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sabato 27 Novembre 2021

Veneto (e Lazio) stanno finendo i vaccini. AstraZeneca ne manda 1/4 rispetto a quanto annunciato

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Vaccinazioni verso il record, ma tutto il lavoro viene incrinato dall’allarme delle Regioni per la carenza di dosi. E’ la principale exit strategy per vincere la guerra contro il virus e sta andando a gonfie vele: la campagna vaccinale in Italia tocca un nuovo picco con oltre 282 mila dosi somministrate il 31 marzo, più vicino all’obiettivo di 300 mila fissato nel piano nazionale proprio per fine mese.
Ma l’entusiasmo viene frenato dall’ allarme di alcune Regioni molto popolose, Lazio e Veneto specificatamente, per il ritardo nella consegna delle dosi, in particolare di Astrazeneca, che rischia di rallentare il ritmo delle iniezioni.
Il commissario all’emergenza Francesco Figliuolo va in Sardegna – tra i territori con la peggiore performance vaccinale, specie tra gli over 80 – e rassicura: “Tra “oggi e domani arriveranno oltre 1,3 milioni di dosi di Astrazeneca”. Oltre a mezzo milione di Moderna oggi e un milione di Pfizer ieri.
Intanto la Regione più grande, la Lombardia con i suoi 10 milioni di abitanti, da domani sarà collegata con Poste Italiane per le prenotazioni e spera di rimediare ai disservizi durati settimane.

Sulla base dei dati disponibili dal governo si fa un quadro ottimistico, sottolineando che dall’insediamento di Mario Draghi le vaccinazioni sono aumentate del 269% (grazie anche all’afflusso più massiccio di dosi).
Viene confermato l’obiettivo di vaccinare 500 mila persone al giorno entro fine aprile (nel piano si indicava la settimana 14-22), con priorità ai più anziani e fragili.
Il problema potrebbe però essere l’insufficienza di dosi: con gli 8 milioni complessivi annunciati da Figliuolo per il mese appena iniziato si potrebbero vaccinare una media di appena 266 mila persone al giorno, secondo i calcoli.
Colpa dei continui tagli e ritardi delle aziende, che da contratto avrebbero dovuto consegnare oltre 28 milioni di dosi nel primo trimestre e ne hanno mandate la metà; in realtà colpa di AstraZeneca che ne ha inviate un quarto, rispetto alle stime di dicembre 2020, mentre Pfizer e Moderna hanno alla fine onorato gli impegni.
All’appello mancano anche 2 milioni di Curevac, non ancora approvato. Ecco così l’allarme specie dalle Regioni che stavano andando più veloci, come il Veneto e il Lazio.

“Le fiale attese lunedì scorso arriveranno forse sabato”, fanno sapere dall’amministrazione di Nicola Zingaretti, paventando un congelamento delle prenotazioni. Si procede per ora con il lotto di AstraZeneca dissequestrato dopo il caso dei decessi sospetti.
La giunta di Luca Zaia invece rende noto di andare avanti con le dosi di Pfizer rimaste, in attesa di Moderna e AstraZeneca.
Nel caso del Lazio, peraltro, secondo dati del ministero della Salute riportati da Sky Tg24, risultano ancora in frigo 63 mila dosi del vaccino anglo-olandese, somministrato in media a 6 mila persone al giorno negli ultimi giorni. Forse un mancato aggiornamento. Discrepanze nei numeri che ancora disorientano. Zingaretti guarda avanti e annuncia che dal 20 aprile il nuovo monodose Johnson&Johnson sarà somministrato nelle farmacie ai 55-60enni.

Dall’azienda statunitense – protagonista di un incidente in uno stabilimento negli Usa con milioni di dosi perse – ci si aspetta una svolta nella campagna di massa. “La vaccinazione sta correndo – dice il ministro della Salute Roberto Speranza – e dovunque riusciamo a vaccinare vediamo che c’è un crollo del tasso di contagi”. Dove finora si è vaccinato di meno, come in Sardegna (circa il 9% degli over 80 con richiamo), Figliuolo promette l’apporto di una task force di 10 medici e 5 infermieri militari, più consistente dei 3-4 membri come quelle inviate in Calabria e in Basilicata. Obiettivo 17 mila somministrazioni al giorno nell’isola. Ben altri numeri, 10 volte tanto, si attendono in Lombardia, in cui dal 9 aprile le categorie estremamente vulnerabili, i disabili e chi li assiste potranno prenotarsi sul portale di Poste.

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