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ANALISI SOCIO-ECONOMICA DEL TURISMO DI MASSA E IL DEGRADO VENEZIANO.
(Riceviamo e pubblichiamo)
Dobbiamo batterci il petto, noi veneziani, per aver permesso in questi sessant’anni di (s)governo della politica cittadina, il progressivo sgretolamento del tessuto sociale e il conseguente annientamento della millenaria Civiltà anfibia veneziana.
La (s)vendita della Città all’economia turistica di massa o globale è il fattore primario e scatenante dell’incremento del valore immobiliare della Venezia insulare, nuova peste venexiana del III Millennio.
La Città è stata travolta dal gigantesco sviluppo di questa economia, chiaramente pestifera poiché sgovernata dalla politica locale (sia nei flussi che nelle dinamiche), e ormai, incontrollabile, trovando nella Venezia insulare una specifica predisposizione, spesso sostenuta da scelte inconsapevoli e mai definite in un programma politico di vera governance economica.
Nessuno, sino a oggi, ha avuto l’onestà intellettuale, il coraggio, ma soprattutto lo stimolo etico, di condannare il turismo globalizzato in termini di “suicidio assistito del residente permanente”. Ed è quantomeno strano che il potere politico non abbia colto la valenza negativa delle interazioni socio-economiche del turismo globale, che alterano in tutto il mondo (vedi la recente ribellione dei residenti nell’isola di Pasqua ne è esempio esplicativo) intere comunità snaturandone le radici.
Tutto ciò è incredibile poiché non è difficile osservare in questo fenomeno gli effetti dirompenti e devastanti di cui è portatore.
LE CAUSE:
1. LA CRESCITA INNARRESTABILE DEL VALORE IMMOBILIARE
*** Lo smantellamento, nella prima giunta Cacciari (1997) assieme alla variante approvata dalla Regione (fine 1999), della vecchia famosa delibera dell’allora saggio Sindaco Favaretto Fisca: “Anno 1962 – blocco delle strutture ricettive per turisti e i passaggi di categoria” (oggi, di fatto, si sono tolti quei paletti che ostacolavano la residenzialità turistica e favorivano invece quella permanente).
*** La costante e massiccia domanda immobiliare al mercato, proveniente dai vari settori del turismo residenziale e ricettivo, sta determinando valori impossibili per la maggioranza dei cittadini (recentemente si è addirittura Superata Roma nella graduatoria delle Città più care d’Italia).
*** La totale mancanza di una saggia programmazione di residenzialità pubblica agevolata universitaria, poiché costringe gli studenti, rivolgersi al mercato immobiliare privato (obbligandoli a fitti notevoli di €. 400/600 a letto e soprattutto in nero), tra l’altro contribuendo stupidamente ad alimentarne il valore immobiliare. Inoltre sottrae, di fatto, appartamenti alla residenzialità permanente, anziché ricercare e promuovere aree specifiche pubbliche.
*** Il mondo della finanza immobiliare che con massicci investimenti di tipo speculativo (immobili concessi per locazioni brevi a turisti, con canoni elevati e ovviamente ad alta evasione fiscale), contribuisce e non poco, al costante aumento del valore immobiliare. Generalmente gli affitti turistici sono gestiti da agenzie specializzate che pure loro ci guadagnano (intercettano il turista via internet, intervengono nella consegna e ritiro delle chiavi, gestiscono i cambi e lavaggio della biancheria, provvedono alla piccola manutenzione, sollevando di ogni problema l’investitore proprietario), mentre a quest’ultimo rimane comunque la notevole redditività dell’investimento.
*** La totale assenza di progetti economici pubblici o privati che generino espansione residenziale di tipo permanente, magari declinati a sostenere l’acquisto con costi calmierati.
