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L’ultima notizia che avevamo avuto era che il Banksy di Venezia, da marzo dell’anno scorso, era sorvegliato da guardie, 24 ore su 24. Il “Migrant child”, il “Bambino migrante” di Banksy realizzato sulla facciata di un palazzo del Sestiere di Dorsoduro, non doveva correre rischi di vandalismi prima che ne venisse decisa la modalità di restauro.
Ma ora il momento è arrivato: il famoso murale realizzato dall’artista di strada nella notte dell’8 maggio 2019, che ritrae un bambino con un giubbotto di salvataggio mentre alza il braccio con un fumogeno rosa verso il cielo, simbolo potente e toccante delle tematiche migratorie, sta per essere tirato giù dal muro e restaurato prima che si “dissolva”.
L’opera si trova sulla facciata di Palazzo San Pantalon, affacciato sul Rio di Ca’ Foscari, ed è sopravvissuta per quasi sei anni a eventi significativi come l’“acqua granda” del 2019, le intemperie e il moto ondoso della città lagunare. Tuttavia, il tempo ha lasciato i suoi segni: il colore sbiadito e le crepe nell’intonaco minacciano l’integrità del murale. Da qui la decisione di intervenire.
Lo storico immobile, recentemente acquistato da Banca Ifis, sarà trasformato in un centro espositivo dedicato alla Street art, con particolare attenzione alla conservazione di questa celebre opera. A guidare i lavori di restauro e riqualificazione è il rinomato studio Zaha Hadid Architects. Il progetto sarà realizzato in collaborazione con la Soprintendenza del Ministero della Cultura, il Comune di Venezia e la Regione Veneto.
In questi giorni sono iniziati i primi interventi preliminari, a partire dalla rimozione dei detriti e degli oggetti accumulati all’interno dell’edificio. Resta ancora un’incognita il futuro tecnico dell’opera: sarà collocata all’interno del nuovo spazio espositivo o ricollocata all’esterno con una struttura protettiva? Ciò che è certo, al momento, è l’avvio dei lavori, che segneranno il primo passo verso una valorizzazione culturale e artistica del luogo e che The Migrant Child rientrerà nel Progetto Ifis Art, un’iniziativa che punta a promuovere la Street art e preservarne il valore storico e sociale.
Intanto, il bambino migrante continua a scrutare l’orizzonte, sempre più mimetizzato con l’intonaco che lo circonda, quasi a voler ricordare l’urgenza di salvare non solo un’opera d’arte, ma anche il messaggio universale che porta con sé.
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Speriamo che il progetto serva a sensibilizzare sul problema di un canale con un livello di inquinamento e moto ondoso allucinante.