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“Esterno notte”, il rapimento di Aldo Moro con più buio che luce. Di Giovanni Natoli

Quindici anni dopo “Buongiorno notte“, il regista Marco Bellocchio ritorna sulla cruciale vicenda del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, realizzando una serie RAI in sei puntate. Per “Esterno notte” nel linguaggio delle sceneggiature si indica una scena che deve essere girata in esterno e di notte, sia una vera notte o una Nuit americaine, […]

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Quindici anni dopo “Buongiorno notte“, il regista Marco Bellocchio ritorna sulla cruciale vicenda del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, realizzando una serie RAI in sei puntate.

Per “Esterno notte” nel linguaggio delle sceneggiature si indica una scena che deve essere girata in esterno e di notte, sia una vera notte o una Nuit americaine, cioè l’effetto di buio ottenuto tramite filtri che oscurano la ripresa effettuata di giorno.

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Secondo il regista la scelta di questo titolo è un legame con il film precedente, dato che questa serie vede principalmente scene girate in esterna, al contrario che nell’altro, prevalentemente in interni. Per “notte” più che una condizione oraria di luce si allude alla notte della Repubblica; difficile non pensare che la morte di Aldo Moro, per mano delle Brigate Rosse, sia stato l’inizio della fine della prima repubblica.
Una circostanza in cui i partiti di maggioranza, in primis l’immarcescibile Democrazia Cristiana, cominciarono a rendere palese il loro volto oscuro.

La serie è stata accolta con un coro pressoché unanime di lodi; ma mi permetto di non essere d’accordo. Personalmente trovo “Esterno notte” un lavoro piegato a un’estetica seriale, che pur nel “molto tempo” della serialità è afflitto dal “poco tempo” per dire le cose. E oltretutto non dice nemmeno chiaramente, per quel non tantissimo che è dato sapere. Visto che l’affaire Moro (citando Sciascia) è a tutt’oggi una vicenda complessa, complicata, solo in parte chiarita.

Bellocchio parte dagli ultimi giorni dell’onorevole prima del rapimento per poi dedicarsi, puntata dopo puntata, ad alcune figure a lui vicinissime , pur senza saltare alcuni snodi salienti della vicenda. Per cui abbiamo una puntata
dedicata a Cossiga, una a Paolo VI, una a Eleonora Moro, una a Adriana Faranda. Fino alla conclusione che tutti sappiamo.

Inoltre Bellocchio vuole ricollegarsi a “Buongiorno notte” dove si immaginava (spoiler alert) che Moro venisse liberato; ben prima di Quentin Tarantino in “Bastardi senza gloria” il regista si permette di cambiare la storia. Un colpo geniale di cui il cinema e la finzione in genere, se non ha velleità mistificatorie arbitrarie, ha pieno diritto. Anche perché, a dirla tutta, uccidere Moro è stato non solo un crimine contro un essere umano ma un errore strategico madornale.

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In “Esterno notte” Bellocchio ripropone una illusoria salvezza del presidente della DC che viene immediatamente disattesa dal dato di realtà. Abbiamo anche una sorta di Mìse en Abyme nella scena del saggio studentesco sul rapimento che una suora scambia per il vero, creando un cortocircuito sensoriale spiazzante, quasi una impossibilità della messinscena della realtà se non ai fini di comprendere contenere, tanto è lo smarrimento e il dolore.
Volendo così dialogare col film precedente, quasi la dichiarazione di un intento di raccontare di nuovo il fatto in una chiave di cruda realtà.
Ma a ben vedere a mio parere questa serie non dice nulla di nuovo e non lo dice nemmeno benissimo. Inoltre considero
la scelta di alcuni attori e del disegno di alcuni personaggi discutibile. Se Fabrizio Gifuni è impressionante nel ripetere il vero Moro, con un mimetismo inedito, è anche vero che è così mimetico da non avere quasi via di fuga per l’interpretazione del personaggio.

Tutto sommato, comunque, non è lui il problema, Gifuni è uno degli attori più onorevoli del nostro cinema contemporaneo. Le cose vanno peggio con il Paolo VI di Toni Servillo e non sto a sindacare sulla dissimiglianza fisica pressoché totale, quanto sulla recitazione in cui Servillo non è assolutamente al servizio del personaggio ma rifà per l’ennesima volta sé stesso.

Alcuni legami tra la Faranda di Daniela Marra e la terrorista di Buongiorno notte interpretata da Maya Sansa, vista come personaggio che prende coscienza dell’assurdità della condanna a morte di Aldo Moro e del narcisismo del compagno di vita e di lotta Morucci (il quale si esalta a vedere per l’ennesima volta al cinema “Il mucchio selvaggio” per riassaporare il gusto della bella morte) man mano che la vicenda prosegue e il rapimento prende sviluppi sempre più drammatici.

Al contrario di Sansa e senza nulla togliere al tratto drammatico della recitazione della Marra, la sua Faranda, e si può dire lo stesso di tutti gli interpreti del gruppo terrorista, è semplificato e drammatizzato secondo coordinate prevedibili.
Più interessante il ritratto di Eleonora Moro, moglie del politico, a cui Margherita Buy dona una piccola parte dei suoi tic recitativi controbilanciandoli con una immedesimazione nel personaggio piuttosto severa.

Più legata alla tipica trattazione “isterica” la rappresentazione dei figli, plausibile soprattutto negli atteggiamenti estremi di Maria Fida, consapevole di vivere stretti in una morsa in cui manca aria.
Vero è che comunque anche la vedova Moro esiste nella fiction principalmente in quanto monocorde blocco di opposizione alle manovre dei compagni di partito.

Come a dire di nuovo: “tanto tempo” delle serie, “poco tempo” per gli sviluppi. In quanto al Cossiga, nonostante una buona caratterizzazione di Fausto Russo Alesi, alla fine si scelgono uno, due elementi caratterizzanti (la discromia cutanea, l’ossessione per le intercettazioni) come per i personaggi di un feuilleton.


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In sintesi “Esterno notte” a mio parere non regge il confronto con “Buongiorno notte”, dato che si nota che è un lavoro seriale dedicato a una platea generalista che si deve, più o meno onorevolmente, soddisfare tenendo conto che la autoselezione operante in chi sceglie di andare o meno al cinema è minore.

“Esterno notte”
(2022, Italia) regia: Marco Bellocchio
serie Rai in sei puntate, reperibile su Raiplay
330 minuti
con: Fabrizio Gifuni, Margherita Buy, Fausto Russo Alesi, Toni Servillo, Gigio Alberti

Giovanni Natoli
Giovanni Natoli
Giornalista, critico cinematografico e musicista. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Facebook
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