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sabato 27 Febbraio 2021
HomeConcorso Letterario La Voce di VeneziaIL CORONAVIRUS INDISCIPLINATO di Lucia Doz

IL CORONAVIRUS INDISCIPLINATO di Lucia Doz

C’era una volta un tempo in cui gli uomini non potevano più parlare se non con una mascherina sulla bocca e non potevano toccarsi, se non muniti di guanti e non ci si poteva avvicinare a meno di un metro.
Era assai strano comunicare in quel modo; la gente non poteva sorridere e se lo avesse fatto non lo si poteva vedere, tutti si guardavano con sospetto e paura, dovevano mettersi in fila, fare la coda per ogni cosa ed era assolutamente vietato passeggiare, giocare, anche andare a scuola o fare le cose più normali del mondo!
Ma che mondo era?
Tutto era incominciato da un piccolo virus, cugino di altri piccoli virus, chiamati coronavirus, ma come in tutte le famiglie che si rispettano, il piccolo virus, ribelle di natura e assai curioso, volle prendere la sua strada e conoscere l’affascinante e misterioso corpo umano.
Fu invitato a riflettere su questa decisione, la stagione invernale era sul finire e la temperatura si sarebbe alzata gradualmente, cosa non salutare.
Doveva affrettarsi.

Lui una casa l’aveva già, un simpatico pipistrello in cui viveva tranquillamente , di comune accordo, ma la curiosità era grande e un giorno, nel baccano incredibile dei mercati rionali cinesi, fece il grande salto.
Cominciò a balzare di corpo in corpo, con una velocità incredibile che lo rendeva euforico nella sua folle corsa.
E gli uomini morivano come mosche e non riuscivano a vederlo, a riconoscerlo ed erano costretti a stare lontani tra loro per impedirne la trasmissione.
Il piccolo coronavirus, cugino ribelle della famiglia dei coronavirus , poteva vivere solo se trovava una casa accogliente, ospitale, piuttosto malandata, che non avrebbe fatto resistenza al suo ingresso.
Oh no, i giovani non facevano per lui! Troppo scanzonati, troppo smaliziati, troppo sportivi, in piena salute, insomma troppo giovani…
Quelli di mezza età, anche un po’ avanzata, erano più guardinghi e sospettosi, in grado di conoscere le sue fragilità, i suoi punti deboli, magari li attaccava ma questi se lo portavano in giro senza grandi conseguenze personali ed erano degli ottimi tassisti.
Ma gli anziani, quelli sì, erano perfetti, ce n’erano tanti…

Voleva continuare nella sua opera di devastazione e non ci stava a modificarsi per venire incontro all’uomo. Perché mai avrebbe dovuto diventare un banale raffreddore come i suoi cugini?
Ora che era così famoso e riconosciuto pandemico, ci teneva a tenere alta la bandiera.
La tristezza ormai aveva colpito gran parte delle persone e i loro cuori congelati non sapevano più esprimere i gesti dell’amore, dell’amicizia, della condivisione.
I nonni non potevano accarezzare i bambini e i bambini si sentivano sempre più soli ed infelici, non più baci, abbracci, carezze, né una stretta di mano , né un sorriso..
La natura guardava sconsolata all’equilibrio perduto. Non doveva andare così. Sì, l’uomo aveva agito in maniera sconsiderata, irragionevole ma non poteva permettere che ci fosse una lotta all’ultimo sangue nei suoi regni, creando devastazione e smarrimento.
Da dove si poteva cominciare?
Madre natura si rivolse al suo regno vegetale e disse : “trovate la soluzione”.

Allora il bosco cominciò a mormorare sottovoce e il vento, che spirava tra i rami, portò i sussurri di albero in albero, di bosco in bosco e di foresta in foresta ; le parole crescevano ad ogni passaggio, si gonfiavano della saggezza accumulata da ogni albero in secoli di vita e diventavano man mano una nuova lingua, ricca di parole nuove per una nuova umanità.
Ma il piccolo coronavirus continuava baldanzoso nella sua opera.
Così Madre natura, che era anche sua madre, spazientita e irritata dal suo comportamento irresponsabile, lo prese per la collottola e disse “BASTA! non hai più ragione d’essere, o ti accontenti di qualche starnuto e trovi una tollerante convivenza con l’uomo o ti elimino.
Una nuova energia sta ripulendo i cieli e la terra e la saggezza , sussurrata da tutti gli alberi del mondo, ha ritrovato il cuore dell’uomo ed è un cuore giovane, pulito, nuovo.”
Così il piccolo coronavirus, rimproverato aspramente da Madre natura e portato a riflettere sulle sue intemperanze, rientrò in famiglia con atteggiamento più conciliante e remissivo.
Alla fine poteva anche accontentarsi di essere un banale raffreddore…

 

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