Sea Watch, per ordine del pm sbarcano i 47 migranti: minacciavano di buttarsi in acqua

La portavoce della nave Sea Watch prende in giro Salvini: "Ancora una volta si è dimostrato che i porti dell'Italia non sono chiusi". Ministro dell'Interno infuriato.

ultimo aggiornamento: 20/05/2019 ore 10:55

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Sea Watch, per ordine del pm sbarcano i 47 migranti: minacciavano di buttarsi in acqua

Sea Watch è il nome della nave che era ferma da due giorni al largo di Lampedusa con 47 migranti a bordo.
Improvvisamente, per ordine della procura, domenica pomeriggio la nave viene posta sotto sequestro e questo crea i presupposti per lo sbarco dei migranti.

Lo sbarco degli immigrati fa andare su tutte le furie Matteo Salvini per la presunta prevaricazione dopo aver passato tutto il giorno a ripetere che non ci sarebbe stato nessun sbarco ad eccezione di malati e bambini.

Salvini ribadisce la sua contrarietà subito dopo il sequestro: “Sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina chiunque fa sbarcare gli immigrati irregolari su una nave fuorilegge. Questo vale anche per organi dello Stato: se questo procuratore autorizza lo sbarco, io vado fino in fondo”.

Il pm “sotto accusa” è il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio: il blocco dell’imbarcazione, infatti, è finalizzato a fare i necessari accertamenti e a verificare se la condotta del comandante della nave abbia violato la legge. Ma porta con sé anche lo sbarco dei migranti che “messi in salvo saranno affidati a personale della Questura di Agrigento per la
identificazione e per i necessari atti di polizia giudiziaria” ha dichiarato Patronaggio.

La Sea Watch si svuota quindi in tarda serata e fa sbarcare a Lampedusa i 47 migranti, letteralmente suscitando l’ira di Salvini: «La difesa dei confini deve essere una decisione della politica, espressione della volontà popolare, o di magistrati e Ong straniere? ».

La Sea Watch, ma più in generale l’arrivo di navi Ong umanitarie sono il nuovo terreno di scontro tra magistrati e Viminale.
Il pm salito alla ribalta della cronaca, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, inoltre, è il medesimo che ad agosto dello scorso anno salì sulla nave della Guardia costiera “Diciotti” per condurre un’inchiesta da cui poi scaturì la richiesta di autorizzazione a procedere per Salvini da parte del Tribunale dei ministri di Catania poi respinta dal Senato.

Salvini non si placa e la sua ira colpisce anche l’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu che in una lettera al ministro degli Esteri aveva criticato le sue direttive anti-migranti ed aveva inoltre chiesto di non approvare il decreto sicurezza bis.
“Un organismo internazionale che costa miliardi di euro ai contribuenti, che ha come membri Corea del Nord e Turchia, regimi totalitari, e viene a fare la morale sui diritti umani all’Italia, a Salvini, per il decreto sicurezza. Fa ridere, è’ da ‘Scherzi a parte'” la risposta.

A sbloccare la situazione della Sea Watch è stata l’ultima comunicazione del comandante Arturo Centore, che a Guardia Costiera e Gdf ha fatto sapere che se entro le 21 non avesse ottenuto l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe tolto l’ancora e sarebbe entrato in porto di sua iniziativa.

“I naufraghi – ha spiegato la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi – hanno chiesto di indossare i giubbetti salvagente e hanno detto di volersi buttare in acqua per disperazione”.
A quel punto si è preferito intervenire e i finanzieri sono saliti a bordo della nave, per un’attività di polizia giudiziaria d’iniziativa finalizzata al sequestro.

“La nave è a disposizione degli inquirenti che hanno disposto un sequestro probatorio per verificare se c’è un reato da contestare” conferma Linardi, che poi ironizza sui ‘no’ di Salvini: “Ancora una volta si è dimostrato che i porti dell’Italia non sono chiusi”.

La conclusione della vicenda, ovviamente, al Viminale non è piaciuta affatto tanto che, è la convinzione, l’intervento della Gdf sarebbe stato fatto d’intesa con i pm proprio per “tenere fuori” il ministero e aggirare il divieto di sbarco di Salvini.

“C’è stata un’accelerazione d’intesa tra tutti che ha di fatto spogliato il Viminale delle sue competenze” dicono gli uomini del ministro. E a chi gli chiede se in quest’intesa un ruolo l’abbiano avuto il premier Conte e il leader M5s Di Maio, rispondono così: “quello che si nota è lo straordinario silenzio di entrambi, che erano stati invece così prodighi di dichiarazioni in questi giorni”.

Così, quando il sequestro della nave diventa ufficiale, dal Viminale partono due bordate, dopo che già in mattinata Salvini – riferendosi all’inchiesta di Catania in cui è indagato proprio per un precedente sbarco della Sea Watch – aveva preso di mira i magistrati.

La prima frecciata è proprio per i pm: “la Sea Watch è una nave fuorilegge e il ministro Salvini si aspetta provvedimenti nei confronti del comandante della nave, la magistratura faccia come crede ma il Viminale continua e continuerà a negare lo sbarco”, dicono dal ministero.

L’altra è tutta per gli alleati di governo. La vicenda della Sea Watch, fa dire Salvini ai suoi, “conferma l’urgenza di approvare il decreto sicurezza bis già nel Cdm di domani, per rafforzare gli strumenti del governo per combattere i trafficanti di uomini e chi fa affari con loro”. Lui è ancora più diretto: “spero che nessuno voglia perdere altro tempo”.

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