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Sul frontone della chiesa di San Francesco del Deserto, attigua al convento dei frati minori francescani, si può leggere una scritta che suppongo sia una sorta di motto degli ordini francescani in genere e un indubbio invito ai fedeli a una vita di meditazione e contemplazione quale mezzo per giungere a Dio: “O beata solitudo, o sola beatitudo”.
Nonostante la mia estraneità di laico a tutto ciò, l’atmosfera dell’isola nel suo complesso è tuttavia tale, per la sua bellezza e la sua intensa suggestività, da suscitarmi invariabilmente, ogniqualvolta vi pongo piede, emozioni e sentimenti che non avrei mai sospettato in me e che, seppur lungi da qualsivoglia attinenza con il divino, mi consentono a ogni modo di ritrovare in parte me stesso, molto più che in qualsiasi altro luogo io mi trovi nel corso della mia giornata.
Enzo Pedrocco
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Caro Enzo,
che belle parole hai usato per descrivere il tuo rapporto con l’Isola di San Francesco del Deserto e le sensazioni che suscita in te. Hai ragione a dire che certi luoghi ci offrono l’opportunità di riflettere, al di là della fede o del divino, su chi siamo e sul cammino che abbiamo percorso.
Mi fa piacere condividere con te questo pensiero: forse il vero significato di pace interiore non risiede tanto nel luogo stesso, ma nella capacità di ascoltare il silenzio e ritrovare noi stessi, riconoscendo le emozioni che emergono. Questo luogo magico sembra essere un aiuto prezioso in questo senso, una porta che ci invita a guardarci dentro e a considerare la realtà con maggiore profondità.
Con amicizia e gratitudine per il tuo contributo