Spopolamento di Venezia, minimo storico di residenti: Sindaco e Giunta battano un colpo!

ultimo aggiornamento: 10/08/2016 ore 11:51

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Spopolamento di Venezia, minimo storico di residenti: Sindaco e Giunta battano un colpo!

L’esodo dei residenti dalla città d’acqua, oltre a creare un autentico problema di continuità culturale, costituisce un allarme crescente per la tenuta dei servizi pubblici e privati (scuole, assistenza, trasporti, commercio, ecc) e per la capacità di mantenere e rinnovare il tessuto economico, ovvero per tutti quegli aspetti del vivere quotidiano che segnano il confine per Venezia tra l’essere una città completa o una periferia turistica. È sempre più chiaro, infatti, che l’organizzazione e la distribuzione della residenza è un tema che non riguarda solo la casa in cui si vive, ma tutto il complesso di servizi e di relazioni che strutturano e supportano la vita degli individui, delle famiglie e di tutta la comunità.

IL CONTESTO E I TEMI DELLA RESIDENZIALITÀ
La città insulare deve ritornare ad essere una realtà completa, di residenti e servizi, pienamente viva e attiva nel sistema multipolare metropolitano, e non solo una scenografica appendice turistica del Comune.
Venezia città d’acqua è drammaticamente giunta al suo minimo storico di abitanti, come si legge nei giornali e come abbiamo ricordato anche più volte in consiglio comunale.
Venezia perde soprattutto cittadini in età fertile per cui il rischio di futura bassa natalità è inevitabile. Giovani che se ne vanno sia per l’assenza di una gamma completa di offerta lavorativa, sia per la difficoltà di trovare una casa, comunale o privata. Una situazione dovuta allo stravolgimento economico determinato da una monocultura turistica sempre più invasiva e desertificante.


Per arrestare questa emorragia e tornare ad attrarre residenti vanno affrontati in modo coordinato e soprattutto urgente alcuni temi centrali:

– il lavoro
– trasporti e accessibilità di persone e merci
– i servizi
– gli studenti e gli abitanti temporanei
– il turismo
– gli strumenti urbanistici
– la casa
– conoscenza della città e dei suoi cittadini
– pianificare uno sviluppo secondo progetti di lungo respiro

Il lavoro
Senza nuove e diversificate opportunità di lavoro, la struttura della domanda abitativa sarà squilibrata. Il territorio lagunare al cui centro c’è Venezia oltre a dover essere fisicamente tutelato va gestito in modo da tornare ad essere una risorsa per nuove attività e nuove occasioni di lavoro per i veneziani e per chiunque voglia stabilire qui la propria residenza. In questo senso vanno difese e promosse le attività lavorative tese a produrre in laguna beni e servizi soprattutto se destinati ad una utenza residente. La complessa e costosa specificità morfologica della città storica che obbliga a rotture di carico nei trasporti, deve essere superata con una attenta politica che defiscalizzi e incentivi le attività, non turistiche, che aprono a Venezia.


Trasporti e accessibilità
C’è bisogno di ripensare i trasporti, di persone e merci, e l’accessibilità ai posti di lavoro e ai servizi a partire dalle concrete esigenze quotidiane di chi abita nella città storica e nelle isole. Nell’organizzazione di trasporti e accessibilità è quindi necessario un ridisegno delle priorità che mettano al vertice l’obiettivo d’agevolare il vivere quotidiano per chi sceglie di risiedere nella città d’acqua.

I servizi
La specificità morfologica della città d’acqua accentua la necessità, per mantenere una buona qualità della vita, di offrire a chi risiede tutti i servizi del vivere quotidiano (istruzione, sanità, sport, attività ricreative) a distanza ravvicinata. È evidente come qualità e quantità dei servizi ai residenti dipendano moltissimo dalla gestione del patrimonio immobiliare privato e pubblico: affitti che sono sostenibili per le ricche attività legate al turismo diventano proibitivi per gli artigiani, per i servizi di vicinato, per il commercio locale, e impediscono la nascita di servizi privati complementari per la salute, per l’assistenza, per l’infanzia lo sport, l’associazionismo. Si rende quindi necessario un pensiero strategico sui servizi che fanno da sostegno alla residenza ed in particolare va ripensata tutta la rete È quindi necessario progettare politiche fiscali e tariffarie premianti per chi dà in affitto case e locali commerciali a chi vi risiede o crea attività a servizio dei residenti. In questo senso bisogna subito attivare tavoli di concertazione con le associazioni dei proprietari di immobili e con gli enti che gestiscono l’ampio patrimonio immobiliare in città, al fine di costruire un processo partecipato che responsabilizzi tutti i soggetti che hanno una funzione pubblica in città.

Gli studenti e gli abitanti temporanei
La città insulare con le sue università, centri di ricerca e istituzioni culturali quali la Biennale ad esempio, attrae una popolazione temporanea di docenti, studenti, ricercatori e studiosi numerosa e qualificata che in molti casi trasferisce qui il proprio domicilio per il periodo di impegno in città. Persone che potrebbero poi scegliere di rimanere a Venezia se ci fossero occasioni di lavoro anche in ambito non turistico nonché soluzioni residenziali appetibili. A questa potenziale popolazione la città deve prestare la massima attenzione perché rappresenta la più concreta opportunità di recuperare energie vitali per superare il declino demografico.

Il turismo
L’approfondimento delle questioni relative alla residenzialità non può prescindere dalla crescente marginalizzazione della domanda di beni e servizi espressa dai residenti più o meno permanenti rispetto a quella espressa dai turisti, meno sensibile ai prezzi e che quindi offre marginalità di guadagno indubbiamente più alte. L’offerta di beni e servizi tende, infatti, a spostarsi verso i turisti lasciando in parte insoddisfatta la domanda espressa dai residenti. È evidente che per riequilibrare questa situazione ci vogliono politiche concrete di intervento non potendo lasciare che sia il libero mercato ad essere l’unica misura di sviluppo.

