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VENEZIA,
UNA CITTA’ SOPRATTUTTO DI ANZIANI E PRIVA, AHINOI, DI RICAMBIO GENERAZIONALE
In base a dati resi noti recentemente dal Servizio Statistica e Ricerca di Ca’ Farsetti, sia il centro storico veneziano che il suo estuario, stanno registrando da tempo un continuo e considerevole calo della popolazione a causa, fra l’altro, di un divario tra morti e nascite, con una netta prevalenza delle prime sulle seconde, dovuto in larga misura al marcato invecchiamento della popolazione veneziana.
Con la sua popolazione ridotta attualmente ai minimi storici e priva, come si è visto, del necessario ricambio generazionale, Venezia rischia a scadenza più o meno breve, perciò, di avviarsi inesorabilmente verso lo spopolamento e alla conseguente perdita di quelle caratteristiche socio-economiche che l’hanno fin qui caratterizzata, per divenire ciò che un po’ tutti, quantomeno a parole, paventino che essa debba divenire, ma senza che nessuno, ch’io sappia, stia facendo alcunché, soprattutto di fatto, per impedirlo.
E’ noto che siano molti i giovani, sposati e non, costretti loro malgrado a trasferirsi nella terraferma veneziana a causa soprattutto, oltre che della carenza di abitazioni, degli elevati e insostenibili affitti di quelle esistenti. Perché non studiare ad hoc qualcosa in proposito, con agevolazioni e incentivi vari, che li induca, auspicabilmente, a restare o a tornare?
Enzo Pedrocco
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La crisi dei commerci con il Medio Oriente, innescata nel XV-XVI secolo dall’espansione ottomana e, soprattutto, dalla scoperta delle nuove rotte atlantiche (circumnavigazione dell’Africa e America), segnò un momento di svolta epocale per la Repubblica di Venezia. Pur perdendo il monopolio del commercio delle spezie, Venezia non scomparve, ma subì una profonda riconversione economica e sociale.
Ecco come si trasformò Venezia dopo tale crisi:
Riconversione verso la Terraferma: Perso il dominio incontrastato dei mari, la Serenissima investì massicciamente nell’entroterra veneto e friulano. La politica si orientò verso l’agricoltura e la gestione delle risorse terriere, costruendo le note ville venete.
Sviluppo dell’Industria e dell’Artigianato: Venezia si trasformò da centro puramente commerciale a polo manifatturiero. Si specializzò nella produzione di beni di lusso, come il vetro di Murano, i merletti, la carta, la stampa e i tessuti di alta qualità, che rimasero competitivi in Europa.
Crisi cantieristica e riforme: Nel XVI e XVII secolo si evidenziò una crisi delle costruzioni navali nell’Arsenale, dovuta anche alla concorrenza di Olanda e Inghilterra sulle rotte atlantiche.
Ruolo di “Deposito” e Commercio Mediterraneo: Nonostante la crisi, Venezia mantenne un ruolo cruciale nel Mediterraneo orientale (Levante), specialmente nel commercio di cotone, grano e seta, agendo come mediatrice tra l’Impero Ottomano e l’Europa centrale.
Mutamento Sociale e culturale: L’aristocrazia veneziana iniziò a disinvestire dai traffici marittimi, considerati troppo rischiosi, preferendo investimenti immobiliari più sicuri in terraferma. La città divenne un centro culturale e turistico per nobili europei (il Grand Tour), focalizzandosi su arte, teatro e gioco d’azzardo nel Settecento.
In sintesi, Venezia dopo il XVI secolo passò da un’economia marittima globale a un’economia più locale e specializzata, trasformandosi gradualmente da potenza commerciale a “città museo” europea, mantenendo però la sua indipendenza politica fino al 1797.
Historia magistra vitae
Caro Pedrocco direi che ha ragione l utente che per primo ha risposto al vostro articolo, rammentando che sono gli stessi discorsi che si fanno da dieci anni e oltre.
Ci sarebbe cambio generazionale perché è pieno di giovani che vorrebbero restare a vivere a Venezia. Una mia carissima amica di nome Maria ad esempio mamma giovane e con figli, finalmente è riuscita a comprarsi dopo anni di ricerca una casa l altro anno vicino alle stazione Santa Lucia ed oggi è la persona più felice del mondo e la capisco, le sembra di vivere un miracolo; era in lacrime mentre mi dava la notizia, perché potrà restare a dimorare nella città dove è nata e cresciuta e vivere in un alloggio dignitoso e non in una micro casa dove fino ad oggi hanno alloggiato. Una casa dignitosa dovrebbe essere concessa di diritto a tutti i residenti giovani e meno giovani veneziani che cercano una sistemazione duratura in città.
Oggi in centro storico è pieno di abitazioni vuote o sfitte, non ci sono altro che palazzi con imposte chiuse lungo tutto il Canalasso e in giro per la città, sembra una città fantasma oggi la Serenissima. Edifici che se un minimo ristrutturati e abitati, potrebbero ridare vita ai sestieri, alla città stessa. Ma è proprio difficile da incamerare sto concetto di rinascita? Ma perché dobbiamo ridurre per forza questa magica città a una secondo San Michele? Secondo me qualcuno tra i poteri alti è bastian contrario e non conosce nemmeno il passato glorioso della nostra città, che è nata per vero miracolo.
