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Una crisi silenziosa, serpeggiante, ma devastante. La nostra società è travolta da un’ondata di imbarbarimento generale e un segnale è l’aumento costante della violenza contro le donne, spesso culminante in omicidi efferati. Sempre più fidanzate, mogli, ex, vengono uccise da partner, ex compagni, mariti o (ex) fidanzati, al punto che si affaccia un altro pericolo: ci si sta “facendo l’abitudine”. Non ci si indigna, non ci si sorprende, non ci si arrabbia più: all’ennesimo nome letto sui giornali o raccontato sui Tg si aggiorna mentalmente questo bollettino di morte memorizzando il nuovo nome per qualche giorno. E basta. Che società sta mai diventando questa?
Possibile che nessuno sottolinei la frequenza con cui si verificano questi crimini che una volta erano un evento rarissimo, eccezionale, causato da qualche squilibrato? Possiamo accettare che questa diventi la “nuova normalità”?
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Scopri come fare
La violenza di genere si inserisce in un contesto più ampio di crescente aggressività sociale. Le tensioni economiche, le fragilità psicologiche, alcuni stimoli perversi di social e media, l’inquinamento culturale, il venir meno del ruolo educatore delle famiglie e della scuola, stanno contribuendo drammaticamente ad un clima in cui la violenza viene spesso banalizzata o “accettata”. In questo scenario, i femminicidi non sono più episodi isolati, ma l’estrema manifestazione di un sistema dove il controllo e il possesso sulla donna vengono percepiti da alcuni uomini come un “diritto giusto” da difendere con la forza aumentandone il pericoloso effetto emulativo.
Negli ultimi tre giorni?
Fernanda Di Nuzzo, maestra d’asilo di 61 anni, è stata accoltellata dal marito Pasquale Piersanti a Grugliasco, alle porte di Torino. La donna è morta ieri mattina alle 9 all’ospedale Molinette di Torino, dov’era ricoverata in rianimazione. A quanto si apprende da fonti ospedaliere, le sue condizioni erano apparse subito gravissime: colpita da più fendenti all’addome, era stata sottoposta a un intervento chirurgico con asportazione della milza.
L’aggressione era avvenuta intorno alle 18.30, al terzo piano di una palazzina a Grugliasco. In casa si trovava la figlia della coppia, di 24 anni. Fernanda Di Nuzzo ha tentato di fuggire, salendo le scale del condominio e gridando “aiuto”, prima di perdere i sensi. A dare l’allarme sono stati la figlia e alcuni vicini di casa.
Martina Carbonaro, 14 anni, è stata trovata cadavere in un edificio diroccato adiacente ex stadio “Moccia”, ad Afragola, in provincia di Napoli. Per l’omicidio è stato fermato Alessio Tucci, di 19 anni. Il giovane, del luogo, ha confessato.
Martina è morta a 14 anni in un vecchio casolare diroccato, uccisa a colpi di pietra in testa dall’ex fidanzato. Messo alle strette dai carabinieri e dal pm della Procura di Napoli Nord Alberto Della Valle, ha ammesso piangendo di averla uccisa. “Mi aveva lasciato”, ha detto ai militari. Il corpo della 14enne è stato trovato sotto un vecchio armadio e cumuli di rifiuti e detriti, in un edificio abbandonato e fatiscente, nei pressi dell’ex stadio Moccia. Martina, secondo quanto è stato finora ricostruito, aveva accettato di vedersi un’ultima volta con l’ex. Nel decreto di fermo il movente viene indicato nel “rifiuto della ragazza a proseguire la relazione sentimentale con Tucci, interrotta da poche settimane”, durante le quali il giovane ha cercato più volte e sempre invano di “ristabilire la frequentazione”. E purtroppo, ancora una volta, quell’ultimo incontro è risultato fatale.
In questo quadro, è necessario prendere atto che manca drasticamente alla narrazione mediatica, che si limita a raccontare fatti di “nera”, almeno un deterrente: la previsione della pena che investa da subito il responsabile. Poi processi veloci, una condanna forte, decisa e certa, a cui venga data pari visibilità. Altrimenti si continuerà a viaggiare verso una percepita normalizzazione dell’orrore.
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