Lettera aperta a Fincantieri. “Non ci sono condizioni di sicurezza per riprendere il lavoro”

ultima modifica: 21/03/2020 ore 19:14

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LETTERA APERTA A FINCANTIERI SULLA GESTIONE DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS
Mestre, 21 marzo 2020

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Cara Fincantieri,
da più di due settimane l’intero paese è rinchiuso in casa nel tentativo di arginare il diffondersi dell’epidemia. In questi giorni, a fronte della gravità della situazione, Governo e Regioni stanno discutendo l’introduzione di misure ancora più restrittive. Le scuole resteranno vuote ancora a lungo, gli esercizi commerciali sono chiusi e anche l’apertura dei servizi essenziali è contingentata.
Per tutti i cittadini, la possibilità di uscire di casa è stata giustamente ridotta al minimo.
La maggior parte delle imprese sono ferme e, in tutti i luoghi di lavoro, le misure con le quali gestire questo periodo straordinario sono state discusse, condivise e concordate con le rappresentanze sindacali.

In Fincantieri no.


Considerate le caratteristiche della costruzione navale, per convincere l’azienda che non era possibile operare in sicurezza rispetto al rischio di contagio, la RSU aziendale ha dovuto proclamare due giorni di sciopero.

In seguito a questo, anziché aprire un confronto con i rappresentanti dei lavoratori per individuare gli strumenti più adeguati a gestire la crisi, avete unilateralmente e, a nostro avviso, illegittimamente deciso di anticipare le ferie di agosto alla seconda quindicina di marzo.

Senza il minimo rispetto per il protocollo siglato dal Governo e dalle parti sociali e senza prendere in considerazione le misure straordinarie in materia di ammortizzatori sociali introdotte proprio per evitare che il prezzo dell’emergenza venisse scaricato tutto sulle spalle dei lavoratori.

Il 27 marzo termineranno le ferie collettive che ci avete imposto. Voi forse ritenete che lunedì 30 tutto il personale possa rientrare tranquillamente al lavoro ma in Fincantieri non ci sono le condizioni per lavorare in sicurezza.

La presenza di migliaia di lavoratori all’interno di uno spazio limitato rende impossibile rispettare le prescrizioni contro il contagio.

La vostra indisponibilità a un dialogo costruttivo ci fa temere che, nel momento più buio per il paese, la RSU sarà costretta a intraprendere ulteriori iniziative di lotta per salvaguardare in diritto alla salute e il diffondersi dell’epidemia.

Tutto questo non ha senso per un’azienda che si propone come un’eccellenza dell’industria italiana.

Vi chiediamo pertanto di fermarvi, di convocarci ad un tavolo di confronto e di mettere all’ordine del giorno l’utilizzo di tutti gli strumenti di gestione della crisi, a partire dalla Cassa Integrazione.

Auspicando un gesto di responsabilità, porgiamo distinti saluti.

I componenti la RSU
Enrico Bettella
Ciro Iaccarino
Nunzio Molaro
Antonio Speranza

(foto da archivio)

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