I negozi stanno chiudendo tutti, praticamente le botteghe del futuro sono i da me tanto odiati pasta Take away, la “mitica” paccottiglia che imperversa e qualche bar gestito da bravi ed educati cinesi dove si fiondano turisti annoiati a giocare a tetris ma a volte solo per rilassarsi attorno a un caffè. Forse a qualcuno piace la città abbandonata a se stessa cioè quella che dopo le ore 22 non deve volare una mosca sennò chiamo i vigili? Forse qualcuno è contento di comunicare solo con i minacciosi mascheroni in pietra sparsi per la città e solo nel lontano passato veramente utili? A me sinceramente no, questo comportamento non piace proprio.
A me piaceva e piace piuttosto Venezia con il suo degheio degli abitanti di giorno in giro per le calli, i carri del pane per le Salizade, il venditore di fiori che lo sentivi sigare dall altro capo del Canal Grande ecc…ecc…veri esempi di città un tempo eterna.
Non voglio ripetere la stessa solfa di sempre, però la città si sta riducendo a meta invivibile o meglio vero e proprio mega albergo a misura di turista, per volere o comodità della Amministrazione. A noi veneziani non viene concesso più nulla, nemmeno entrare in chiesa perché i turisti non rispettano nemmeno i luoghi Sacri e mentre accendi la candelina per chiedere la grazia alla Vergine c’è il giapponese che si fa il selfie. Siamo condannati giorni dopo giorno purtroppo a una vita da esiliati in casa nostra, attendendo che qualcuno si decida finalmente a pubblicare in prima pagina del Gazzettino in edicola, un piccolo bando solo per i cittadini, che annunci vox populi: cittadini tutti attenzione!!! Come desiderate rianimare la citta o meglio “com’è la Venezia che rivorreste?” Rispondere entro venti giorni. E ogni mese raccogliere idee su diversi aspetti della città, le richieste come furono per le bocche di leone ma in questo caso le richieste sono di buon auspicio. (Magari apriamo un secondo capitolo di Storia veneziana)
Oggi la città sta subendo per conto mio una grande ingiustizia commessa contro la nostra Storia, come quando gli austriaci hanno torpato le ali al nostro magnifico Carnevale che poi dal 1940 abbiamo rianimato seppur un po’ striminzito visto che oggi dura solo poche settimane. La città è ormai invasa da bnb e hotel e la popolazione oltre ad essere anziana è fatta anche di persone che ormai si sono arrese a un lento declino del centro storico perché nessuno ha il coraggio di proporre un concreto cambio di marcia o per lo meno di provare a salvare “ciò che rimane di noi” detto alla Ligabue, magari qualche giovane mi legge e si riconosce nel mio pensiero.
Sono allibito dal triste impaludamento che da anni attanaglia Venezia soprattutto oggi. La nuova politica dovrebbe promuovere iniziative preziose per i cittadini, case per le famiglie giovani e per chi ha bisogno tra i veneziani di un alloggio dove vivere e per restare in città, incentivare nuove attività e non appesantire i negozi con tasse insostenibili, concedere più plateatici per promuovere la socializzazione tra giovani e anziani e non solo il posto migliore per il turista più spendaccione, aprire a nuove zone per lo sfogo giovanile nello sport. Non è possibile solo un campo in sintetico a San Girolamo e uno a Saccafisola per permettere ai giovani di sfogarsi a calcetto come i nostri nipoti, anche i padri si sentirebbero coinvolti a giocare coi figli, ci sarebbe maggior socializzazione come in passato nei patronati, non solo in qualche campetto ma con la minaccia incombente del Vigile di zona.
Idea: perché al fondaco dei Tedeschi non creiamo qualcosa per i veneziani a prezzi ragionevoli? Anche botteghe per promuovere l artigianato della tradizione veneziana. O qualcosa a prezzi accessibili e di utilità per tutta la cittadinanza e non solo un inutile duty free a prezzi esorbitanti?
Ribadisco che la casetta, famoso bene primario, il cittadino che ne ha bisogno dovrebbe poterla ottenere senza per forza un basso Isee. È così complicato da interiorizzare che bisogna sostenere i veneziani e meno il turista e ancor meno chi vuole solo usare Venezia a proprio uso e consumo? Gli artigiani in questa città sono preziosissimi come l acqua caricata nei pozzi fino alla creazione dell acquedotto, senza di loro addio tradizioni; eppure ne chiudono ogni giorno, stanno tutti scomparendo sti poveri cristi di artigiani. Dobbiamo per forza arrenderci ad un punto di non ritorno della nostra amata Serenissima?
Riflettiamo amici e rifletta la politica, che è la prima che deve darsi una mossa con scelte importanti, per fermare un triste declino prima che sia troppo tardi.
La pace!
Bosega
Questi discorsi li sento ormai da decine di anni, nessuna amministrazione, al di là delle affermazioni di prammatica, non ha voluto o non ha potuto modificare il trend. Ormai prevarrà sicuramente la monocultura turistica come a Cortina. I veneziani non coinvolti economicamente in questa dinamica storica o troveranno le risorse e qualche diversa opportunità per adeguarsi o dovranno obtorto collo trasferirsi verso altri lidi. E’ l’economia bellezza, l’economia e tu non puoi farci niente….
A Venezia oltre 35 milioni di presenze turistiche annuali…..non sono bruscolini.
Io a Venezia ci sarei tornato volentieri , venti o venticinque anni fa partecipai anche ad un bando per la casa , rivolto a single e giovani coppie… peccato che i requisiti minimi per chi avesse un lavoro “normale” fossero fuori da qualsiasi logica.Come già detto , la città non si è spopolata da sola , c’era dietro un piano preciso per spostare fuori certe fasce della popolazione del centro storico. E non è cominciato trent’anni fa ,ma fine ottocento ,con la giunta Grimani