Coronavirus, otto nuovi casi tra Venezia e Mestre: sei sono operatori sanitari

ultimo aggiornamento: 03/03/2020 ore 10:41

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Il coronavirus oggi si affronta su due linee distinte.

Quella della comunicazione: improvvisamente il virus è diventato un’influenza. Quando solo domenica scorsa autorità lombarde avevano manifestato grande preoccupazione, ora, aggiustato il tiro, soprattutto in una chiave socio-economica, la parola d’ordine è “non è nulla di grave”. Ma la gente si chiede: delle due, l’una: o c’è stata esagerazione prima o c’è sottovalutazione ora.

La linea sul fronte medico-clinico, invece, prosegue con la massima serietà. Sono in arrivo con procedura d’urgenza le prime assunzioni ‘extra’ che andranno a rimpolpare gli organici ospedalieri messi a dura prova dalla diffusione del virus. Si tratta di graduatorie ferme da cui si va a ripescare.

78 nuovi assunti sono in arrivo (34 saranno in servizio già da lunedì). Tra le figure integrate anche autisti-motoscafisti per le idroambulanze di Venezia.

LUCA ZAIA
Il governatore del Veneto, che aveva messo in campo tutte le risorse disponibili per la “salvezza” dei veneti, è oggi costretto ad un carpiato sotto le pressioni delle categorie economiche. Già da giovedì mattina presto il coronavirus si cura come un semplice disturbo influenzale: “Anzi, è un’influenza”, “Da lunedì gli istituti scolastici possono riaprire”, “Noi abbiamo chiuso solo chiese, cinema e musei solo a scopo precauzionale”.

“Io penso che l’ordinanza debba essere revocata”, dice il governatore riferendosi all’ordinanza Ministero della salute-Regione con le misure di sicurezza per contenere la diffusione del Coronavirus. “Oggi in Veneto – ha aggiunto – abbiamo un incremento dei contagiati che è minimale, una decina di casi in più, di cui più della metà asintomatici e gli altri non sono gravi”.

Per Zaia “non c’è quindi picco esponenziale che giustifichi” il mantenimento delle misure previste nell’ordinanza in vigore fino all’1 marzo. “Spero che a livello nazionale si decida di revocare quel minimo di ordinanze che è stato fatto”.

La situazione sta rischiando, però, di diventare schizofrenica. Da una parte, ad esempio, ci sono i numeri diffusi dalla Protezione Civile (a cui afferiscono tutte le autorità) e dall’altra i dati ‘ufficiali’ dell’Istituto Superiore della Sanità che sono circa metà dei primi. Questo perché l’ISS divulga solo i casi di cui è certo attraverso propria conferma che esegue con un secondo test fatto personalmente. E’ evidente, però, che la cosa richiede tempo, così sono due le versioni sul numero dei casi che circolano in Italia con molte differenze tra loro.

Ulteriore esempio ieri pomeriggio: arrivata la notizia di sei casi accertati nella provincia di Pesaro Urbino, nelle Marche, su tamponi per il Coronavirus. Di queste sono però solo tre hanno avuto conferma del contagio anche dall’Istituto superiore di Sanità comunicata dal dirigente di Dipartimento di Protezione civile Angelo Borrelli. Per gli altri tre casi, risultati positivi ad un primo tampone, i campioni sono inviati all’Iss per le ulteriori analisi. Se la tendenza dovesse diventare quella di divulgare i numeri convalidati dall’Istituto, certamente avremo un numero più basso di casi.

Zaia (o il Veneto) è stato inoltre messo sotto accusa per aver utilizzato troppi tamponi. Ma all’inizio di quella che pareva un’emergenza era doveroso fare uno screening totale per circoscrivere i focolai. Ora, invece, le disposizioni sono quelle di fare il test solo a chi dimostra i sintomi del coronavirus durante i 14 giorni di quarantena. Abbandonato il concetto cautelativo del “chi cerca trova”, questo permetterà di utilizzare meno tamponi e certamente di avere un numero più basso di casi.

VENEZIA: 8 NUOVI CASI (TRA VENEZIA E MESTRE) SONO 27 IN TOTALE
Giovedì scoperti otto nuovi casi: si tratta di sei operatori sanitari e due pazienti.

All’Ospedale Civile di Venezia trovata la positività in un paziente di 74 anni che era già ricoverato, residente a Venezia centro storico, ora trasferito nel reparto Malattie Infettive.

Sempre a Venezia, altri tre operatori sanitari sono stati trovati positivi.
Si tratta di un medico e di due infermieri. Al momento non manifestano sintomi e sono stati posti in isolamento fiduciario domiciliare.

