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sabato 16 Ottobre 2021

Il vaccino appena cominciato, è già finito. Cosa sta succedendo

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Il vaccino appena cominciato, è già finito, parafrasando l’adagio di una vecchia canzone.
I riassunti in una frase non sono mai capillari, le dosi di vaccino non sono terminate, ma è certo che tutti stanno entrando in una fase di difficoltà tra tagli di forniture, governatori arrabbiati, differenze di rifornimenti tra regioni, timori che accantonamenti che potrebbero garantire la seconda dose di richiamo per i primi vaccinati siano possibili solo sospendendo l’allargamento della campagna, e via dicendo.
Cosa sta succedendo?

Tecnicamente ha preso adesso il via la fase dei richiami, ma Pfizer ha confermato il taglio delle forniture (52% in meno in Veneto).
Intanto abbiamo già due date cerchiate in rosso sulla road map della campagna vaccinale italiana contro il Covid.
Lunedì 25 gennaio, quando dovrebbero arrivare le nuove forniture di Pfizer-BioNTech.
Poi venerdì 29, quando l’Agenzia europea del farmaco deciderà sul via libera all’antidoto di AstraZeneca.
Quest’ultimo vaccino ha costi di sviluppo inferiori e non richiede temperature estremamente basse per conservazione e trasporto.
Per contro, si ammette che sono state condotte poche sperimentazioni sugli anziani, quindi il timore è che possa essere autorizzato solo per la popolazione under 55.
Se AstraZeneca sarà disponibile “senza condizioni particolari, avremo altri 40 milioni di vaccini, 16 milioni nel primo trimestre del 2021” ha dichiarato il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ospite di Domenica In.
“Così potremo accelerare la campagna vaccinale, anticipando ad esempio i soggetti fragili tra i 60-70 anni e altre categorie a rischio”, conclude.
L’arrivo di AstraZeneca risolverà tutti i problemi?

Lo scenario è reso incerto proprio dalle mancate consegne di Pfizer-BioNTech, che promettono all’Ue di limitare a una settimana il ritardo.
All’Italia oggi dovrebbero arrivare 397.800 dosi (calcolandone 6 per ogni fiala, anziché 5), 164.970 in meno di quelle pattuite (-29%).
Di fronte al sospetto che quelle mancanti finiscano a Stati del Golfo pronti a pagare di più, Arcuri evita ogni commento: “Posso fare un sorriso…”.
Contro la decisione unilaterale di Pfizer, il Codacons ha presentato un esposto a 104 Procure di tutta Italia e domani ne invierà uno all’Antitrust europeo, per abuso di posizione dominante.
La situazione è complicata ulteriormente dal fatto che i governatori delle Regioni non riceveranno tutti lo stesso taglio di forniture.
Perché?

“E’ inaccettabile” il -53,8% del Friuli Venezia Giulia, secondo il suo presidente, Massimiliano Fedriga: “Penso serva un riequilibrio, che il taglio venga spartito in modo equanime nel Paese”.
Le Province di Trento e Bolzano ne avranno rispettivamente il 60% e il 57,1% in meno.
Il Veneto ve avrà il 52,5%, la Sardegna la metà.
La Puglia e la Calabria, invece, il 38,4% in meno. La Toscana il 36%, la Lombardia il 26,8%.
Il Lazio addirittura subirà un taglio di “solo” il 25%.
Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta sono le uniche senza tagli nella distribuzione.
La motivazione di queste differenze, che si pensano di ordine tecnico, in qualche modo correlate all’incidenza dei casi, non è stata dichiarata.
Ma i tagli di forniture metteranno a rischio i “richiami” dovendo passare ad un prodotto diverso per la seconda dose?




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