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Venezia
NON E’ CON IL SEMPLICISMO E L’INCOMPETENZA CHE SI RISOLVONO I SUOI PROBLEMI
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Sono dell’avviso che si possa e, anzi, si debba amare Venezia senza, per questo, rinunciare all’uso critico della ragione e alla sua evidenza.
Di qui la mia idiosincrasia, allorché mi avventuro nella lettura della marea di articoli e libri relativi a Venezia e ai suoi innumerevoli problemi,
nei confronti di alcuni loro autori i quali, in virtù di quale competenza o di quale strano e misterioso arcano non è dato sapere, danno spesso
l’impressione di avere in proposito tutte le soluzioni in tasca bell’e pronte.
Mentre apprezzo molto, per converso, tutti quegli articoli e libri in cui lo spessore critico, l’informazione e documentazione dei loro autori si intuiscano
sin dalle prime righe. E in cui inoltre, seppur implicita, vi sia sempre la consapevolezza che un’adeguata soluzione ai problemi di Venezia potrà esservi
soltanto a condizione che venga tenuto nel debito conto, dopo averli preliminarmente affrontati nel loro insieme e senza salti di analisi,
l’insieme rigoroso di interdipendenze storiche, naturali, economiche e politiche che ogni problema relativo a Venezia invariabilmente comporta.
E, con buona pace dei…soloni di cui sopra, ha sempre comportato.
Enzo Pedrocco
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E in circa 100 parole, il prolifico autore di mille articoli e (a quanto pare) di decine di ore di intervista, riesce a dire CI VUOLE BENALTRO (tutto attaccato).
Ma che originalità.
Ormai viviamo in un era in cui la competenza ha lasciato il passo alla visibilità ed alla sua ricerca.
Aspetto un articolo la cui sintesi sia ‘LA SUERCAZZOLA’.
Venezia non è un quiz a risposta multipla. È un organismo vivo.
Leggo con rispetto l’intervento di Enzo Pedrocco, che ci ricorda quanto sia necessario affrontare i problemi di Venezia con consapevolezza delle sue interdipendenze storiche, naturali, economiche e politiche. Nulla da eccepire sul metodo. Ma mi chiedo: chi decide chi è consapevole e chi no?
Perché se l’amore per Venezia deve passare per un esame di ammissione, allora rischiamo di trasformare la cittadinanza critica in un club esclusivo. E Venezia, mi permetta, non è un salotto per iniziati. È una città che vive anche nei gesti quotidiani di chi la abita, la difende, la racconta, magari con ironia, magari senza bibliografia, ma con una lucidità che non sempre si trova nei tomi accademici.
Non è con il semplicismo, certo. Ma nemmeno con il sacerdozio del sapere. Venezia ha bisogno di voci che sappiano coniugare rigore e accessibilità, profondità e provocazione. E se qualche “solone” si sente disturbato da chi osa pensare fuori dai parametri, forse è segno che il dibattito sta finalmente uscendo dalla sua comfort zone.
Con buona pace di chi ha tutte le soluzioni in tasca, io preferisco chi ha ancora domande in testa.