*** La lentezza dei mezzi e le reti di navigazione pubblica, costruite su sistemi di comunicazione concettualmente obsoleti, impediscono una possibile e moderna residenzialità delle isole vicine mentre sono assenti quelle per una interconnessione veloce tra la Terraferma, Venezia e le sue Isole(Murano, Burano, Sant’Erasmo, Vignole, Certosa).
GLI EFFETTI
*** Nega l’acquisto o l’affitto dell’abitazione ai più, soprattutto alle giovani coppie (asse portante di una Città che voglia pensare ad un futuro), determinando la fine della millenaria Società Anfibia Veneziana.
*** L’alto valore immobiliare spinge il residente proprietario di tipo permanente di vendere il proprio bene, contribuendo all’esodo verso la terraferma; Mestre non è Venezia e la migrazione in terraferma della popolazione autoctona anfibia è percepita e vissuta come un vero e proprio distacco dal suolo natio, dovendo affrontare un diversissimo stile di vita e Civiltà contrapposte (una fondata sul Remo, l’altra sulla Ruota).
*** Determina l’abbandono dalla Venezia insulare anche delle sedi amministrative di enti e società pubbliche e private in favore della terraferma per l’alta plusvalenza immobiliare ottenibile, o se in affitto per i notevoli risparmi che se ne possono ricavare.
*** Rende instabile la forza lavoro di alcuni servizi essenziali, caso esemplificativo, la scomodità per raggiungere le aree di lavoro (vedi l’Ospedale Civile o il Tribunale amministrativo i cui operatori di terraferma hanno ormai raggiunto l’90% del totale). Sta di fatto che, questi lavoratori, non potendo trovare, nelle vicinanze residenze in affitto o in acquisto a costi contenuti, sono costretti a grossi disagi giornalieri per le notevoli difficoltà nei collegamenti con la terraferma, chiedendo alla prima occasione il trasferimento in altri sedi di terraferma.
*** Provoca l’espulsione delle attività artigianali e di servizio al residente, perché normalmente sono quelle marginalmente più deboli, non sufficientemente in grado di sostenere affitti elevati né tantomeno in grado di acquisire i locali per la propria attività (mentre quelle rivolte al turismo, scontando una maggiore marginalità dovuta alla poca concorrenza e alla elevata evasione fiscale del settore sono dei temibili concorrenti nel mercato immobiliare commerciale).
2. LA PERDITA DELLO STATUS DI “CAPITALE”, E LA SUCCESSIVA DEQUALIFICAZIONE A MERO “CENTRO STORICO”
GLI EFFETTI
*** Ha dequalificato l’ex Capitale a mero “Centro Storico”, negando quelle prerogative e peculiarità che la distinsero nei secoli, ponendo le basi per la mutazione nell’attuale Disneyland.
3. LA MANCANZA DI UN PIANO PROGETTUALE STRATEGICO SOCIO-ECONOMICO DI RIEQUILIBRIO SU QUELLO EGEMONE DEL TURISMO COME, AD ESEMPIO, QUELLO ARTICOLATO SULLE “NEW ECONOMY” O DELLA MUSICA DEL ‘700 O QUELLO PROMETTENTISSIMO DELL’ECONOMIA DEL “MARE”
GLI EFFETTI
*** Si è assecondata la volontà di consegnare la Città, nella sua parte insulare, a certe lobbie economiche, ma anche culturali che hanno costruito, e stanno creando le loro ricchezze sullo sfruttamento delle masse turistiche, consentendo la diffusione di attività prive di ricadute positive sui residenti di tipo permanente, violando quotidianamente le leggi fiscali e sindacali.
