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M5S scopre nuove sostanze cancerogene nell'acqua che beviamo

Si continua a parlare di Pfas, sostanze chimiche (perflouoro-alchiliche) scoperte nell’acqua di falde acquifere di alcune zone del Veneto. Mentre le iniziative si moltiplicano per sottoporre la questione in maniera più decisa ai soggetti responsabili, arriva oggi la ripresa della Consigliera della Regione Veneto Cristina Guarda (lista AMP) in merito alla decisione della Giunta Regionale di sottoporre a Plasmaferesi (dialisi, in pratica, ndr) i soggetti che presentano disturbi derivati dagli agenti chimici cosiddetti Pfas.

La Consigliera fa riferimento alla risposta del Ministro Lorenzin che ha ribadito a chiare lettere che tale pratica medica non è consigliabile in questo caso. Di più: non si sarebbe dovuto procedere senza adeguata sperimentazione

L’ “intossicazione” da Pfas interessa una vasta zona tra Vicentino, Veronese e Padovano, che potrebbe interessare 21 Comuni e circa 85 mila persone potenzialmente coinvolte.

“Da parte della Ministra della Salute, nel corso del question time alla Camera, è arrivato un chiarimento ed un forte ammonimento al Veneto in merito all’utilizzo della plasmaferesi terapeutica che la Giunta Zaia vuole adottare per affrontare l’emergenza sanitaria dei Pfas. Dal suo intervento emergono tutti i pesanti dubbi ai quali la Giunta non ha voluto dare risposta in questi ultimi mesi, malgrado le mie ripetute sollecitazioni”.

“Beatrice Lorenzin ha soprattutto fatto presente che non risultano evidenze scientifiche né specifiche raccomandazioni in ordine alla possibilità di rimuovere gli PFAS o gli PFOA attraverso l’uso della plasmaferesi: anzi, le più recenti linee guida in materia non includono detti contaminanti tra gli agenti inquinanti che possono essere rimossi con tale tecnica. E sempre secondo la Ministra la regione Veneto, prima di sottoporre le persone a tale trattamento, avrebbe dovuto procedere ad una preventiva sperimentazione, in particolare nei confronti dei bambini e degli adolescenti, maggiormente esposti a possibili conseguenze dannose per la salute”.

“Sebbene sia lodevole cercare soluzioni al problema Pfas nel sangue, ritengo sia doveroso farlo nel rispetto della scienza e a garanzia della salute specialmente dei minori. Non è di certo responsabile proporre un trattamento senza aver verificato se è utile, quali effetti produce e se davvero valga la pena di investire milioni di euro senza dati chiari è precisi. Queste informazioni si possono ottenere solo attraverso una sperimentazione, perché non possiamo permetterci di sottoporre ad un trattamento invasivo cittadini e minorenni senza aver alcuna certezza”.

Queste le conclusioni della consigliera regionale Cristina Guarda (AMP) dopo aver appreso i contenuti della risposta della titolare del dicastero della Salute ad un’interrogazione di un gruppo di parlamentari veneti del PD.

 
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Sulla vicenda si è espresso anche il Centro Nazionale Sangue dell’ Istituto Superiore di Sanità, che ha precisato come non risultino consolidate evidenze scientifiche sull’uso della plasmaferesi per la rimozione dei Pfas dal sangue. Inoltre gli esperti ricordano come la tecnica sia invasiva, oltre che da considerarsi sperimentale.

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