Coronavirus, 32 casi a Venezia-Mestre: 19 sono operatori. L’appello: “Inaccettabile che non ci siano mascherine per i medici”

ultimo aggiornamento: 01/03/2020 ore 08:04

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Coronavirus, 32 casi a Venezia-Mestre: 19 sono operatori. L'appello: "Inaccettabile che i medici non abbiano mascherine"

Coronavirus, una giornata convulsa venerdì che si è confrontata su temi diversi. Il tema delle scuole chiuse divide a metà gli italiani, tra quanti vorrebbero una riapertura per poter ritornare al lavoro non dovendo più badare ai figli e quanti spingono per dare il primo segnale che l’ “emergenza” è finita, magari per dare ossigeno ad un esercizio o un’attività.
Per contro, c’è chi dice che i motivi che hanno portato alla chiusura sono ancora validi in quanto le infezioni aumentano sia pur lentamente, posto a fianco di chi fa presente che la popolazione scolastica in movimento vuol dire una massa enorme di persone in viaggio sui mezzi pubblici. In questa ottica viene ricordata la decisione di altri paesi che hanno deciso una chiusura addirittura fino a maggio.

Sullo sfondo la Regione Lombardia che tende verso il ‘no’ mentre il governatore Luca Zaia auspica il ‘sì’ ma mette tutto in mano della comunità scientifica. Comprensibilmente, dato che come si muove una porzione della popolazione lo critica.


Zaia però ci mette del suo quando dichiara che “Abbiamo visto tutti i video dei cinesi che mangiano topi vivi” creando una sorta di incidente diplomatico per cui dovrà fare pubbliche scuse. Gli oppositori ricordano: “Ma come, questa non era una pandemia mediatica dei tempi dei social in cui la comunicazione è purtroppo composta anche da video fake come quelli che lei ha ricordato che mostravano morti per strada accatastati in Cina? Ora invece youtube è invece diventato un fondamento per i convincimenti che il governatore poi esprime?”.

Dopo la formale e dura protesta della diplomazia cinese il presidente si è scusato: “Sono stato frainteso”.

Su tutto questo, trova posto anche l’idea che per agevolare un veloce ritorno alla normalità occorra diffondere meno dati. Il bollettino con l’aggiornamento dei nuovi contagi e sulla situazione dei malati potrà essere diffuso una volta al giorno anziché due.


LA DIFFUSIONE DEL VIRUS
Ed eccoli i dati ufficiali di venerdì 28 febbraio (ANSA).
In Italia i malati sono saliti a 822, con un incremento in un solo giorno di 231, quasi il 40%.
Aumentano anche i morti: ora sono 21 con i 4 registrati venerdì. Si tratta di due uomini e due donne tra i 70 e gli 80 anni residenti nelle aree del lodigiano dalle quali è partito il contagio.

Sembra dunque non arrestarsi ancora la progressione del virus anche se, lo spiega il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, bisognerà attendere ancora qualche giorno per capire l’impatto delle misure adottate e valutare se sono state sufficienti.

Angelo Borrelli, responsabile della Protezione Civile e Commissario per l’emergenza coronavirus, ha ricordato che circa metà dei casi positivi sono asintomatici o presentano sintomi lievissimi.

Intanto si registra un primo caso nel Lazio, a Fiumicino: si tratta di una donna che era stata a Bergamo che, sottoposta ai test allo Spallanzani, è risultata positiva. La sua famiglia è stata posta sotto sorveglianza attiva allo Spallanzani.

SCUOLE, ANNO DIDATTICO SALVO IN OGNI CASO
Gli studenti che hanno collezionato assenze perché frequentano scuole chiuse a causa del Coronavirus non perderanno l’anno scolastico, anche se le chiusure dovessero protrarsi.
E’ un punto contenuto sul decreto Coronavirus approvato dal Consiglio dei ministri.
Il ministero dell’Istruzione deroga così al limite dei 200 giorni minimi per la validità dell’anno scolastico.

RIAPERTURA SCUOLE
Il Veneto vorrebbe riaprire già da lunedì, come ha ribadito più volte Zaia. La Lombardia, invece, ha chiesto un’altra settimana di stop. E’ probabile dunque che si arriverà ad un provvedimento ad hoc per le due regioni e ad un altro con le le linee generali per tutte le altre. Che in alcuni casi – come a Palermo e nel Trentino Alto Adige – hanno già deciso la riapertura delle scuole.

Ieri, intanto, sono avvenute le prime disinfestazioni in scuole e asili comunali di Venezia.

Ma la linea di uniformità tanto auspicata in un’ottica centralista è veramente difficile da perseguire dato che tra regione e regione ci sono differenze sostanziali.

