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Buongiorno,
mi chiamo Dino Zanin e sono il Presidente dell’Associazione Canottieri Giudecca.
Con la presente desidero segnalare che, a seguito dell’introduzione del sistema S.I.S.A., abbiamo rilevato un considerevole aumento delle imbarcazioni che, per evitare il transito a velocità ridotta lungo il canale della Giudecca, percorrono il canale retro-Giudecca a velocità ben superiori al limite previsto di 7 km/h.
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Scopri come fare
Tale comportamento interessa direttamente il tratto di canale antistante la nostra remiera (canale retro-Giudecca), nonché i canali adiacenti (canale Fisolo, canale Rezziol e canale della Grazia), regolarmente frequentati dai nostri soci, in particolare dai bambini della scuola di voga e dai ragazzi.
Oltre al moto ondoso generato, che comporta conseguenze ben note e gravi, tale traffico rappresenta un serio pericolo per la sicurezza della navigazione in tutta l’area.
Chiediamo pertanto che Codesta Amministrazione, competente per il tratto di laguna interessato, voglia adottare tutte le misure necessarie per porre fine a questa situazione di evidente pericolo.
Rimango a disposizione per ogni eventuale chiarimento e porgo
cordiali saluti,
Dino Zanin
Presidente Associazione Canottieri Giudecca
Giudecca, 259/b – 30133 Venezia
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Vorrei però proporre una riflessione più ampia, che non intende sminuire le sue preoccupazioni, ma piuttosto allargare il quadro. Immaginiamo per un momento che i trasportatori di merci — barcaioli, corrieri lagunari, operatori di logistica — decidessero di scioperare ad oltranza. Non per un giorno, né per una settimana, ma fino a quando non si ristabilisca uno status quo che consenta loro di operare in modo efficiente e sostenibile. I supermercati, le farmacie, i negozi di alimentari si svuoterebbero rapidamente. La città, che vive di approvvigionamenti quotidiani via acqua, si troverebbe in una condizione di paralisi.
In quel contesto, i veneziani si troverebbero di fronte a una scelta non più teorica: remo o motore? Tradizione o necessità? Con tutto il rispetto per chi voga — e lo merita, perché la voga è cultura, identità, disciplina — non possiamo ignorare che la città ha bisogno anche di efficienza, di servizi, di lavoro. E chi lavora in laguna, spesso lo fa per mantenere una famiglia, non per sfidare la tradizione.
La soluzione, forse, non sta nel contrapporre remi e motori, ma nel trovare un equilibrio. Regolamentare con intelligenza, proteggere i canali più sensibili, educare al rispetto reciproco. E soprattutto, ascoltarsi. Perché Venezia non è solo una città: è un organismo vivo, fragile, ma capace di adattarsi se guidato con saggezza.