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Speedline: è stato anche un Natale di lotta e di speranza. Di Andreina Corso

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Speedline, Natale di lotta e di speranza: i dipendenti della fabbrica di Santa Maria di Sala hanno tenuto il presidio giorno e notte, con freddo e pioggia, davanti allo stabilimento.
L’azienda produce 21 milioni di ruote l’anno per l’industria automobilistica e i marchi propri Ronal, Speediline Corse e Speediline Truck.

La storia.
C’è presepe e presepe, c’è vigilia e vigilia, di Natale. E c’è la pandemia. Nelle stesse ore in cui le famiglie hanno festeggiato la nascita di Gesù bambino nelle loro case, si sono scambiate i regali dopo il cenone e il brindisi augurale, i lavoratori della fabbrica Speedline che produce ruote in lega leggera e fa parte della multinazionale svizzera Rolan, a Santa Maria di Sala, erano tutti dove volevano essere, spinti dal coraggio e dalla forza del cuore. Lì, in presidio davanti allo stabilimento, a difendere il proprio posto di lavoro, a mostrare con i loro corpi la resistenza alla paura, a dire agli altri cittadini che oltre seicento lavoratori, presto, potrebbero diventare vittime della chiusura della fabbrica Rolan, lasciando nello smarrimento e nella disperazione i dipendenti e le loro famiglie.

“È facile comportarsi bene durante una crescita economica, ma è in periodo di crisi che le compagnie rivelano quale sia il loro impegno concreto nei confronti dei lavoratori”. (Pensiero di Valter Sanches, segretario generale di IndustriALL Global Union, uno dei cinque sindacati globali con sede a Ginevra).
Stanno insieme, si parlano, si raccontano i trascorsi Natali, e si confortano, quando vedono arrivare un piccolo grande popolo di persone che hanno scelto di stare accanto a loro, di non ignorare i loro problemi, di preoccuparsi dei loro destini.
Ed è giunto il Natale a bruciare ancor di più le ferite. E insieme a lui, a portare calore, si esprime una solidarietà viva e partecipata nei confronti di chi vive da mesi con l’angoscia di perdere il posto di lavoro e le insidie della pandemia.
Rappresentanze istituzionali, sindacali, comuni cittadini, lavoratori di aziende del territorio, hanno voluto esserci, testimoniare e sostenere le ragioni di questa lotta impari, dai profili drammatici, che attende, retta dalla speranza che sa infondere il Natale, una soluzione dignitosa e umanamente accettabile.

La Rolan vuole trasferire l’Azienda in Polonia o in Germania, gli operai insistono: la fabbrica deve essere salvata. Caffè caldo e panettoni da affettare, a consolare gli uomini e le donne che nei presidi resisteranno per tutto il periodo festivo. L’umiliazione subita è grande e intollerabile. Una proprietà straniera decide di chiudere un’azienda per delocalizzarla, disconoscendo il valore di chi quella fabbrica l’ha fatta crescere e ha prodotto alla proprietà prosperità e guadagni e bruciando con questa intenzione il futuro di centinaia di famiglie.

La Notte Santa ha ricevuto in dono due presepi, opere dell’artigiano Lorenzo Pegoraro, che ha voluto offrire ai lavoratori un segno di fede e di speranza nell’incontro che la proprietà Ronal avrà con il Ministero per lo Sviluppo economico. L’artista, ha voluto portare le sue opere nell’ambiente più congeniale al suo pensiero e alla sua esperienza di vita: accanto a chi soffre.

Una bella congiunzione, un respiro spirituale l’incontro fra fede e diritti in una notte fredda di Natale per una vocazione autentica di ricevere giustizia e rispetto per questa pacifica e pur sofferta rivoluzione . Quando il presepe umano si rappresenta in un presidio di uomini e donne in attesa di essere visti, mai lo spettro della Polonia pare tanto vicino. Tanti presidi ancora sosterranno una giusta causa, sperando che le istituzioni, i ministeri, e fin l’Europa, convincano le multinazionali a contenere le grandi imprese economiche la cui proprietà e direzione si trovano in un paese, mentre gli impianti di produzione e le strutture di distribuzione sono dislocati in paesi diversi, e le cui decisioni hanno quindi peso politico, oltre che economico, anche fuori del paese d’origine.

Un peso politico ed economico che non può affossare chi produce il lavoro, che non può ignorare l’uomo insieme al lavoratore. Santa Maria di Sala sta lottando per una giusta rivendicazione ed è già un simbolo di quel che domani, ancora, potrà succedere.

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Andreina Corso
Cittadina 'storica' di Venezia, si occupa della città e della sua cronaca. Cura gli approfondimenti, è giornalista, insegnante, autrice letteraria, poetessa.

3 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Brava Andreina. Sempre dalla parte di chi soffre come una condanna la rischiosa perdita del proprio lavoro. Le Multinazionali e il Governo italiano dovrebbero trovare un accordo serio perché non ci rimettano sempre gli operai e gli impiegati, insomma i dipendenti… e allora sarebbe ora di di fare le proprie scelte localizzatore senza creare nuove povertà. Come Fare? Forse: A ogni delocalizzazione una nuova nazionalizzazione. La Cassa di Depositi e Prestiti, riflettendoci bene, potrebbe salvare la situazione! BRAVA Andreina.

  2. Speriamo che si ravvedano, poverini…. Già la situazione è drammatica per via di questo maledetto Covid, un abbraccio a tutti i 600 dipendenti e speriamo bene, grande intervento Andreina, come sempre

    • Troppe delocalizzazione! Ormai è un abitudine economica!
      Grazie Andreina! Sei sempre in sella a mettere in evidenza ingiustizie!

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