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La scomparsa di Pino Signoretto, una vita dedicata al vetro di Murano
Murano – Scomparso il Maestro Pino Signoretto a Murano: ha donato una Vita sublime al Vetro. Se n’è andato a settantatré anni, portandosi via tutte le forme del vetro che la sua mente custodiva gelosamente per trasformarle in arte, quell’Arte sublime che il vetro e la sua maestria, la mano, la mente e il cuore creavano nell’oggetto che diventava unico, originale e insostituibile.

Il Maestro Pino Signoretto rimarrà nella storia di Venezia nonostante la morte, attraverso la sua arte e il suo agire a Murano. La vita l’ha salutato nel suo posto di lavoro, in quella fornace che ha fatto di lui un uomo illustre, gentile e modesto, come sanno, essere i Grandi, che vivono la fatica e la gioia della creazione e contemporaneamente si preoccupano della città in cui vivono, del destino del vetro e della sua Murano, lottano per le proprie idee e per ciò che sento giusto e urgente per il lavoro, la tradizione e la città.

Colpito da emorragia cerebrale, ha lasciato il mondo, ma il mondo non ha lasciato lui, che con le sue opere artistiche, con la poesia negli occhi e l’armonia nello sguardo è più vivo che mai con le testimonianze che attestano una vita dedicata all’amore per il suo lavoro. Quella fatica che partiva dalla mente e modellava la materia a tu per tu con il fuoco, resiste alla dipartita, accompagna e conforta l’assenza di un uomo instancabile che Murano amava e di cui era ed è orgogliosa.  

Il Maestro, originario di Favaro, si era trasferito bambino con la sua famiglia a Murano e proprio nell’isola, affascinato dal fuoco delle fornaci e dal fascino del vetro, nasce la sua vocazione a modellare quelle fiamme e quei colori accesi e ben presto il sogno è diventato realtà.

Era ancora un ragazzino quando cominciò a frequentare le vetrerie e a sperimentare la realizzazione di piccoli oggetti con gli occhi sempre più determinati e orientati alla fornace e alla sua magia.

È così, grazie alla sua passione che diventa allievo del maestro Alfredo Barbini e a soli 16 anni è promosso maestro vetraio. Le tecniche le ha imparate subito e sono state la base per il suo genio, manifestato nelle collaborazioni con grandi maestri, architetti, artisti, pittori (da Seguso a Nason, Licata e Pomodoro), e da artisti contemporanei, da Marc Quinn a Sandro Chia e tanti altri ancora.

Memorabile il suo incontro artistico con Picasso che gli invidiava la dimestichezza con il fuoco e il mistero di quella mente spericolata e pur determinata e ubbidiente alla pulsione che l’arte gli imponeva.

Chi lo vedeva lavorare in silenzio, coglieva il rispetto sublime che l’artista riservava all’amico vetro, al fratello vetro, che si sottometteva ai disegni della mente sapendo che il quei pensieri c’era devozione stima e protezione per la materia che si affidava alle sue mani.

L’arte gli ha imposto di portare altrove il suo sentire, dalle importanti Scuole europee agli Stati Uniti, al Canada e in Giappone. In ogni dove è stato condottiero di Arte, Architettura e Poesia tenendo sempre presente e a cuore la sua Murano, il lavoro, il destino di chi vive in fornace e della continuità della tradizione e della storia del vetro.

Magnifiche e prestigiose le opere di grandi dimensioni, come dodici grandi fontane per un albergo giapponese, il cavallo per la Mostra del Cinema del 1999 e una casa tutta di vetro nelle foreste svizzere.

E anche un Pantheon sostenuto da otto colonne e con una fontana al centro, e poi i pagliacci, così allusivi alla vulnerabilità umana, e gli animali, esseri cullati dalle braccia del fuoco vivo.

Saranno i figli e il nipote a continuare la sua opera, a far tesoro della sua Storia. I funerali, domani a Murano alle 11.00 alla Chiesa di San Donato, conterranno tutte le promesse che la riconoscenza gli assegna per ringraziarlo per quanto ha fatto, lavorato, creato, donato a tutti noi.

Andreina Corso

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