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Giada Zanola è il titolo dell’ennesimo capitolo sui femminicidi e capita nella stessa comunità già segnata dalla tragedia di Giulia Cecchettin. Questa volta la vittima è una donna di 33 anni, madre di un bambino di tre anni, brutalmente uccisa dal compagno Andrea Favero, di 38 anni.
Si scopre ora che la loro storia recente era fatta di dissapori. Giada aveva confidato a un’amica di essere stata “afferrata per il collo” da Andrea durante un litigio il 27 maggio, un giorno prima del tragico epilogo. Le foto delle ecchimosi sul suo corpo, mostrate all’amica, accompagnate dalla confessione “ho paura”, sono proprio tra i dettagli agghiaccianti contenuti nel provvedimento della Procura di Padova che ha disposto il fermo dell’uomo per omicidio volontario.
La relazione di Giada con un altro uomo, di cui aveva parlato apertamente con Andrea, sembra aver contribuito all’escalation di violenza. E il dramma finale si è consumato a Vigonza, al confine con la provincia di Venezia. Andrea è accusato di aver lanciato Giada giù da un cavalcavia autostradale, tentando di inscenare un suicidio. Tuttavia, le contraddizioni nel suo racconto lo hanno portato a ritrattare davanti alla polizia e al magistrato, anche davanti alle prove delle telecamere. La Procura di Padova, con il sostituto procuratore Giorgio Falcone, ha firmato il fermo alle 2 di ieri notte, dopo le evidenze raccolte dalla Squadra Mobile della polizia, coordinata dal dirigente Carlo Pagano.
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Scopri come fare
L’allarme è scattato nella notte tra martedì e mercoledì, alle 3:30, quando alcuni automobilisti in transito lungo l’A4 tra Padova e Venezia hanno segnalato un corpo straziato da un camion e da alcune auto. La polstrada ha ricostruito che una donna era caduta dal cavalcavia di via Prati a Vigonza. L’identità di Giada è stata presto accertata grazie ai documenti trovati nella sua borsetta, rinvenuta a pochi metri dal corpo.
In mattinata, gli agenti si sono recati nella villetta di via Prati, dove Giada viveva con Andrea. L’uomo ha raccontato di essersi svegliato e di non averla trovata a casa, negando che ci fossero stati litigi la sera precedente e affermando che Giada aveva già tentato il suicidio in passato. Un messaggio inviato dal suo telefonino poco prima recitava: “Sei andata al lavoro? Non hai nemmeno salutato me e il bimbo”. Andrea ha dichiarato di aver appreso della morte di Giada da una chat di quartiere, sostenendo l’ipotesi di un gesto volontario da parte della donna. Tuttavia, le indagini hanno rivelato la messinscena.
La coppia aveva pianificato di sposarsi, ma avevano posticipato la data al 21 settembre. Avevano già prenotato la chiesa, pagato il ristorante, acquistato gli abiti, preparato le partecipazioni e scelto i testimoni. Nonostante i preparativi, Giada scherzava su Facebook: “Ma, conoscendomi, potrei dire no davanti al prete”, si divertiva scherzando con le amiche.
Altri messaggi spaventati sono stati invece inviati alle amiche nei giorni precedenti: “Ho paura che Andrea mi avveleni”. Le fotografie delle ecchimosi sul suo corpo e i segni sul corpo di Andrea, anch’essi fotografati e mostrati ai suoi amici, raccontano di un rapporto definibile come “tossico”.
Alla fine l’epilogo l’abbiamo scoperto tutti ieri mattina: Giada è stata spinta giù dal cavalcavia di Vigonza.
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