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(Seguito dell’articolo “Venezia: I Giardini Reali. Storia, ricordi e antichi splendori“)

Una volta varcato il cancello e poggiati i piedi sui sassolini, si aprivano per me le porte di un altro mondo.

L’aiuola circolare davanti all’ingresso e il conseguente profumo d’erba già comunicavano alle mie narici il distacco con il resto della realtà che mi circondava.

A sinistra, i vialetti conducevano ad uno spiazzo “oscuro”, sempre in ombra, dove ricordo un piccolo rialzo nel terreno che ai miei occhi di bambino appariva come una montagna. Da questa zona iniziava il pergolato in ghisa coperto dai rampicanti, un vero e proprio corridoio silvano che volevo percorrere nella sua interezza, evitando la scorciatoia frontale.

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foto di Fausto Maroder (2011)

A metà del percorso, superato un edificio di cemento coperto dalle foglie (che solo in seguito scoprirò essere un bunker della Seconda Guerra Mondiale), c’erano delle panchine dove mio nonno amava sedersi con il giornale.

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)

 

Ricordo, sotto la penombra del soffitto di piante, l’esistenza di una fontanella con l’acqua che usciva dalla bocca di un leone. Era lì che bevevo, sicuro di potermi asciugare con i fazzoletti di stoffa profumati che i nonni portavano apposta per me.

 
E se aggiravo la struttura, sul retro esisteva una copia esatta della fontana, ma

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)
chiusa e cementata. E ciò già mi riempiva di interrogativi sul perché non fosse mai rimessa in funzione.
 

Al termine della pergola, si presentava un altro spiazzo alberato dotato di panchine e una cabina elettrica con cartello “pericolo di morte”: un elemento che mi inquietava ma allo stesso tempo affascinava. La morte era lì, a portata di mano, e la responsabilità di non avvicinarmi stava soltanto a me.
Poco lontano, la struttura di cemento dove gli operatori della nettezza urbana custodivano i loro carretti.
 

Ma spostandomi in direzione-nord, ecco la vegetazione aprirsi per mostrare la più grande meraviglia dei Giardini: un vero e proprio canale interno, delimitato da colonnine di marmo, dove a transitare c’erano pure le gondole.

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)

E dall’altra sponda, il muro delle Procuratie con annesso ponte levatoio: un paesaggio fatato che, sebbene non fossi mai uscito da Venezia, mi trasportava in scenari fantastici che avevo visto solo nei libri di favole.

A fianco del canale, due vasche ottagonali con i pesci rossi, perennemente ricoperte da pezzettoni di pane galleggianti. I pesciolini se ne stavano lì, zitti, ma la loro stazza sembrava da sola ringraziare il dono degli amorevoli passanti.

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)

Amavo osservare quelle creature boccheggianti, vedere cosa facevano, come si spostavano, come interagivano tra loro e con il cibo che veniva loro offerto, finché un giorno salii sul bordo ed entrai con una gamba nella fontana.

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foto di Fausto Maroder (2011)

Colmi di apprensione, i nonni cercarono subito di asciugarmi con i loro fazzoletti di stoffa, che alla fine utilizzarono per fasciarmi fino alla coscia, nella preoccupazione che la brezza serale avesse potuto farmi ammalare.
Non serve raccontare lo sgomento di mia madre, che mi vide rincasare con un arto completamente bendato.
 
 
 

I Giardini Reali di Venezia furono per me lo scenario di numerose scoperte infantili, tra tutte quella della velenosità dell’oleandro, che mi venne dipinto come la più pericolosa delle piante e che mi guardai bene anche solo di toccare.

Non solo: per anni il luogo ha coinciso per me con il significato della parola “giardino”: ogni volta che la sentivo pronunciare, la mia testa subito correva a quel posto fantastico, a San Marco, alle aiuole, alla pergola e alle vasche con i pesciolini.

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)

 
Ma già allora il luogo stava lentamente entrando in una fase di declino, con lo stabilirsi del deposito della nettezza urbana e la rimozione delle giostrine che fino al decennio precedente avevano allietato i bambini della città.

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)
Anno dopo anno, l’incuria e la ruggine hanno preso il sopravvento, lasciando i Giardini sempre più spogli e le loro panchine adibite a zona-pic-nic. Il pericolante pergolato in ghisa è stato transennato, fino ad arrivare alla graduale e completa chiusura dell’area.

 
 
 
I Giardini Reali rientrano attualmente in un piano di rinnovamento targato “Venice Gardens Foundation”, una ONLUS con sede a Dorsoduro che si pone l’obiettivo di recuperare i 5.500 mq della loro estensione.

L’associazione gode della partnership con le Assicurazioni Generali e verrà agevolata dall’Art Bonus, una speciale detrazione del 65% istituita dal Ministero dei Beni Culturali.

 
 
A presiedere “Venice Gardens Foundation” è Adele Re Rebaudengo, attivista torinese che ha affidato il progetto botanico a Paolo Pejrone e quello architettonico ad Alberto Torsello, che seguirà il bozzetto firmato da Carlo Aymonino e Gabriella Barbini.

“Ho piacere nel ricordare la natura no-profit del restauro – ribadisce la Presidente – sono innamorata di Venezia, e l’obiettivo della Fondazione è quello di riportare alla funzione originaria un luogo che nel corso degli anni ha subito un lento e progressivo abbandono”.

 
 

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)

I lavori non riguardano soltanto i Giardini, ma includeranno l’antica Cafehaus di Lorenzo Santi, che tornerà in funzione come Padiglione del Caffè e devolverà i suoi guadagni proprio alla manutenzione dell’area. Eventuali ulteriori avanzi saranno destinati al restauro di altre zone verdi della città.

 
 
Tornerà a risplendere anche la vicina serra, verranno abbattuti il bunker e ogni altro pericolante edificio in cemento.

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foto di Cynthia Giard Préfontaine (2012/2013)

 
 
Secondo “Venice Gardens Foundation”, il restauro sarà il più possibile conservativo, rispettoso dell’ultima risistemazione asburgica avvenuta nel tardo Ottocento. Incluse le cancellate, i lampioni e il caratteristico pergolato in ghisa, che sarà completamente risistemato.

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foto di Fausto Maroder (2011)

Verrà restaurato pure il ponte levatoio, che tornerà a ricollegare Piazza San Marco con il suo antico polmone verde.

 
 
 
La data di riapertura dei Giardini Reali, inizialmente fissata per il 2018, è slittata per motivi climatici: come spiega Adele Re Rebaudengo, molti arbusti risultano ancora da piantare, e si attende la fine dell’estate per raggiungere le ottimali condizioni botaniche. Il luogo dev’essere riconsegnato alla città nella forma più rigogliosa possibile.

E, come tutti i Veneziani, non ne vedo l’ora.

Nino Baldan

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Foto di Fausto Maroder (2011)

Riproduzione Riservata.

 

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