ZENO di Lorella Del Gesso [concorso letterario]

ultimo aggiornamento: 17/06/2020 ore 11:34

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Concorso Letterario de “La Voce di Venezia”. Prima edizione: “Racconti in Quarantena”

Il mio nome è Zeno, la mia età cinque anni.

Vivo con Eleonora, che è la mia mamma, e Alan, il suo compagno, con cui condivido una graziosa abitazione, modesta ma che a me sembra un castello, una reggia. In realtà, sono stato adottato perché la mia mamma naturale non poteva tenermi con sé, io e i miei due fratellini gemelli.

Non ho intenzione di raccontarvi tutta la mia vita finora, solo mettervi al corrente di come sono andate le cose, così, per sommi capi.

Della mia vera mamma ho dei ricordi un po’ indefiniti, sfumati come se fossero immersi nella nebbia, vaghi. Era bruna e con gli occhi verdi. Mi nutriva con il suo latte dolce e caldo e mi accarezzava la testa mentre io dormivo tranquillo e sereno. Deve aver pianto parecchio quando mi hanno portato via da lei. Io, invece, con Eleonora mi sono trovato subito bene. Lei stravedeva per me, mi riempiva di coccole e rassicurazioni. E poi, vuoi mettere il vantaggio di vivere in una casa con tutti i comfort? Mia madre era povera, il suo domicilio era una catapecchia in cui faceva freddo anche nelle notti d’estate, per via del vento che si infiltrava ovunque.

Qui, al contrario, ho a disposizione -tutto per me- un giardino ampio e perfettamente curato dove poter giocare ore ed ore a nascondino fra le piante, oppure rotolarmi, fino a non poterne più, fra l’erbetta morbida e omogenea, fresca e rorida nei mattini di primavera. Posso raggiungere il muretto fino al cancello e guardare oltre, scrutare la mia amichetta Stella che si trastulla a sua volta tra i fili verdi baciati dal sole. Quando ero più piccolo, mi arrampicavo dovunque, anche in casa, saltando dal divano al tavolo del salotto, ma la mamma non voleva che compissi simili acrobazie e mi rimproverava. Così, adesso che sono grande non lo faccio più. E lo raccomando anche a tutti voi: non fate arrabbiare le vostre mamme, anche se sono bonarie, affettuose, pazienti ed eccezionali come la mia.

Sì, perché io ritengo che Eleonora sia unica. Attenta ad ogni mia esigenza, sollecita, premurosa. E poi è bellissima. Non lo dico solo perché è la mia mamma. Anche Alan glielo ripete spesso. Lui la chiama “Ele” o “amore” e le sussurra:” Hai un’espressione negli occhi che non ho mai visto in nessun’altra donna. Sei straordinaria”.

Non ne sono sicuro del tutto (data la mia età), ma credo che l’insieme di queste parole possa degnamente confluire in quell’unico aggettivo superlativo: bellissima.

Io, ogni tanto, mi metto ad origliare, ad ascoltare di nascosto le loro conversazioni. Non lo faccio con cattiveria o malizia. Solo perché sono curioso, per natura.

Alan è molto innamorato della mia mamma. Lei lo ha conosciuto due anni fa nel posto in cui lavorava, che poi era la sua attività commerciale e tutta la sua vita fino ad allora. Parlo usando l’imperfetto perché le cose adesso sono mutate. Con l’irrompere di questo fantomatico morbo che si chiama Coronavirus, la mia mamma si è vista costretta ad interrompere il suo lavoro per poter rispettare le regole dettate dal governo a livello nazionale. Due mesi di inattività hanno reso non più vendibili sia i mazzi di fiori che le piante presenti nel suo negozio e, ora che sarebbe possibile riaprire, lei non se la sente di ricominciare daccapo e investire altro capitale per rimettere in piedi quello che era il suo forbito regno fatto di rose, margherite, gladioli, genziane, gigli, tulipani, viole e orchidee.

Devo dire però che a me questa sua decisione non dispiace. In tutto il tempo del lockdown abbiamo vissuto come in simbiosi, sempre insieme, lei la mia mamma, io il suo “bambino”.

Adesso, tornare a separarmi da lei, anche se per poche ore al giorno, mi renderebbe di nuovo triste.

Certo, alcune volte, mi portava anche con sé in negozio. Io cercavo di essere il più buono possibile

perché lei potesse lavorare senza distrazioni. Mi guardavo intorno e annusavo il profumo delle rose, la dedalea disposizione a strati dei loro petali vellutati, le ascoltavo parlare in silenzio con la luce del sole che si appoggiava doviziosa sopra di esse e faceva brillare di un verde ancora più vivo le loro giovani foglie. Oppure mi appisolavo e dormivo a lungo… acciambellato dentro la mia cesta di vimini con una vecchia maglia di lana come materasso. E tutti i clienti che entravano, vedendomi esclamavano:” Ma che bel micione! Come si chiama?”.

Qualcuno allungava una mano fin sopra la mia testa, mentre la mia mamma con un sorriso compiaciuto rispondeva: “Zeno. Il suo nome è Zeno”.

 

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9 persone hanno commentato questa notizia

    • Buongiorno Filippo. Diciamo che inizialmente era stata lasciata facoltà ai lettori di esprimere più preferenze in quanto poteva piacere più di un racconto. Qualcuno ne ha però approfittato per votare a ripetizione sempre lo stesso racconto. Ovviamente di ciò siamo spiacenti, ma noi possiamo solo offrire gli strumenti, poi sta alle persone come usarli. Cordiali saluti.

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