4. LE ATTIVITA’ LEGATE AL TURISMO SONO PER LA MAGGIOR PARTE AD ALTA EVASIONE FISCALE E APPORTATRICI DI LAVORO “IN NERO”
GLI EFFETTI
*** Sfruttamento dei lavoratori, soprattutto a carico degli immigrati.
*** Concorrenza sleale nei confronti di altre attività.
*** Pochissime le ricadute economiche sulla comunità a vantaggio esclusivo di poche caste.
5. INTASAMENTO NEI CENTRI DI ASSISTENZA SANITARIA, DETERMINATO DA UNA PRESENZA NON PIANIFICATA DI “UTENTI TURISTI”
GLI EFFETTI
*** Creano gravissimi disagi ai residenti autoctoni.
6. GIGANTESCO MOTO ONDOSO PRODOTTO DALL’INGENTE QUANTITA’ DI MEZZI CIRCOLANTI IN FUNZIONE DELL’ECONOMIA DEL TURISMO
GLI EFFETTI
*** Gravissimi danni statici a fondamente e Palazzi (l’Università di Ca’ Foscari o il crollo di una casa in Rio San Barnaba ne sono esempi concreti).
*** Gravissimi danni a opere d’arti per solfatazione (reazione chimica tra il salso dell’acqua e i gas di scarico dei motori), riduce la pietra d’Istria in gesso.
*** Instabilità delle imbarcazioni e rischi fisici nel mondo della voga durante la navigazione
7. LA MASSICCIA PRESENZA DELLE MEGA-NAVI DA CROCIERA
GLI EFFETTI
*** Altissimo rischio di possibili incidenti nell’attraversamento del fragilissimo Bacino San Marco.
*** Grave inquinamento prodotto dagli scarichi gassosi ad alto contenuto di zolfo, per la necessaria e continua produzione di energia elettrica e per la concentrazione dello stazionamento di più navi in una area limitata e confinante con zone ad alta residenzialità.
*** Effetti deleteri elettromagnetici durante lo stazionamento in Marittima per la vicinanza del centro abitato nell’area Marittima.
*** Sovraffollamento per le calli in Città (lo stazionamento di 6 mega navi possono scaricare contemporaneamente anche 24.000 passeggeri).
8. MAGGIORI COSTI DEI SERVIZI PUBBLICI (ASPORTO RIFIUTI, FOGNATURE, MANUTENZIONE E CONTROLLO DEL TERRITORIO, ILLUMINAZIONE SPECIFICA DI AREE O MONUMENTI TURISTICI, IGIENE E PULIZIE STRAORDINARIE DELLE AREE A MAGGIORE PRESSIONE TURISTICA.
GLI EFFETTI
*** Sono purtroppo a totale carico dei pochi residenti di tipo permanente.
9. ELEVATISSIMA EVASIONE FISCALE DEL SETTORE (LA RECENTE INVESTITURA DI VENEZIA QUALE CAPITALE DELL’EVASIONE CONTRIBUTIVA E FISCALE DA PARTE DELLA GUARDIA DI FINANZA) NE CONFERMA LA PROVA TANGIBILE.
GLI EFFETTI
*** Scarse le ricadute economiche positive sulle casse comunali.
10. PEGGIORAMENTO GENERALE DELLA QUALITA’ DI VITA
GLI EFFETTI
*** Progressiva perdita di spazi pubblici a scapito del residente per effetto dell’invadenza dilagante dei plateatici a servizio del turismo.
*** Importazione di attività abusive e malavitose di ogni genere, attratte da facili guadagni illeciti ed esentasse (vu-cumprà, intromettitori, guide, strimpellatori, figuranti, scatolettisti, baby borseggiatori, falsi mendicanti) rende difficile la sicurezza e la convivenza civile.
*** Scarsità di servizi igienici in Città comporta l’inevitabile trasformazione delle calli in latrine a cielo aperto.
*** Scarsità dei mezzi di navigazione pubblici, strapieni a tutte le ore, la recente riduzione di una corsa l’ora, la continua riduzione di traghetti in Città, esaspera la mobilità pubblica del residente.
*** Aumento della rumorosità in certe aree centrali della Città come Campo S. Margherita o Rialto, dovuto alla concentrazione massiccia di giovani universitari a tutte le ore richiamano improvvisati extracomunitari strimpellatori, venditori abusivi, spaccio, degradando tali aree.
