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Le Donne Gelose di Carlo Goldoni al Teatro Corso di Mestre

È con “Le Donne Gelose” di Carlo Goldoni l’ultimo appuntamento de “La Domenica del Corso”, la rassegna di teatro popolare 2015-2016 del Teatro Corso di Mestre.
Domenica 13 marzo (ore 16.30) la compagnia El Garanghelo, per la regia di Paolo Giacomini, rilegge la “venezianissima commedia” scritta nel 1752 dal grande commediografo e diventata vero cavallo di battaglia per intere generazioni di comici.
La giovane vedova Lugrezia suscita le invidie e le maldicenze di altre donne che decidono di affrontare la presunta rivale in un duello dai sorprendenti risvolti ed effetti pirotecnici.
Saprà Lugrezia tenere a bada le rivali?

“Commedia veneziana, venezianissima, che forse felicemente non sarà intesa da chi del costume nostro e della nostra lingua non sia informato”: così esordisce Carlo Goldoni nell’introduzione a questo suo brioso lavoro, summa della venezianità, in cui il commediografo si mostra preoccupato a fornire allo spettatore/lettore “foresto”, poco avvezzo alle colorite espressioni vernacolari, tutti i possibili ragguagli sulle singolari consuetudini dei suoi amati concittadini. Fra queste, la morbosa passione per il gioco del lotto, da cui prende avvio l’azione della commedia. Infatti nella casa di Lugrezia, vedovanon più giovane, ma ancora sanguigna e avvenente, che però all’irrefrenabile “morbin” di certe sue coetanee antepone uno spiccato senso per gli affari, si svolgono gli incontri di una sospetta assiduità con Boldo e Todero, il che preoccupa non poco le rispettive mogli.
Boldo è un borghese, di professione orefice, allevato alla scuola dei “rusteghi”, un po’ troppo svelto di mano con la moglie, ma non privo di bonarietà; nel lotto vede la possibilità di risollevare le
proprie sorti e dar nuovo impulso al suo mestiere che attraversa un periodo di stanca. La moglie Giulia, effervescente e ancora “in gringola”, sarebbe pronta, a parole, a pregustare una vedovanza tranquilla, purché allietata dai tanto bramati “bezzi”, ma proprio non tollera di esser presa in giro dal marito.
Todero è un merciaio, il classico giocatore incallito e sfortunato, si trascina, vittima del suo vizio, tra lati e bassi sui tavoli del Ridotto ed è costantemente in bolletta. La situazione precipita e si fa incandescente, alimentata ancor più dal sospetto, dalle maldicenze e dalla gelosia, che, come spiega lo stesso Goldoni nei Memoires”, “è un animale a cento teste, soprattutto fra le donne del popolo. Gli uomini hanno un bel dire e un bel fare, ogni loro passo è contato, tutte le loro parole sono intese in senso sbagliato; tutte le loro azioni, anche le più semplici, non sono altro che infedeltà, e Lugrezia è la bestia nera del quartiere”.
Le mogli decidono, a questo punto, di affrontare la presunta rivale in un duello dai sorprendenti risvolti ed effetti pirotecnici, ma nel pacioso mondo goldoniano non scorre mai sangue, il vero trionfa, la verità viene sempre a galla e, dopo uno scoppiettante gioco di sottili equivoci e malintesi, in cui trovano spazio anche i tipici “spassi e chiasseti de carneval”, ideale ambientazione di tutta la commedia, si ristabiliscono i naturali rapporti: le donne “di garbo” riconquistano il loro onore infangato e i “bezzi”, quando son frutto di oneste transazioni economiche, fanno scordare i lividi e le busse e sono, in questa povera umanità con le sue passioni e le sue lacrime, pur sempre benedetti e accettati come un segno di celeste benevolenza.
Questa commedia in tre atti portò lietamente a termine la stagione al Teatro Sant’Angelo durante il Carnevale del 1752, ottenendo, come ricorda lo stesso Goldoni, il successo sperato e fu poi replicata, a grande richiesta, anche nell’autunno successivo: un po’ per la fresca e riuscita pittura di un frammento di vita quotidiana, ambientato con vivacità tra la calle della Frezzaria e il Ridotto, in pieno clima carnascialesco e un po’ grazie alla eccezionale bravura della servetta Marliani, moglie del Brighella della compagnia, che rea “una giovane veneziana, molto carina, piacevolissima, piena di spirito e di talento, che dimostrava una spiccata disposizione per la commedia” – e qui ci fermiamo, perché il nostro continua ad incensarla con altri fioriti omaggi per molte pagine ancora e risulta chiaro l’interesse, per niente celato, dello stesso autore nei confronti della promettente attrice. Carlo Goldoni, profondo conoscitore della psiche femminile, pur sapendo di causare un grave smacco alla primadonna, la signora Medebac, scrisse questo ruolo di Lugrezia appositamente per la giovane che arricchì l’interpretazione con garbo e con brio, decretando il successo della commedia e il commediografo concludeva, tra il divertito e il compiaciuto, la narrazione dei fatti: “Tanto peggio per la signora Medebac. La povera donna ricadde nelle sue convulsioni”.
La fortuna di questo piacevole lavoro non finisce qui e toccherà, più di un secolo dopo, alla compagnia Zago, diretta allora da Giacinto Gallina, a riportarla in auge, confidando nella memorabile interpretazione della Zanon Paladini. Insomma Goldoni, aveva creato, senza saperlo, un vero cavallo di battaglia per intere generazioni di comici che, come ci auguriamo, continueranno nel futuro a ringraziare l’amabile servetta Marliani per un copione originale, allegro e frizzante che nel teatro non ha veramente eguali.

El Garanghelo
LE DONNE GELOSE
di Carlo Goldoni
regia Paolo Giacomini

BIGLIETTI
Posto unico numerato 12 euro.
La biglietteria del teatro apre un’ora prima di ogni spettacolo.

INFO
DALVIVO SRL
Tel. 041.5369810

08/03/2016

Riproduzione Riservata.

 

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