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Joker, con un Joaquin Phoenix così è difficile staccare gli occhi dallo schermo

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Joker, con un Joaquin Phoenix così è difficile staccare gli occhi dallo schermo

Ed eccoci qui, finalmente, a maneggiare questo imprevedibile Leone d’Oro della Mostra di Venezia 2019.

Tanto si è detto, scritto, spoilerato su “Joker”, il cui battage pubblicitario e il clamore è stato pari a quello per l’ultimo Tarantino.

Innanzitutto c’è da chiedersi: è stato un Leone meritato? Personalmente riteniamo di no. E non perché il film non sia valido.

Il fatto è che Joker è un mix di qualità, astuzia e anche furbizia. È un agglomerato, in buona parte intelligente, di un sacco di pellicole che lo han preceduto. La miscela ha prodotto un film che colpisce ma non un film artistico.

In un gruppo Facebook di cui facciamo parte, “Gli amici del Fantacinema” (ve la suggeriamo perché è davvero divertente e interessante) abbiamo provato a stilare una lista di pellicole che Joker ingloba e rielabora. Da quella più evidente di “Re per una notte”, film sottostimato di Scorsese con un grandissimo De Niro e di cui “Joker” è quasi un ribaltamento; poi “Taxi Driver”, “V per Vendetta”, “I guerrieri della notte”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “Fight club”. Eccetera eccetera.

Ma non si vuole condannare il film per queste influenze; anche perché, piaccia o meno, Joker porta a casa il risultato. Il dramma di Arthur Fleck/Joker, ennesimo “uomo del sottosuolo”, con un lavoro umiliante come clown/uomo cartellone, vessato dai bulli, con una madre sofferente a carico; dipendente dagli psicofarmaci forniti da un sistema sanitario con sempre meno risorse; che cerca di sfondare come standup comedian, arriva dritto agli spettatori.

In effetti, anche grazie a dichiarazioni ufficiali come quelle di Michael Moore, il film di Phillips è diventato anche un manifesto per parlare dei problemi sul sistema sanitario, diffusione delle armi, precarietà occupazionale e nevrosi di massa. Non sappiamo quanto il regista abbia consapevolmente (e/o astutamente) voluto leggere il nostro complicato presente per concepire l’anima del suo film; ma pur a livello mainstream la cosa funziona.

Ma quali sono i punti di forza di “Joker”, che è sempre bene ricordare che è anche un cinecomic, per quanti agganci alla realtà si possano trovare?

E la risposta che per prima viene in mente è questa: Joaquin Phoenix.

Sì, perché la sua interpretazione è davvero magistrale. Se mai c’è stato un attore nato per interpretare un personaggio questo è il caso. Lasciando perdere inutili parallelismi con i Joker che lo han preceduto, tutti differenti ed essenziali per la costruzione del personaggio, questo Joker che scopre se stesso, questo Arthur Fleck che soffre di una malattia che lo fa ridere quando soffre (e qui torna in mente il padre di tutti gli Joker: “L’uomo che ride” di Paul Leni, il cui protagonista Gwynplaine ha il volto piegato eternamente da un sorriso procuratogli da un intervento chirurgico da bambino) trova in Phoenix l’incarnazione perfetta.

Obbligatoria la visione in lingua originale; l’attore, grazie ad afasie e a contorcimenti facciali e corporali, è semplicemente magistrale e seduce le platee che si abbeverano a questa spettacolare e golosa performance come se fosse ambrosia. L’immagine di Arthur, ormai padrone di sé stesso, che danza sulla scalinata resterà per lungo tempo un’icona cinematografica.

E in quasi egual misura l’altro protagonista, Robert De Niro che stavolta non è più il comedian vessato, inetto, antipatico e maldestro del già citato “Re per una notte”; stavolta è dall’altra parte della barricata. Celebre anchor man televisivo vuole strumentalizzare il marginale Fleck per fare audience. E De Niro, senza vezzi e smorfie, è sempre quel gigante della recitazione che non necessita di conferme.

Per il resto il film, diretto da un regista insospettabile come Phillips, autore di “Una notte da leoni” e “Parto col folle”, gioca la carta del film “alto” anche se non sempre è onesto nel corso della partita. Oltre alla sequenza di “furti” (Joker è un film compendio) non tutte le parti sono egualmente interessanti e probabilmente di arte vera e propria ce n’è poca. Ma di mestiere, abilità e raggiungimento dell’obbiettivo non si possono avere dubbi.

Inoltre trovate come il galà dedicato a Chaplin, dove i ricchi di Gotham ridono vedendo un film anticapitalista, lasciano il segno.

“Joker”: un film mainstream che aggiunge un tassello sulla narrazione del nemico prediletto di Batman (e della cui filosofia caotica ne è stato divulgatore un grande Heat Ledger) ma che riesce a incantare anche chi non è interessato alla saga del cavaliere oscuro. D’altronde, con un interprete così è difficile staccare gli occhi dallo schermo

 

JOKER

(id., 2019)

Regia: Todd Phillips

Con: Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Brett Cullen

 

Giovanni Natoli

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Giovanni Natoli
Giornalista e critico cinematografico. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, pubblica le sue recensioni sulla rubrica 'Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico'.

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