*** Endemica sporcizia generale.
*** Perdita della centralità del residente, a vantaggio del turismo nelle politiche di governance locale.
CONCLUSIONE
Certo è, che del turismo non ci si può né ci si deve privare, ma questa sua forma richiede una forte attenzione con politiche orientate al controllo e gestione dei flussi e soprattutto alla sua riqualificazione. Inoltre si deve pensare al numero chiuso, la prenotazione obbligatoria. Necessario introdurre una tassa di scopo (su tutte le presenze turistiche – i sistemi ci sono) a sostegno della residenzialità autoctona.
Sono queste le uniche vie possibili contro l’annientamento fisico del residente autoctono. Nel frattempo, però, la Venezia d’acqua mostra con tutta evidenza l’emorragia di popolazione residente verso la terraferma.
Oggi siamo scesi sotto i 54.000 residenti in città (studi ricavati dal peso dei rifiuti pro-capite conferito dalla Città anfibia parametrato a quello di altre Città venete, indicano che la pressione turistica in città, già nel 2014 ha raggiunto le 80.000 presenze giornaliere equivalenti, pari a circa ventinove milioni annui di presenze turistiche, superando il 48% gli stessi residenti.
Crediamo, dunque, che qualsiasi progetto politico che non dichiari prioritario questo tema, sia poco credibile perché porta con sé questioni essenziali come la casa, il lavoro, l’ambiente, la cultura, il sociale.
ultimiverivenexiani
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Più leggo e più mi rendo conto che ho fatto bene ad andarmene via da venezia e girare il mondo e lancio un’appello ai giovani veneziani:continuate ad amare la vostra città ma partite e girate il mondo è dopo il ponte della libertà che si apriranno nuovi e vivi orizzonti e se un giorno ritornerete la vostra ottica sarà cambiata come i vostri obbiettivi,lasciate una situazione che vi porterà solo infelicità.la vita è un’avventura perché se resterete dovrete fare una guerra già persa perché in guerra ci vanno sempre i poveri e gl’innocenti.andate,andate lontano,viaggiare e conoscere altre culture,arrichitevi lo spirito e l’anima perché il futuro è vostro.una volta ho letto:”un tempo gl’uomini erano liberi e nomadi,ma un giorno si fermarono e cominciarono a costruire delle prigioni che chiamarono città”e se casanova e marco polo sono i vostri miti sappiate che tutt’e due sono stati dei grandi viaggiatori.
Sono d’accordo che c’è’ un problema del residente che si sente soffocato da un turismo mordi e fuggi. E’ un problema di regolamento dei flussi o e’ un problema di interesse economico? Mi domando dove vadano a finire i denari di coloro che si siedono al bar, mangiano al ristorante, comperano la paccottiglia, dormono nei B&B e si gustano un gelato, non è fuori luogo pensare che portino in città almeno 10 milioni al giorno). Siamo certi che di quanto percepito, tutti paghino le tasse? Questo fatto non mi pare secondario.
La situazione è certamente estremamente problematica. Ma la lettera qui sopra la dipinge in modo molto più tetro di quanto sia nella realtà. Per di più con dati anacronistici (grazie a Dio) come quelli sulle navi da crociera.
Il turismo di massa non è un problema affrontabile da Venezia. La nostra città soffre molto. Ma moltissimi altri luoghi nel mondo subiscono i danni gravissimi dell’orribile cultura legata al movimento indiscriminato di esseri umani nel mondo. Venezia può essere il simbolo della lotta per il cambiamento verso una nuova (antica) cultura del viaggio. Ma non può da sola risolvere un problema globale.
Scrissi più o meno le stesse cose più di 20 anni fa assieme ad altri amici …..fummo coperti di insulti ….sapevamo di avere ragione …..purtroppo…