C’E’ REGIONE E REGIONE
E’ proprio la situazione sul territorio ad imporre scelte differenti. I numeri ufficiali dicono che su 822 ammalati (la metà in isolamento domiciliare, 345 sono ospedalizzati con sintomi mentre 64 sono in terapia intensiva), ben 474 sono in Lombardia, dove ci sono anche 8.500 persone in isolamento domiciliare perché venute a contatto con soggetti contagiati, mentre 149 sono in Veneto, quasi tutti in provincia di Padova e Venezia. Poi 143 in Emilia Romagna, la maggior parte in provincia di Piacenza.

Dunque è chiaro che per questi territori serviranno misure diverse rispetto a quelle che verranno prese, ad esempio, per la Toscana, dove ci sono 7 casi, per la Marche (6) o per l’Umbria, dove si registrano i primi due casi, non ancora validati dall’Iss.

E che sia la Lombardia l’epicentro del virus lo dimostra anche l’emergenza – poi rientrata secondo quanto detto dal Commissario Borrelli – che si è verificata nell’ospedale di Lodi, dove sono stati ricoverati 51 pazienti gravi tutti provenienti dalla zona rossa di cui 17 in terapia intensiva. Vista la carenza di posti, sono stati trasferiti in altri ospedali lombardi.

AREA VENEZIA MESTRE
Aumenta, lentamente ma costantemente, il numero complessivo dei soggetti infettati, ma questo, come spiegato più volte, non significa che le loro condizioni destino automaticamente preoccupazione.

Sono 32 i casi di coronavirus nell’area Venezia-Mestre confermati venerdì (il giorno precedente erano 27). 13 di essi sono ricoverati.

Dei nuovi cinque casi: il primo riguarda un altro degente dell’Ospedale Civile di Venezia, ora ricoverato in terapia intensiva; il secondo riguarda un infermiere di Treviso residente a Noale; infine altri tre dipendenti ospedalieri del San Giovanni e Paolo che avevano avuto contatti con i contagiati. Si tratta di O.S.S (operatori Socio Sanitari, cioè addetti all’assistenza ma non infermieristica).

Come già ribadito, è proprio questo uno degli aspetti che più preoccupa, la percentuale di operatori sanitari colpiti: su 32 casi di coronavirus a Venezia – Mestre, ben 19 sono operatori.

VENEZIA
Nel solo Civile di Venezia si contano oggi diciotto casi.
Di questi, undici sono di personale ospedaliero (tutti asintomatici) mentre sette sono pazienti ricoverati.

I MEDICI
In una situazione come questa c’è da registrare l’appello dell’ordine dei medici al presidente Fontana.
“Non si può accettare – dice il presidente Filippo Anelli – che i nostri medici si trovino a fronteggiare l’emergenza senza le dotazioni per la protezione personale”.

Si tratta di un problema al quale sta cercando di ovviare la Protezione Civile che ha centralizzato l’acquisto di mascherine e Dpi e ha già cominciato a inviarle nelle regioni.

LA RIPRESA
Le misure varate nel Cdm, dallo stop di tutti i pagamenti nelle zone rosse ad una serie di aiuti per il turismo, sono solo un primo intervento ed è chiaro che bisogna far ripartire il paese, fermo restando la necessità primaria della tutela della salute. Come? Seguendo, come dice il ministro dell’Economia Gualtieri, una “linea di equilibrio”: dunque “modulando in modo più preciso” le misure restrittive in atto per riaprire scuole, università, negozi, musei fuori dalle zone rosse.

Va in questo senso il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri che sarà adottato nelle prossime ore: un provvedimento contenente le linee generali alle quali tutte le regioni dovranno conformarsi. Lo ha spiegato il commissario Borrelli. “Stiamo lavorando ad un Dpcm che andrà a ridisegnare le misure nei territori e sarà un provvedimento generalizzato per tutte le Regioni. Puntiamo ad un comportamento uniforme e concordato che sia coerente con l’andamento della malattia”.

Tutte misure per contenere il contagio, partendo dal presupposto che il diritto alla salute viene prima di tutto, ma anche per consentire a chi vive nelle aree focolaio di “continuare a vivere regolarmente” come dice Borrelli ricordando la decisione di Poste Italiane di aprire gli uffici per poter pagare le pensioni anche nelle zone rosse.

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Una persona ha commentato

  1. Nel ricco Veneto dall’eccellenza sanitaria, i posti letto, dopo anni di tagli, sono insufficienti per il coronavirus, ci affidano a medici pensionati ultrasettantenni, e mancano le mascherine protettive per Medici e personale sanitario?
    Sciopero immediato, denuncia a Spisal ed esposto in procura!
    (e ricordarsi di tutto ciò quando si va a votare…)
    Prof. Mozzatto Fabio
    Venezia

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