Venezia e turismo: doccia fredda sulla “ripartenza” con l’Italia che blocca gli arrivi extra-UE

ultimo aggiornamento: 03/07/2020 ore 17:10

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Venezia e turismo: doccia fredda sulla “ripartenza” con l’Italia che blocca gli arrivi extra-UE

Per una Venezia che vive di turismo, lo sblocco delle frontiere regionali e nazionali non è bastato. Le prenotazioni latitano, i ristoranti sono vuoti e molti negozi hanno riaperto “a metà”, avvalendosi della cassa integrazione e limitando l’orario lavorativo dei dipendenti.

Secondo uno studio del Ciset, il Centro internazionale di studi sull’economia del turismo, il 51% di chi ha visitato la città nel 2018 proveniva da paesi extra-UE: una quota che in quest’estate post-coronavirus è totalmente mancata.


Non solo: i turisti fuori dall’area Schengen si sono rivelati i più “spendaccioni” generando un introito annuale superiore ai 1,2 miliardi di euro: in testa i cinesi – ingolositi dalla minor tassazione sui prodotti di lusso – seguiti da giapponesi, indiani, russi.

Ma le categorie che confidavano nel primo luglio per l’apertura delle frontiere extra-Schengen hanno già avuto una prima delusione: Bruxelles ha inserito nella “lista verde” soltanto Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay – ai quali si aggiungerà la Cina se garantirà la reciprocità all’Europa.

Restano fuori gli Stati Uniti, il Brasile e la Russia, paesi con un tasso di contagi ancora fuori controllo.


Ma ecco l’altra doccia fredda: alla luce degli ultimi focolai importati dall’estero, l’Italia ha deciso di proteggersi con ulteriori misure.

Secondo l’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza, i cittadini extra-UE potranno recarsi nel nostro Paese solo per quattro motivi: comprovata ragione di studio, comprovate esigenze lavorative, motivi di salute, assoluta urgenza.

A ciò si aggiunge un’altra restrizione: per gli arrivi extra-Schengen sarà obbligatorio l’isolamento fiduciario di 14 giorni con annessa sorveglianza sanitaria.

Roma ha scelto la massima prudenza: ha evitato di “chiudere Schengen” ma al tempo stesso sta valutando dei controlli – da quelli al confine alle verifiche negli hotel – per assicurarsi che i cittadini extra-UE giunti da paesi terzi si sottopongano alla quarantena prevista.

“La situazione a livello globale resta molto complessa – ha commentato il ministro – dobbiamo evitare che vengano vanificati i sacrifici degli italiani negli ultimi mesi”.

Una decisione atta a salvaguardare la salute del Paese, ma che farà sicuramente discutere chi aspettava il primo luglio per salvare una stagione estiva già compromessa dal lockdown.

Niente americani, niente arabi, niente russi, ma a quanto pare mancheranno anche i cinesi, principali acquirenti di settori strategici come quello del lusso.

La posizione italiana sarà rivista e aggiornata ogni 14 giorni, ma c’è il rischio che un ammorbidimento di metà luglio-inizio agosto risulti tardivo per le prenotazioni, facendo mancare al settore turistico la linfa per mantenere il personale, pagare l’affitto e sopravvivere fino alla prossima primavera – sperando in un vaccino o, comunque, nel miglioramento delle condizioni globali.

Ciò che emerge è come Venezia non riesca più a sostenersi con il solo turismo “di prossimità” – e neppure con quello europeo.

Tante, infatti, le attività sorte negli ultimi anni che hanno legato l’economia cittadina alla cifra minima di 28 milioni di visitatori l’anno. Non uno di meno. Venendone a mancare il 51%, la crisi si farà sentire in modo più drammatico di quanto ci si sarebbe aspettati a inizio-pandemia, quando ci si aspettava che dopo il lockdown “tutto sarebbe tornato come prima”.

Anche al netto di una seconda ondata.

Nino Baldan

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