La casa
Sul punto all’ultimo consiglio comunale avevamo presentato un emendamento dal titolo “Il futuro della città d’acqua va costruito innanzitutto attraverso politiche per la residenzialità”. Ovviamente e superficialmente bocciato dalla maggioranza che nel documento di programmazione non prevede nulla per la tutela e la promozione del tessuto socio-economico della città d’acqua.

La nostra proposta prevedeva di:

– agevolare e velocizzare l’accesso dei residenti alle case popolari, oggi ancora vuote appartenenti al patrimonio Comunale e di altri enti quali l’Ater;

– avviare un piano di ristrutturazione e di restauro del patrimonio abitativo del comune di Venezia anche con l’emissione di bandi che prevedano lo strumento dell’autorecupero;

– individuare una serie di incentivi fiscali premianti per i privati che scelgono di affittare, o vendere, a residenti o a chi decide di stabilirsi permanentemente nella città storica;

– sviluppare i progetti di social housing;

– definire procedure più semplici e veloci per i progetti di restauro delle abitazioni a destinazione residenziale, va invece mantenuta ferma la contrarietà ai cambi di destinazione d’uso finalizzati alla creazione di strutture alberghiere o turistiche;

Tutte queste azioni però non saranno sufficienti se non si realizza un piano di lungo respiro che progetti la rinascita di una Venezia che oltre al suo ruolo di meta turistica sia anche una città di lavoratori, di professioni, della produzione e del commercio di qualità. Una città all’avanguardia che diventi un laboratorio culturale ed artistico coeso con il tessuto sociale. In poche parole una città completa.

L’allarme sulla desertificazione sociale della città d’acqua ora è stato sollevato anche dall’Unesco. Ma ciò non ha determinato alcuna azione da parte del Sindaco Luigi Brunaro, il quale pochi mesi or sono aveva tristemente dichiarato che “Il futuro del Comune non è Venezia, è Mestre dove c’è la gente che vive”. Parole che hanno scatenato una vera e propria reazione cittadini sfociata in una manifestazione di centinaia di striscioni che in varie lingue hanno denunciato all’opinione pubblica mondiale il disinteresse dell’amministrazione Brugnaro verso il futuro della popolazione della città d’acqua e delle isole.

Le parole del Sindaco, che evidentemente non ha nelle sue corde la sensibilità per capire i più autentici problemi veneziani, e la conseguente bocciatura delle nostre proposte mostrano la vacuità delle promesse da lui fatte in campagna elettorale, quando al tempo per convenienza proclamava che “Tutta la città storica di Venezia ha bisogno di un grande progetto strategico per attrarre imprese e lavoro, condizione necessaria e urgente per riportare almeno 30 mila nuovi residenti.” Questo tradimento, in merito alla residenzialità e al ripopolamento di Venezia, si è materializzato già lo scorso novembre quando su questo tema cruciale non è stata dedicata una sola riga delle linee programmatiche di mandato 2015-2020.

Anche in quella occasione l’opposizione aveva provato ad impegnare il sindaco con una mozione volta ad “attivare una politica dell’abitare con azioni a breve, medio e lungo termine tra loro coordinate anche prevedendo l’istituzione di una consulta permanente”; la proposta era però stata bocciata da tutta la maggioranza.

L’operato del Sindaco, della sua Giunta e dei consiglieri di maggioranza sarà valutato tra 4 anni quando si tornerà a votare, ma a quell’epoca il destino della città storica potrebbe essere già segnato.
Venezia è affetta da un trend negativo di spopolamento che date le premesse non potrà che peggiorare. È innegabile, infatti, l’esodo dei residenti di Venezia città storica ed estuario, che sono passati dai 157.173 abitanti nel 1971 ai 83.622 nel 2013 agli attuali 54.000.

Come amministratori ma soprattutto come veneziani abbiamo però il dovere di non arrenderci ma al contrario di batterci per garantire un futuro possibile per i residenti, i mestieri veneziani e i giovani che vogliono studiare e vivere nella città d’acqua. Venezia, per sopravvivere, deve restare una città completa di residenti e servizi con scuole, ospedali e strutture sportive e ricreative al passo con la nostra epoca.
Personalmente ho già presentato una mozione qualche mese fa volta al contrasto dell’esodo e al ripopolamento della città d’acqua, all’incremento e al sostegno dei mestieri veneziani, nonché alla tenuta dei servizi (ad ora non ancora discussa).

Il Sindaco e la sua maggioranza devono capire che Venezia non è solo il brand da usare quando fa comodo o la quinta scenografica dove tagliar nastri quando arrivano presidenti e personaggi di fama, Venezia è, e deve rimanere, una città completa dove la gente vive, lavora e vuol dare un futuro ai propri figli!

Monica Sambo

10/08/2016

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3 persone hanno commentato questa notizia

  1. Credo che me andrò presto, la città ormai non offre più niente se non un pollo turistico sempre di più basso livello.. triste cosa e pensare che ci sono nato e già solo vent’anni fà era un altra cosa.

    Cordiali a tutti
    Gino Blanc

  2. Tutto giusto,tutto bello,tutto fantastico,siamo alla fiera delle belle intenzioni?Mi chiedo dove era ľautrice delľarticolo gli anni scorsi?In che Giunta era?Non è che Venezia si sia spopolata solo durante la giunta Brugnaro.E io non sono Leghista.Wsm

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