A Mestre è risultato positivo un altro paziente che era già ricoverato, anch’egli di età avanzata, residente nella zona tra Quarto d’Altino e Marcon.

A Mestre, però, sono tre anche gli operatori sanitari trovati positivi nella giornata di giovedì, tutti infermieri. Uno di essi è ricoverato all’ospedale dell’Angelo.

Attualmente sono 27 i casi di positività tra Venezia e Mestre, con ben 11 casi tra gli operatori sanitari.

OSPEDALE CIVILE DI VENEZIA: ARRIVATA LA TENDA
Grandi manovre ieri all’ospedale Civile di Venezia: nel giardino che affianca i locali del pronto soccorso è stata montata una tenda della Protezione Civile.

Secondo le indicazioni dell’azienda, nella tenda deve venire svolto il lavoro del triage qualora vi siano i sospetti dei sintomi, in modo che il ‘sospetto’ non entri in contatto con gli altri pazienti del triage comune.

La tenda è comunque omologata per ospitare fino a otto posti letto. E’ riscaldata, e si può trasformare facilmente in piccolo ‘ospedale da campo’.

LE REGIONI
Tra le regioni più colpite dal virus la Lombardia (403 casi con 40 guariti dimessi), il Veneto (111 contagiati, 2 morti), Emilia Romagna (97 e 1 morto), Liguria (19), Sicilia (4 e 2 guariti), Marche (6), Lazio (tutti e 3 guariti), Campania (3), Toscana e Piemonte (2), Alto Adige, Abruzzo e Puglia (1).

LA SITUAZIONE GENERALE SUL CORONAVIRUS
Si registrano, purtroppo, ancora morti: sono cinque i decessi di giovedì (tutti in Lombardia) che portano le vittime a 17. Viene sottolineato che sono tutti casi di ultraottantenni che avevano un quadro clinico già delicato.

Mentre i positivi al Covid-19 diventano 653 (giovedì i casi positivi al virus erano 424).

Crescono fortunatamente anche i guariti dimessi dagli ospedali: sono 45.

Da ovunque arrivano segnali che indicano voglia di ripresa di una vita normale dopo giorni di quarantena: dalla riapertura del Duomo di Milano ai turisti alla possibile ripresa degli istituti scolastici da lunedì in diverse regioni. Mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vuole rassicurare il mondo: “girano tante notizie errate che stanno danneggiando la nostra economia, ma solo lo 0,1% dei Comuni è coinvolto dall’epidemia”.

Proprio la necessità di dare una svolta alla comunicazione è stata raccomandata dal Governo, dopo giorni segnati dalle notizie sull’escalation del contagio, dalle polemiche con le Regioni e da posizioni divergenti nella comunità scientifica. In mattinata, il premier Giuseppe Conte, prima di andare a Napoli per il vertice con la Francia, ha fatto visita alla sede della Protezione civile dove era riunito il Comitato operativo sull’emergenza. Il capo del Dipartimento, Angelo Borrelli, è sceso subito dopo in sala stampa per il consueto punto delle 12 ed è partito subito con la “buona notizia” dei 37 guariti in Lombardia.

Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, aveva in precedenza invitato a considerare come casi positivi solo quelli confermati dall’Istituto superiore di Sanità, “mentre quelli comunicati dalle Regioni devono essere considerati come casi sospetti. Le Regioni hanno l’obbligo morale di seguire le indicazioni centrali altrimenti si genera il panico collettivo”.

I ricoverati con sintomi sono globalmente 248, 56 sono in terapia intensiva e 284 in isolamento domiciliare.

Non sono emerse nuove ‘zone rosse’.

Ricciardi ha parlato di “un focolaio e mezzo” in Italia: “quello originale è nella Bassa Lombardia e poi ce ne è uno più piccolo in Veneto che siamo riusciti a ricondurre al focolaio lombardo”.

I tamponi somministrati sono stati 12.014 (la metà in Veneto). Il sistema dei tamponi, ha riconosciuto il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, “che forse nei primi giorni ha avuto un impiego eccessivo, anche comprensibile, credo che una volta regolamentato nei prossimi giorni tornerà a regime. Il tampone – ha aggiunto – va fatto solo nei sintomatici. Questo non vuol dire però che i sospetti di contatti stretti non debbano mettersi in quarantena. Le due misure non sono due alternative: faccio il tampone e non mi metto in quarantena”.

“Coronavirus, 32 casi a Venezia-Mestre: 19 sono operatori. L’appello: “Inaccettabile che non ci siano mascherine per i medici” : aggiornamento di sabato 29/02/2020 ore 08.00

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