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martedì 27 Luglio 2021

Diamanti Grezzi su Netflix, linguaggio cinematografico frastornante come le giornate del protagonista

HomeMoviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni NatoliDiamanti Grezzi su Netflix, linguaggio cinematografico frastornante come le giornate del protagonista

All’interno dell’offerta Netflix una benemerita presenza è il film “Diamanti grezzi”; chi non lo avesse ancora visto ha la possibilità di recuperare questo titolo, datato 2019.
Diretto dai fratelli Safdie, registi indipendenti già realizzatori del precedente “Good Time” e stelle crescenti del cinema alternativo americano, “Diamanti grezzi” è il racconto di un uomo senza qualità che finisce in un gioco che a malapena riesce a controllare.
La traduzione italiana del titolo è scorretta in quanto l’oggetto della contesa è un opale nero, silicato di enorme valore, che Howard, il protagonista riesce ad ottenere di contrabbando dalle miniere etiopi, dove i minatori scavano alla ricerca di gemme con paghe da fame.
Howard è un gioielliere ebreo newyorkese ludopatico, sempre rincorso dai creditori: l’opale è il “colpo di fortuna” che potrebbe rimettere a posto la sua situazione finanziaria ma certamente non quella delle relazioni con la famiglia e gli amici, perché i suoi rapporti sono semplicemente disastrosi, compromessi dalla dipendenza dalle scommesse. A complicare tutto ci sono le incursioni dei recuperatori di debiti e la relazione adulterina con la commessa, improntata su un registro di alti e bassi spasmodici.
“Diamanti grezzi” impronta la sua messinscena con un linguaggio realistico, con riprese a mano, dialoghi che si sovrappongono come nel parlato reale, fotografia livida per il giorno e cupa per la notte; riprese con camera a mano. L’effetto è volutamente frastornante, in sintonia

con le giornate affannate e sempre in fuga di Howard, costantemente barcollante tra disperazione e temporanee salvezze.
Il film dei Safdie ha raccolto una messe di premi notevole e recensioni quasi unanimemente positive. Ed è certamente un bel film, che merita la visione e che non tradisce. Inoltre è una grande scommessa per Adam Sandler, che di regola conosciamo come comico con esito spesso imbarazzante. In “Diamanti grezzi” l’attore si prodiga in una performance perfettamente aderenziale al personaggio e sia fisicamente che dal punto di vista recitativo è quanto di meglio si potesse trovare. I suoi denti esposti in una perenne smorfia tra sorriso e digrigno, pelle dal colorito cereo e guastata da punti neri e segni di stanchezza, abiti dozzinali e anelli vistosi rendono l’idea di un certo tipo di uomo e di commerciante ebreo newyorkese.
C’è però un “ma”, per come la vedo io; “Diamanti grezzi” è un film che racconta perfettamente ciò che vuole narrare ma non è né nuovo, né particolare: Siamo nell’universo filmico di Martin Scorsese (che è uno dei produttori del film) o Spike Lee e comunque nei confini di un linguaggio narrativo già esplorato in altre pellicole;

quindi non riesco a essere completamente entusiasta per i film dei Safdie. Nonostante ciò, e senza chiedere particolari illuminazioni cinematografiche, il film tiene per tutta la sua durata e coinvolge, portandoci all’interno dell’universo di certe famiglie ebree newyorkesi, mettendo alla berlina la ludopatia come modo di vivere che porta sempre a conseguenze nefaste e anche gettando qua e là nel film, una sufficientemente dura critica al sistema di sfruttamento di alcune popolazioni africane, ridotte in schiavitù per i desideri di ricchezza e potere dei popoli cosiddetti civili.
Un film che esibisce in maniera giustamente tortuosa il torbido di un’esistenza sbagliata e nel quale l’unica cosa trasparente è l’opale purissimo e innocente motore di una sarabanda crudele.

DIAMANTI GREZZI
(Uncut gems, 2019)
Regia: John e Benny Safdie
Con: Adam Sandler, Eric Bogosian, Julia Fox, Lakeith Stanfield, Judd Hirsch

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