavia nel 1985 e da più di vent’anni direttore di Struttura Complessa di Malattie Infettive dell’ Azienda Ospedaliero Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara, sarà analizzata nelle prossime ore da Asl e Ordine dei Medici.
Viene fatto sapere anche che il giudizio riguarderà il fatto che dallo scorso dicembre è in infortunio per una brutta caduta che lo sta costringendo a una lunga riabilitazione.
“Sabato pomeriggio ero ad Alessandria per acquistare, su indicazione della fisioterapista, una ginocchiera adatta alla stagione – racconta Garavelli -. Ho visto un assembramento sotto il municipio e, per l’appunto, una mia conoscente mi ha chiesto di intervenire. Quando ho detto che ritengo la vaccinazione uno dei tanti strumenti fondamentali alla lotta al Covid, sono stato subissato da fischi e insulti. Allora mi sono arrabbiato e sono intervenuto con più decisione, con l’aiuto di un megafono per far sentire con più efficacia le mie spiegazioni. E lo rifarei, perché l’errata comunicazione è stato lo sbaglio più grave commesso durante la pandemia”.

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La condanna per la sua presenza alla manifestazione da parte dell’Ordine dei Medici è netta: “Stiamo valutando – spiega il presidente Federico D’Andrea – se esistono i presupposti per un’azione disciplinare e se sarà il caso apriremo un procedimento. Esiste un Codice deontologico che obbliga i medici a tenere determinati comportamenti”.

La violazione di queste regole implica l’adozione di misure specifiche: “si va dall’avvertimento alla censura per arrivare alla sospensione e alla radiazione”, aggiunge D’Andrea, ricordando che l’Ordine provinciale fin dal primo momento ha sostenuto la campagna vaccinale”.
Perché “il vaccino è uno strumento importantissimo con il quale i sanitari si possono garantire contro il Covid-19 e, di conseguenza, garantire anche i cittadini. E il green-pass si inserisce perfettamente tra i provvedimenti che si possono adottare per contenere la pandemia”.

Quello del primario di Novara non è un caso isolato. C’è anche un ex medico di 74 anni, radiato dall’Ordine negli anni scorsi per le sue posizioni no vax, tra le otto persone denunciate dalla Questura di Pescara per la manifestazione non autorizzata contro il Green pass che si è svolta sabato nel centro del capoluogo adriatico.
Redazione – 27/07/21

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

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