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martedì 27 Luglio 2021

Cure alternative per il cancro, dopo Eleonora (18 anni), morta Eleonora (34)

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paziente ricoverato ns

La scoperta di una grave malattia è tremenda ed è naturale l’impulso di cercare risposte, tra cui cure alternative per il cancro, nella speranza che risultino magari più efficaci di quelle tradizionali. Quello che è certo è che il metodo Hamer ha fatto oggi un’altra vittima. A pochi giorni dalla morte di Eleonora è mancata Alessandra, 34 anni, madre e imprenditrice: gestiva un ristorante vegano.

Alessandra è morta portando con sé la convinzione che la medicina ufficiale è al servizio del denaro e che la chemioterapia uccide e trasfigura il corpo. Aveva un tumore al seno e ha smesso di respirare all’ospedale di Santarcangelo, vicino Rimini. Secondo Domenico Samorani, il dottore che le aveva diagnosticato quattro anni fa il male, avrebbe potuto vivere a lungo e salvarsi proprio facendo la chemio, da lei sempre tenacemente avversata.

Alessandra Tosi era un’imprenditrice aveva 34 anni, due figli, un compagno di vita, Enrico. Ma anche un consulente hameriano, figura chiave della storia, che ha cercato di curarla con il metodo di Ryke Geerd Hamer, dottore tedesco molto discusso in Germania, radiato dall’albo dei medici, inseguito dalla legge e teorico della medicina germanica senza bisturi, chemio e medicine. Convinto che i tumori abbiano un’origine psichica.

Dopo la morte di Eleonora, la ragazza di 18 anni affetta da leucemia e per la quale i genitori, seguaci del ‘metodo’ alternativo di cura (che non si basa su evidenze scientifiche) chiamato Hamer, hanno detto no alla chemioterapia, anche un’altra donna, che per le cure si rifaceva alla stessa teoria, e’ morta nel riminese.

La presunta ‘terapia’, che prende il nome dall’ex medico internista tedesco Ryke Geerd Hamer, parte dal presupposto che il tumore sia il frutto di un conflitto psichico e, come rileva l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) in una scheda pubblicata sul suo sito, “e’ basata su premesse non scientifiche e ha già provocato la morte di diversi pazienti”.

Non è la prima volta che, alla ricerca di cure, i malati si rivolgono a presunte cure alternative anticancro, non validate dalla comunità scientifica: dal metodo Di Bella, basato sulla somatostatina, a quello Simoncini a base di bicarbonato, passando per l’urinoterapia e il siero Bonifacio.

Il metodo alternativo piùnoto degli ultimi anni è stato il cosiddetto metodo Di Bella, ideato dal medico Luigi Di Bella. Consisteva in un multitrattamento, a base di farmaci chemioterapici, ormoni e vitamine. La sua diffusione nella seconda metà degli anni ’90 spinse il ministero della Salute ad avviare una sperimentazione clinica nel 1998. I risultati, pubblicati sul British Medical Journal, ne sancirono la sostanziale inefficacia terapeutica: nessun caso di completa remissione del tumore e solo tre di remissione parziale.

La ‘cura’ Simoncini, che prende il nome da Tullio Simoncini, medico radiato dall’albo nel 2006 e più volte condannato, e’ basata sul bicarbonato e parte dall’assunto che tutti i tumori sarebbero causati da “reazioni di difesa” dei tessuti all’ aggressione di un fungo, la Candida albicans, da trattare con il bicarbonato. I test, condotti già negli anni Cinquanta, hanno però smentito l’utilità di questa ipotesi terapeutica. “Attualmente alcuni studi in corso stanno valutando se il bicarbonato possa potenziare l’effetto dei farmaci chemioterapici”, spiega l’Airc.

Altri pazienti sono conquistati dalle promesse dell’urinoterapia, basata su presunti effetti benefici dell’urina, che sarebbe in grado di curare cancro, Aids e altre malattie, ma i cui giovamenti non sono mai stati provati scientificamente.

Per finire, risalendo agli anni ’70, il siero di Bonifacio aveva provocato ondate di viaggi della speranza da parte dei malati. La presunta cura ideata dal veterinario Liborio Bonifacio era a base di feci di capra mescolate a urina e acqua, poi filtrate e sterilizzate. I fallimenti delle due sperimentazioni spinsero Bonifacio a ritirarsi, nel 1982.

Mario Nascimbeni | 04/09/2016 | (Photo d’archive) | [cod turive]

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