I Musei Civici di Venezia riaprono? Lettere

ultimo aggiornamento: 22/07/2020 ore 10:47

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Dopo due mesi rispetto a molte altre realtà sia locali che nazionali, dopo le richieste da parte della città e dei lavoratori, i nostri gioielli d’arte e cultura riaprono, ma sempre parzialmente.

Questa sospirata riapertura (dal 31 luglio ) risulta abbastanza “complicata” da interpretare, si parla di orari diversi per ogni sede: alcuni musei saranno aperti tutto il giorno (Ducale) altri mezza giornata, altri a cavallo dell’ora di pranzo.
E se questo già risulta complesso va aggiunto che alcuni musei saranno aperti solo nei week end, altri secondo un weekend “lungo” e altri ancora apriranno tutti i giorni tranne il weekend, quindi solo durante la settimana. Casa Goldoni, poi, non riaprirà prima di settembre e Ca’ Pesaro non prima di novembre (!!!).

“Una situazione difficile resa ancor più complessa”, dichiara Massimiliano Zane (Svolta in Comune), “un vero e proprio ginepraio, tanto per la cittadinanza che per il personale, richiamato in servizio solo in parte, e ancor di più per chi vuole pianificare una visita culturale in città. Risulta chiaro come l’amministrazione uscente consideri i nostri luoghi della cultura solo come “turistifici””.

“A questo complesso piano di riapertura, poi, non pare esser stato dato nemmeno un orizzonte temporale circoscritto. il rischio è che questa incertezza danneggi ulteriormente l’immagine della città. Senza contare che questa apertura parziale possa aggravare la situazione e dilatare i tempi della ripresa (già presumibilmente lunghi) rimanendo “temporaneamente stabile” fino a data da destinarsi”, così Monica Sambo (PD).

Si perché la scusante per questa situazione è che non essendoci turisti non ci sono soldi. Quindi si continua a considerare i Musei ad uso esclusivo del visitatore, o peggio ancillari a tutto il resto. I musei invece sono rappresentazione dello stretto rapporto della comunità col proprio territorio e come tali sono al servizio della comunità, da qualche anno sono anche servizi pubblici essenziali. Questo amplia non solo le opportunità d’intervento per creare nuova offerta (che si riflette anche sul turismo) ma anche le opportunità di intercettare nuove risorse tanto economiche (e sociali).

Fare altrimenti, tenere i nostri luoghi di cultura a regime minimo per chissà quanto, significa solo perpetrare quella immagine (anche internazionale) di città priva di identità che ci ha condotto alla situazione attuale. La situazione delle riaperture dei Musei Civici semplicemente dimostra come riformare la governance culturale della città di Venezia non è più solo una opportunità ma è una necessità. Serve cambiare e serve farlo subito. Serve capire come intercettare nuovi visitatori seguendo nuove traiettorie nell’offerta, anche culturale. Serve tornare a fare dei nostri musei dei presidi di comunità, e poi degli hub per la cittadinanza temporanea, il che non significa solo garantire l’accesso fine a se stesso, ma offrire servizi differenti ed integranti quelli di visita, anche turistica.

Perché un modello sulla carta solido e ricco di potenzialità, che dovrebbe essere un patto di valore tra istituzioni pubbliche, società civile e in sinergia virtuosa con i soggetti privati, non può vivere (e sopravvivere) in maniera autonoma rispetto la città che lo ospita, tanto meno se viene piegato a logiche contingenti d’interesse (meramente turistiche).

Massimiliano Zane
Svolta in Comune

Monica Sambo
Partito Democratico

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