IL GIARDINO SEGRETO di Marco Calacioppo [concorso letterario]

ultimo aggiornamento: 03/07/2020 ore 18:41

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Concorso Letterario de “La Voce di Venezia”. Prima edizione: “Racconti in Quarantena”

Avevo intenzione di fare un film, corto come doveva essere questo periodo di reclusione a causa della pandemia. Lo avevo immaginato come una visita in un giardino sconosciuto che poi è quello di casa mia. Volevo un aiuto morale così telefonai alla Contessa dei Miseri che abita in una specie di castelletto e in genere ama stare seduta comoda vicino ad un elegante telefono, finto antico. Già me l’immaginavo nella sua lunga vestaglia blu notte, con uno scialle azzurro sulle spalle che poi quando esce in terrazza ed è ventilato lo avvolge in testa. Non rispose. Si dice che abbia doti telepatiche, forse già sapeva che volevo coinvolgerla in un contesto di cui non aveva voglia, avrei riprovato più tardi. Intanto avrei dovuto affidarmi solo al mio giardino incolto ma era già qualcosa. Scesi per le scale, l’accesso era giù con una grande porta a vetro che lo separava dal resto dell’atrio. Appena messo piede a terra dopo l’ultimo gradino della scalinata sentii dalla strada due poderosi colpi di clacson, la Fata Confetto era già arrivata.

Aprii l’anta del grande portone di legno antico, si era fermata con la macchina in mezzo alla strada ed io mi precipitai subito da lei. Notai che aveva la mascherina abbassata e questo mi scandalizzò dato che c’era l’obbligo di indossarla a causa del virus che circolava. Dal finestrino aperto verso di me fece uscire un dolce di Pasqua che aveva portato con sé, una colomba. In fretta mi disse che quella cagnolina bianca a cui portavo da mangiare era stata vista di nuovo nei pressi del cimitero per cui potevo andare e cercare di farmela amica. Arrivò una macchina da dietro così lei sfrecciò subito via, ebbi solo il tempo di sentirle aggiungere che nel contenitore di cartone c’erano anche tanti ovetti di cioccolato.


Rientrai e dopo aver chiuso il grande portone mi diressi in fondo verso la vetrata. Poggiai da un lato la busta di cartone con dentro i regali di Pasqua. Abbassai la maniglia per aprire mentre dall’altro angolo sentivo l’abbaiare di Paco. Era lì che amava stare gli ultimi tempi per non salire le scale ed in qualche modo è ancora presente, anche un mio amico francese ne è sicuro.

Più sereno e rassicurato entrai nello spazio del giardino che i miei parenti non riconoscono tale e di cui io cerco di occuparmi perché amo questo posto. C’è qualche alberello ed erba incolta che in seguito diventa alta per poi riservare una sorpresa sul finire dell’estate quando improvvisamente spuntano dei margheritoni gialli su alti fusti. Ora però non era estate e neanche ancora primavera e il sole fortemente presente in questo giorno cominciava a tramontare.

Guardai verso la terrazza della mia cucina che si affacciava là dopo un lungo percorso. Avrei potuto camminarci con la telecamera accesa facendo finta, con una ripresa in Soggettiva, che era la Contessa dei Miseri che procedeva lentamente fino ad andare al davanzale sul giardino. In questa maniera sarebbe rimasta comodamente nel suo appartamento e solo alla fine mi avrebbe fornito un suo bel Primo Piano appoggiata all’aperto in modo da sembrare che era veramente affacciata lì.


In un angolo sotto il porticato avrei visto bene il personaggio di Eros, di dietro, seduto completamente nudo su un muretto dove l’avrei inquadrato solo di spalle, del resto il dio Eros non ama essere visto. Me l’immaginavo con i capelli mossi e molto lunghi per cui poteva impersonarlo benissimo uno che conoscevo però non avevo il recapito telefonico essendo lui molto riservato. In qualche modo avrei risolto. Si sarebbe sistemato e fatto riprendere in un angolo nascosto sotto casa sua poi avrei montato quella scena nell’insieme.

Allo stesso modo avrei potuto coinvolgere un artista d’avanguardia che proprio in questo periodo stava costruendo nel suo laboratorio la riproduzione gigantesca in gesso di una mascherina di protezione. Si potevano montare le sue immagini in modo tale da farlo stare all’interno dell’atrio ma come si poteva concludere questo veloce piccolo tour nel misterioso giardino? Proprio in quel momento passò sul marciapiede davanti al cancello in fondo al terreno lo Gnomo Verde, chiamato così per il colore del suo copricapo. Appena mi scorse si fermò e si voltò nella mia direzione spalancando gli occhi.

-Dai vieni con me al mare e facciamo il nostro film!- mi gridò facendomi cenno col braccio. Inquadrando solo il dettaglio della sua larga bocca Eros avrebbe sussurrato dando una atmosfera evocativa: – Il mare, il mare e poi…-

Io in quel momento mi trovavo lì e l’unica cosa che potevo fare era correre verso il cancello e far passare la telecamera tra due sbarre dell’inferiata per poi lasciare che essa, spostando la mia mano verso destra, ripigliasse lo Gnomo Verde che camminando di buona lena, aveva attraversato la strada e dal successivo marciapiede continuava a farmi cenno di seguirlo.

Una bella conclusione sarebbe stata se lo scialle azzurro della Contessa dei Miseri fosse stato lanciato verso l’alto e nell’inquadratura successiva lentamente fosse andato a cadere sul fogliame, adagiandosi e allargandosi lì come in una chiusura di sipario.

Nei giorni successivi provai ancora a telefonare inutilmente alla Contessa ma sapevo che in quel famoso suo Primo Piano che immaginavo avrebbe fatto uno sguardo per lasciarmi intendere: -Anche se non ho voluto prendervi parte, lo devi a me se sei riuscito ad imbastire tutto questo.-

Il progetto del mio corto rimase solo nella mia fantasia. Girai per sfizio, dato che non si poteva andare molto oltre il caseggiato per motivi di sicurezza causa virus, alcune scene di piccioni, anch’essi poco amati dai miei parenti. Ogni tanto questi volatili sostano per qualche momento sui balconi di casa per poi volare altrove. Chissà sulla spiaggia sabbiosa che sta combinando lo Gnomo Verde, in attesa del mio importante film.

 

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