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sabato 15 Maggio 2021

CONGIUNTO CHI? di Marco Fusi [concorso letterario]

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Concorso Letterario de “La Voce di Venezia”. Prima edizione: “Racconti in Quarantena”

Per anestetizzare la quarantena mi stavo rimbambendo su facebook come la maggioranza dei reclusi per covid in Italia, isole comprese.

Navigando tra like e commenti insulsi, all’improvviso ho notato la richiesta di amicizia di un lontano parente, di quelli persi nelle brume delle nebbie, o usciti per comprare le sigarette e mai più tornati, visti l’ultima volta ad un funerale con la faccia allegra di chi aveva ereditato e già ponderava la fuga.

Facebook ha questo potere di ritrovare primi amori, secondi amori, e amori alla frutta, amici della naja ancora prigionieri della caserma, amici di infanzia che si sono rifatti una vita lontani da te, e parenti cui avevi messo felicemente una pietra sopra, mai però che si riesca a recuperare chi ti deve dei soldi da quando ancora esisteva la lira e mai caduti in prescrizione.

Gli ho concesso comunque l’amicizia, e ci siamo messi a conversare andando indietro coi ricordi, una felice immersione in sogni e avventure d’altri tempi.
Il giorno dopo mi ha attaccato un altro lungo bottone, solo dopo ho capito che giocava come il gatto col topo, difatti alla fine mi ha fatto una proposta che non potevo rifiutare, e mi sono immaginato la testa di cavallo nel letto come nel film “il padrino.”

Sarebbe venuto a trovarmi, non vedeva l’ora dopo sessanta giorni chiuso in casa, e questo grazie al nuovo decreto che prevedeva di poter far visita ai congiunti anche se situati in altra provincia.
Così nel fine settimana è venuto a trovarmi, con una bottiglia in mano e una faccia tosta ancora più spumeggiante, ben sapendo che ero astemio, appunto per quello, mi ha spiegato, e da lì mi è venuto il primo sospetto.

Il secondo è venuto col driin driin del campanello mezz’ora dopo, gonna più corta del mio conto corrente, tacchi da vertigine ( la mia ), e scollatura che non si poteva equivocare, con un balcone che pareva più una terrazza, a farla breve si è presentato un donnone equivoco, che sprizzava sesso da tutti pori.
E’ la mia fidanzata, si è azzardato a dire il lontano cugino, da cui cominciavo a prendere manciate di centimetri di distanza sociale e parentale.

“Sai, mi mancava molto, e caso vuole che lei abiti a due isolati da casa tua, l’unico modo di vederla era incontrarsi da te grazie al nuovo decreto”.
“Sì, ma la storia dei congiunti vale anche per i rapporti stabili”- ho replicato.
“E’ un rapporto freschissimo, ancora instabile.”
“Per forza, se si ostina a mettere il tacco 15 non sarà mai stabile.”- ho buttato lì con una certa cattiveria, risultata vana.
“Capisco, ma ora che ci penso, visto che abita così vicino a casa mia non potevi andare da lei direttamente?”

“E’ sposata.”
“Col suo magnaccia, immagino, non vedo chi altri poteva farlo.”
“Zitto, cugino, che ci può sentire, dal bagno, ma non è che devi andare a fare la spesa?”
“Perché, che devo prendere?”
“Aria, cugino caro, devi prendere aria, stai sempre in casa.”
“Certo, però non credo che troverò al supermercato quel che mi serve.”
“E che sarebbe?” – ha chiesto incuriosito l’infimo parente.
“Il kalashnikov, con relativi proiettili” – ho risposto con malcelata ironia.

Me ne sono uscito col chiaro intento di prendere un taccuino al super, per redigere ed escludere tassativamente il cugino dal mio testamento olografo, e se possibile anche tagliarlo dall’albero genealogico per la sua grave tossicità.
Me la sono presa comodissima e sono rientrato un paio d’ore dopo, sicuro che più di tanto l’incontro carnale non poteva durare, e già pregustavo di

sanificare letto, lenzuola e asciugamani, e i guanti?
Quelli non per le mani, ovviamente, magari anche no, un bel regalino tipo malattia venerea sarebbe stata giusta vendetta per il profittatore, ma con mia sorpresa l’ospite non gradito non ci stava più, lasciando però l’ospite dell’ospite che guardandomi nuda dal letto mi ha detto:”gradisca.”

Ok, mi sono detto, lo faccio per festeggiare il centesimo anniversario della nascita di Fellini,vuol dire che in fondo il cugino non si stava mostrando così insensibile al sangue del suo sangue, doveva essere un socio AVIS.

E’ stata una esperienza indimenticabile, quella donna aveva una spiccata empatia per i bisognosi di affetto, e mi ha fatto perdere più peso lei in tre ore che facendo footing ogni giorno per due settimane, abbiamo fatto le posizioni numerate del kamasutra, ma per rispettare le norme di distanza sociale, un numero sì e un numero no, alternate.

Sto esagerando?, un pochettino, giusto per rendere più interessante il racconto, per i dialoghi immaginatevi tanti bip bip bip, e chi capisce cosa intendo lo iscrivo al concerto di musica cacofonica.
Dopo lo tsunami si è accesa la sigaretta e mi ha detto che le spiaceva ma non poteva trattenersi a lungo, avendo altri impegni, mi ha fatto i complimenti per la casa e per i vicini che non avevano protestato per i folli rumori provocati prima da mio cugino e poi da me.

Che carina ho pensato, meriterebbe un regalo, il mio ultimo libro dal titolo: amor di vino, o un foglietto preso dalla mia mitica collezione di biglietti dei baci perugina, o magari gradirebbe più un vibratore ad energia solare.

Rimuginavo cosa fosse meglio regalarle per la sua disponibilità a ridurre così tanto le distanze in tempo di covid quando con gesto di inaspettata eleganza mi ha allungato la mano, mormorandomi all’orecchio:”Suo cugino mi ha detto che pagava lei per tutti e due, quindi fanno cinquecento euro, i preservativi sono in omaggio.”

Quindi si trattava di una ragazza squillo, pagata per trombare, e il cugino trombone aveva trombato anche me, facendo del turismo sessuale, a lui il bonus vacanza non spettava, in quanto dedito al tromba, mordi e fuggi.

Una cosa questa storia però mi ha insegnato, cioè che dopo il rischio di trovare un sintomatico o contagiato al covid diciannove, la peggio cosa che ti possa capitare è incontrare un malato di sesso, e dal braccino corto.

 

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