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TOTO’ AI TEMPI DEL COVID di Adriana Accarino

Oibò, dunque, veniamo a noi. Diamo un’occhiata in giro, vediamo un po’ cosa c’è di nuovo, scrutiamo cosa accade in questo pazzo mondo. Dunque, mi dica, la parola a lei Signora Terra. Ma chi c’è qua? Chi è là? Ma cosa mi dice mai. Possibile? Toh ! Guarda un po’, un Virus ! E già, […]

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Oibò, dunque, veniamo a noi.
Diamo un’occhiata in giro, vediamo un po’ cosa c’è di nuovo, scrutiamo cosa accade in questo pazzo mondo.
Dunque, mi dica, la parola a lei Signora Terra.
Ma chi c’è qua? Chi è là? Ma cosa mi dice mai. Possibile?
Toh ! Guarda un po’, un Virus !
E già, zitto zitto è arrivato, COVID l’hanno chiamato, ha una bella corona, fosse per caso un galantuomo?
Conte, Marchese, Duca, Principe o Re, è vero appartnim a mort, non c’è titolo che tenga, ma il signor Covid mo’ adda’ aspttà !
Quisquille, bazzecole e pinzellaccheri… e no, in questo caso proprio no !
Veniamo con questa nostra a dirvi che il Covid è una cosa seria assai.
…Noio volevam, volevon savuar… per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?

Ma mi faccia il piacere !
Dove volete andare ? Ma non l’avete capito ancora ?
“A casa ! Mo’ a casa dovete restare”, avrebbe detto il mitico ed irriverente Totò.
Lui, il Principe della Risata e del Sorriso, sempre attuale anche in tempi di COVID 19, avrebbe sicuramente trovato il lato umoristico di questa tragica situazione.
Avrebbe pensato: oddio, desto o son sogno?
Quello di non uscire di casa è stato uno dei divieti imposti, insieme a tante altre regole nuove, da rispettare in questi ultimi mesi.
Un divieto che ci ha costretti a stare con noi stessi, permettendoci di capire i nostri limiti e facendoci scoprire e perfezionare le nostre capacità.
Un punto a favore del Covid, però, lo dobbiamo concedere, per sua colpa o per fortuna, abbiamo dovuto inventarci un linguaggio nuovo, o meglio ancora abbiamo dovuto riscoprirlo.

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Avevamo perso la capacità di parlare e soprattutto di ascoltare, ora invece, abbiamo avuto tanto tempo per riassaporare questo piacere, soprattutto di farlo con i nostri figli, guardandoli negli occhi e tentare di capire le loro sofferenze e difficoltà.
Totò avrebbe detto che questo era il momento di ripartire dall’Umanità, di avvicinarci ai più poveri e bisognosi con gesti piccoli, gentili e indiscreti, proprio come faceva lui, che quando tornava a Napoli metteva 1000 lire sotto lo zerbino dei più poveri.
Questi, ed altri, sono i gesti che fanno grande l’Umanità delle persone.
E noi cominciamo proprio da lì, dalla nostra piccola famiglia, dal nostro focolaio, dai nostri bimbi che spesso dimentichiamo e lasciamo soli in un angolo con le loro incertezze e paure pensando che sappiano cavarsela da soli.
E invece no ! Sono piccoli, ancora.
Oggi viviamo in un mondo globalizzato incentrato sulla velocità di scambio, sullo sviluppo di macchine intelligenti e freddi robot, un mondo che ci vuole uguali, ma che inevitabilmente aumenterà le diversità sociali e il degrado ambientale.
E’ un mondo che corre verso il Futuro, ma ci stiamo dimenticando che i bambini hanno bisogno anche di altro.
Di un adulto che li ascolti e sappia stargli vicino, che gli indichi la strada e che sia per lui una lucina nella notte più buia, che gli doni la serenità che merita.
Stando a casa si è riscoperta quella parte di Umanità e di dolcezza dimenticata, accantonata per fare posto al superfluo, all’inutile, alla rabbia e al rancore.

Troppo volte presi dai nostri impegni non ci accorgiamo di quanto soffrono e il loro grido di aiuto è spesso silenzioso.
Ma se guardassimo attentamente ci accorgeremmo della loro sofferenza e udiremmo il loro dolore.
Ogni periodo della nostra vita arriva per insegnarci qualcosa.
Il Covid ci ha insegnato che possiamo respirare aria pulita, che i mari possono essere blu, che le persone possono aiutarsi e sentirsi vicine anche da lontano.
Ci ha insegnato che se non vogliamo più discutere per far sentire le nostre ragioni, dobbiamo allontanare ed evitare le persone difficili e se riusciamo a lasciare andare chi non vuole camminare con noi, abbiamo capito che niente è più importante della nostra tranquillità e pace mentale.
Niente è più importante che vivere in pace.
Un proverbio buddhista recita: “Alla fine solo tre cose contano: quanto hai amato, come gentilmente hai vissuto e con quanta grazia hai lasciato andare cose non destinate a te”.
Se il Covid, da un lato, ci ha fatto arrabbiare per i divieti subiti, dall’altro, ci ha incoraggiato a fare cose mai fatte, ad amare in modo diverso, ad avvicinarci a ciò che conta veramente di più: i nostri figli.




Ci ha consumato e nutriti, feriti e aiutati, e resta, senza dubbio alcuno, una parte della nostra esistenza.
Se abbiamo imparato anche una sola di queste cose dobbiamo essergli grati.
L’Umanità, l’Amore e l’Accoglienza prima di tutto.
“E’ in questo tempo vuoto, fermo, che riconoscerai chi è che ti fa il tempo pieno, è in questo non potere che comincerai finalmente a desiderare”.
Le emozioni più belle le viviamo con Noi, in NOI.
p.s. Totò avrebbe detto: mò non posso morire, ho un appuntamento.

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