FINO A QUANDO? di Germano Zennaro [concorso letterario]

ultimo aggiornamento: 08/07/2020 ore 14:53

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Concorso Letterario de “La Voce di Venezia”. Prima edizione: “Racconti in Quarantena”

Isabel, seduta sui gradini della chiesa con il mento appoggiato sul palmo delle mani, guarda fissa l’acqua del canale leggermente increspata da un po’ di brezza, ma praticamente ferma. Facciate di palazzi si rispecchiano in quell’acqua immobile creando una seconda città quasi virtuale a rovescio. Il silenzio che la circonda viene rotto, di tanto in tanto, da frettolosi passi di corsa che risuonano nella vicina calle per poi concretizzarsi in qualche esile figura impegnata nel ritemprare le membra costrette alla sedentarietà. Passaggio fugace che scompare nell’opposta calle con il rumore che si affievolisce nell’allontanarsi.

Pochi attimi di puro silenzio rotto all’improvviso dall’abbaiare di qualche cane. E’ per lui il momento della passeggiata pomeridiana strattonando chi, accompagnandolo, lo trattiene al guinzaglio. Prosegue annusando qua e là mura, gradini, selciato e fermandosi per i suoi bisogni trattenuti stando in casa. Il suo abbaiare rimbalza sulle case al di là del canale; non ci sono ostacoli e si propaga tutt’attorno.


Isabel quasi si risveglia dalla sua estasi e raccogliendo la borsa ed il libro che voleva leggere, ma che è rimasto chiuso sui gradini della chiesa, si appresta ad alzarsi ed avviarsi verso casa. Lentamente, assorta nei suoi pensieri, si inoltra nelle strette calli incrociando raramente altre persone, tutti protesi a mantenere le distanze: difficili da osservare in queste strette vie.

Con ragguardevole ordine una lunga fila di persone attende pazientemente di poter entrare in un supermercato. Isabel la sta attraversando quando le squilla il telefono.

“Ciao mamma. Come stai?”


“………………”

“No mamma non ti vedo e neanche tu mi puoi vedere se non fai come ti ho insegnato ieri”

“………………”

“Ho capito non ti ricordi più niente e devo rispiegarti tutto”

“………………”

“Va bene ti rispiego tutto ma cerca di ricordartelo perché questo è l’unico sistema per poterci vedere in questo periodo e non si sa neanche per quanto”

“Evviva il progresso”, pensa Isabel,”ma quanto difficile è per le persone anziane comprendere ed adattarsi alla nuova tecnologia!”

Nell’attraversare il ponte di Rialto spazia lo sguardo fino a Ca’ Foscari: un Canal Grande silenzioso, le verdi acque immobili, solo in lontananza un vaporetto del servizio pubblico lascia una lievissima scia quasi impercettibile.

“Prendo il vaporetto” pensa fra se e se.

“Signori possono salire solo 4 persone” informa il marinaio nell’attraccare.

“Bene anche oggi me la faccio a piedi” ed Isabel riprende la sua strada.

Non un negozio aperto, non un bar dove poter bere un salutare caffè, ma casa è vicina e il caffè lo potrà prendere tranquillamente in salotto.

“Ciao Fabio, ciao Jacopo amore mio” esordisce appena varcata la soglia di casa.

Nessun bacio, nessun abbraccio.

“Fabio hai fatto fare le lezioni a Jacopo?”

“Certo cara ma è stata un’impresa titanica e sfibrante: ho appena iniziato a riposarmi”

“Riposati, riposati pure; domani ci sono le pulizie di casa da fare. Laura non viene fino a che non termina l’emergenza”

“Sarà una mattinata campale!” pensa Fabio.

L’appuntamento con le pulizie il giorno dopo: Fabio, passando con l’aspirapolvere urta un sostegno con vaso e relativa pianta che cade spargendo terra e l’acqua che stava sul fondo su buona parte dell’ingresso.

“Cara ho strisciato il muro con il manico della scopa: c’è tutto un segno rosso!”

“E due!” pensa Isabel “Quale sarà il terzo?”

Ed il terzo non si fa attendere: Fabio perde in calle la camicia che sta stendendo.

“Per fortuna oggi pomeriggio lavoro!” è il pensiero di Isabel anche se l’alternativa non è allettante.

Un frettoloso pasto, una breve telefonata alla madre per verificare che quanto spiegatole sia servito a qualcosa e poi in strada. Calli e campi deserti privi del chiassoso mondo dei bambini, del vociare della gente che lavora, delle chiacchiere delle mamme fuori della scuola, dei brontolii degli anziani. “Quello che non ci manca è il chiasso dei turisti!” pensa Isabel fra se e se.

L’ingresso dell’Ospedale Civile: Isabel varca la soglia, il controllo della temperatura corporea, il risuono dei tacchi nei corridoi ed androni, qualche collega da salutare.

Mezz’ora di meticolosa vestizione e poi l’ingresso in reparto.

“Qui comincia il mio turno di lavoro” pensa” e chissà quando si concluderà!”.

 

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