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Prezzi alimentari, dal 2019 impennata del 30%: burro, olio e cacao oltre il +50%.
L’inflazione alimentare torna a mordere i bilanci delle famiglie italiane. Dopo una breve fase di stabilità, ad agosto i prezzi dei beni alimentari hanno registrato un nuovo scatto in avanti: +0,4% su base mensile, +1,4% da inizio anno e +4% rispetto allo stesso mese del 2024. È quanto emerge dall’ultima Nota sull’andamento dell’economia italiana diffusa dall’Istat.
Se il dato congiunturale può sembrare contenuto, lo sguardo di lungo periodo racconta un’altra storia. Dal 2019 al luglio 2025 i prezzi al consumo di cibi e bevande non alcoliche sono aumentati in media del 30,1%. Una crescita che si è concentrata soprattutto tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2023, quando i listini hanno conosciuto una vera e propria impennata.
Il confronto con l’Europa non consola del tutto. In media, nei Paesi UE l’incremento dei prezzi alimentari è stato del 39,2%, con picchi del 40,3% in Germania e del 38,2% in Spagna. La Francia, invece, ha limitato i danni, fermandosi a un +27,5%. L’Italia, dunque, si colloca sotto la media europea, ma ciò non allevia le difficoltà quotidiane delle famiglie.
Alcuni prodotti hanno subito rincari definiti “astronomici” dal Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), che ha rielaborato i dati Istat. Il burro guida la classifica con un +60% rispetto al 2019, seguito dall’olio d’oliva (+53,2%), dal riso (+52%) e dal cacao in polvere (+51,4%). Non va meglio per il caffè (+47,6%), l’olio di semi (+43,6%) e le patate (+40,5%). Zucchero (+37,5%), verdura fresca (+36,7%), uova (+34,3%), pollame, frutta e persino l’acqua minerale hanno visto aumenti superiori al 30%.
Secondo il Crc, le cause di questi rincari vanno cercate soprattutto in due fattori: i cambiamenti climatici e le tensioni geopolitiche. Ondate di calore e nubifragi hanno ridotto la produzione di molte colture strategiche, dal cacao al caffè. Allo stesso tempo, guerre e crisi delle materie prime hanno reso più costoso il loro approvvigionamento, incidendo a cascata sui prezzi al dettaglio.
Non sono aumentati solo gli alimentari. Ad agosto i servizi hanno registrato un +0,5% su base mensile e un +2,7% rispetto ad agosto 2024. A trainare il rialzo sono soprattutto i trasporti (+2,1%) e, in misura minore, i servizi ricreativi (+0,3%). In controtendenza le comunicazioni, che segnano un calo dello 0,2%.
“Il carrello della spesa delle famiglie è sempre più vuoto ma, paradossalmente, sempre più costoso”, denuncia Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del Crc. Secondo l’esperto, la nuova ondata di aumenti – +4,2% annuo per alimentari e bevande, con punte del +5,6% per i prodotti freschi non lavorati – rischia di erodere ulteriormente il potere d’acquisto degli italiani. Da qui la richiesta al governo di replicare il “trimestre anti-inflazione” del 2023, coinvolgendo grande distribuzione, commercianti e produttori per bloccare almeno temporaneamente i prezzi di un paniere di beni essenziali.
In attesa di misure concrete, l’unica certezza è che la spesa quotidiana continua a pesare sempre di più sui portafogli delle famiglie.
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