Tabaccaio condannato per aver sparato al ladro, minacce al giudice

Franco Birolo, per tutti, è il tabaccaio di Civè di Correzzola (Padova) che uccise ladro, in uno dei primi casi di ‘legittima difesa’ all’interno delle mura domestiche’. Il suo caso fece molto scalpore: in difesa del tabaccaio si schierò anche il vescovo di Chioggia originando una discussione che ebbe posizioni contrapposte, mentre arrivò anche la notizia che a causa di minacce fu assegnata una scorta al giudice che espresse la prima condanna del tabaccaio.

Ora Franco Birolo però potrebbe essere fuori dal tunnel giudiziario. In primo grado era stato infatti condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere e ad un risarcimento danni di oltre 325 mila euro, ma ora il giudizio è stato ribaltato dai giudici della Corte d’appello di Venezia.

Franco Birolo è stato infatti oggi assolto dall’accusa di aver sparato e ucciso il 25 aprile del 2012 Igor Ursu, un ladro moldavo sorpreso a rubare nel suo negozio.

Poco più di un anno fa Birolo, 51 anni, difeso dall’avv. Luigino Martellato, era comparso davanti al gup Beatrice Bergamasco che aveva condannato la reazione del negoziante all’intrusione del malvivente nel suo esercizio commerciante. Davanti al ladro, Birolo non aveva esitato a reagire, uccidendolo con un colpo di pistola regolarmente detenuta.

La condanna in primo grado era arrivata nonostante il pm Benedetto Roberti avesse chiesto l’assoluzione. Bersagliata da minacce anche attraverso i social network, il gup Bergamasco era stata posta sotto sorveglianza. Contro la sua decisione si erano schierate molte formazioni politiche, dalla Lega Nord a Forza Italia.

A sollevarsi a suo favore era giunta anche la voce del vescovo di Chioggia, mons. Adriano Tessarollo. “Mi permetta un’ironia, signora giudice: quello che non era riuscito forse a rubare il ladro da vivo – aveva scritto il prelato nelle pagine del settimanale diocesano Nuova Scintilla – glielo ha dato il giudice, completando il furto alla famiglia, un bel vitalizio ottenuto per i suoi familiari, con l’incidente accadutogli nel suo ‘lavoro di ladro’!”.

Oltre la condanna, il vescovo aveva criticato anche la decisione di dare un risarcimento alla madre e alla sorella del ladro. “Se la legge e chi la rappresenta hanno il compito di educare all’uso proporzionato della forza nella legittima difesa – aveva aggiunto il vescovo – non bisogna neanche correre il rischio di trasmettere un messaggio del genere: ‘violenti, scassinatori e ladri, continuate tranquillamente la vostra criminale attività, tanto qui siete tutelati per legge, perché nessuno deve farvi del male mentre siete nell’esercizio del vostro ‘lavoro'”.

Parole pesanti che erano costate a Tessarollo le critiche dell’Associazione nazionale magistrati. “Rappresentanti istituzionali non dovrebbero dare giudizi sull’attività di altri organi, come quello giudiziario – aveva sostenuto Lorenzo Miazzi, referente per il Veneto dell’Anm – senza avere la completa conoscenza dei fatti”.

Una persona ha commentato

  1. Evidentemente anche “Lorenzo Miazzi, referente per il Veneto dell’Anm”, non aveva “la completa conoscenza dei fatti”, vista l’assoluzione di oggi… che condivido, soprattutto per la parte del risarcimento. Faccio notare che lo Stato risarcisce con 5000 euro una violenza sessuale da persona nullatenente… i parenti avevano trovato il modo di farsi la pensione alla faccia della Fornero…
    La mia solidarietà a Birolo, che peraltro da notizie lette altrove è stato comunque rovinato, 5 anni sono lunghi, ed ha chiuso l’attività, credo

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