Lettera aperta a Pier Paolo Baretta sulle Municipalità

ultima modifica: 19/08/2020 ore 11:00

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Lettera aperta a Pier Paolo Baretta sulle Municipalità
Giovanni Andrea Martini ( al centro con la camicia bianca)

Caro Pier Paolo,

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pur nelle enormi differenze tra di noi, permane una cosa che i cittadini di Venezia non perdonerebbero ad entrambi: la superbia. E’ pienamente legittimo arrivare divisi al primo dei due turni elettorali previsti dalle comunali; programmi e storie personali infatti tracciano sentieri diversi che poi un ballottaggio risolverà.

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Diversamente però, come sappiamo, per le municipalità si applica un sistema elettorale maggioritario a turno unico, e le destre, dopo la batosta alle municipalità delle passate elezioni, lo hanno ben capito. Stavolta si presenteranno unite.

Presentarci divisi alle municipalità significherà rischiare di consegnare tutti questi organi rappresentativi alle destre di Fratelli d’Italia e Lega con l’aggravante che costoro, con tutta probabilità, saranno minoranza in questi luoghi. Un errore madornale che l’elettorato non ci perdonerà mai.


Vi abbiamo proposto come candidati presidenti nomi della cultura, del tessuto civico, del vostro stesso schieramento, rinunciando completamente ai nomi di bandiera. La risposta è stata sempre la stessa: un elenco di segretari dei circoli del PD, uno per ciascuna delle municipalità.

Pier Paolo, quando parli di ascolto e dialogo vorremmo che a questi auspici (che sottoscriviamo) seguissero poi delle reali disponibilità all’incontro.

Ricordiamoci insieme una cosa fondamentale. Arrivare al ballottaggio delle comunali due settimane dopo aver consegnato le sei municipalità alle destre sarebbe un vero suicidio politico.

Siamo qui, e con noi tutta l’opposizione a questo sindaco, a questo uomo che ha fatto vanto di mettere una “coppa” a sostituirlo in un consiglio comunale. Abbiamo raggiunto uno dei punti più bassi della democrazia nel dopoguerra, chiudiamo decisamente questo ciclo, per il bene di tutti.

Almeno su questo campo si ritrovi immediata dignità nell’unità, rinunciando a questo che si sta profilando come un Aventino al brugnarismo. I cittadini ce lo chiedono, con forza.

Giovanni Andrea Martini

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