COME CAMBIANO LE ABITUDINI di Lidia Modolo [concorso letterario]

ultimo aggiornamento: 26/09/2020 ore 10:42

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22/02/2020
“Sapete cosa vi dico?”, esclamò con il suo vocione, Piergiorgio, “Lori ed io, la prossima settimana, non andremo a teatro!”. Il suo intervento interruppe le chiacchiere. Quella sera, Federica aveva organizzato una cena, per festeggiare il compleanno di Valerio, suo marito. Più volte l’aveva rinviata, causa malanni di stagione di molti suoi ospiti, una decina di persone, legate da un’amicizia sopravvissuta “al passare del tempo ed alle intemperie”. Ebbene, quella sera, finalmente, si erano ritrovati, per trascorrere alcune ore spensierate, come sapevano ancora fare, sebbene gli anni non fossero pochi per nessuno. “Diversamente giovani” si definivano. Tutti, infatti, si avviavano ai settanta, qualcuno li aveva anche superati.

Federica e Valerio avevano organizzato al meglio la riunione conviviale. Le pietanze erano, infatti, state apprezzate da tutti; le battute scherzose non si erano risparmiate: il clima ideale per una piacevole serata tra amici. Si stava ora indugiando, prima di assaporare dolce e frutta. Attesissimo era, inoltre, il brindisi ai settanta anni del festeggiato. Si intrecciavano diversi dialoghi: difficile seguirli tutti. Poi la voce di Piergiorgio aveva sovrastato le altre, creando qualche attimo di silenzio.


“Per quale motivo? Avete impegni?”, chiese, poco dopo, Fiorenza. Piergiorgio, che, forse, stava rimuginando da un pezzo la frase ad effetto appena pronunciata, aggiunse: “Non avete sentito le ultime sul coronavirus?”. A quel punto, i commensali ripresero a parlare tutti assieme: le varie argomentazioni si sovrapponevano. “C’era da aspettarselo! Con la globalizzazione… Forse, ha ragione Piergiorgio…”. “Calma, non facciamoci prendere dal panico! Qualche precauzione potrà bastare!”. “Niente affatto! Anzi, secondo me, non ce la raccontano giusta… Fino a ieri tutto sembrava tranquillo, ora si scopre che i focolai di contagio sono due. Vi sembra possibile?”. “Il virus circolava da tempo, anche se nessuno ne parlava, ma non bisogna intimorirsi! Non abbiamo, forse, nel Nord la migliore sanità pubblica? Basta tenersi informati…”. “Sono d’accordo con Franca! Finora, non c’è stato nessun divieto a frequentare luoghi pubblici, neppure quelli chiusi, come il teatro. Quindi, non fasciamoci la testa, prima di esserci fatti male!”. “Secondo te, dunque, dobbiamo aspettare di farci male?”. Quest’ultima frase era stata pronunciata da Massimo, che, fino ad allora, era rimasto in silenzio ad ascoltare gli altri.

A troncare la discussione che stava assumendo toni piuttosto vivaci, intervenne Federica: “Allora, ragazzi, un po’di silenzio, per favore! Preferite prima il dolce o la frutta?”. Tutti scelsero il dolce. Quindi, l’attenzione si spostò sulla magnifica torta, preparata per l’occasione da una famosa pasticceria. Valerio spense facilmente l’unica candelina, tutte sarebbero state troppe, in mezzo agli applausi generali. Seguirono il brindisi, un ottimo spumante italiano, le lodi al delizioso dessert, sulla cui scelta tutti furono concordi, quindi un simpatico discorso di ringraziamento agli amici per aver partecipato alla festa. Valerio ricevette molti regali, accompagnati da biglietti di auguri, che gli ricordavano, con affetto ma anche ironia, gli anni compiuti: settanta, un bel traguardo.

La serata riprese il precedente tono conviviale, sebbene fosse ormai chiaro a tutti che qualcosa di nuovo stava accadendo nel Paese. Un virus sconosciuto stava, forse da tempo, circolando, nella inconsapevolezza generale.


23/02/2020
“Ciao, Fede, sono Giulia, come va? Telefono per ringraziarvi: ieri abbiamo trascorso davvero una piacevole serata! Ancora complimenti per le delizie che hai preparato, tua madre è stata un’ottima maestra… State seguendo anche voi l’accavallarsi di notizie sulla diffusione del virus?”. “Non devi ringraziare, è stato nostro il piacere di avervi come ospiti… Eh sì, stiamo anche noi ascoltando notiziari e trasmissioni riguardanti il coronavirus. Siamo spiazzati, non sapendo come evolverà la situazione. Siamo, soprattutto, preoccupati per nostra figlia, che, per lavoro, viaggia e si sposta in treno. Mai ci saremmo aspettati un’espansione così rapida di un nuovo virus nel nostro Paese. Sembrava tutto sotto controllo, invece… Avevamo già progettato un viaggetto a Praga, ma, date le circostanze, non so se ci andremo. Meno male che avevamo prenotato con possibilità di cancellazione…”. “Anche noi, probabilmente, non partiremo per la Croazia… Ricordi che ne abbiamo parlato ieri sera? Ci dispiace rinunciare, non abbiamo ancora deciso, staremo a vedere gli sviluppi del contagio… Ora ti saluto, ci sentiamo presto”.

Nei giorni e nei mesi successivi

Il virus si sta velocemente diffondendo nel Nord d’Italia, interessando, in particolare, alcune regioni e creando allarme tra la popolazione. Due paesi, uno in Lombardia, l’altro in Veneto, sono stati isolati. I sanitari stanno sottoponendo la cittadinanza al cosiddetto tampone, per scoprire altri contagiati, il cui numero cresce quotidianamente. Sono stati chiusi scuole, università, musei, teatri, cinema, chiese. Sono stati cancellati eventi, viaggi di istruzione, attività sportive. Interrotto il Carnevale di Venezia, stanno fioccando disdette agli alberghi. Il settore turistico-alberghiero è in sofferenza, in generale l’economia sta vivendo giorni difficili.

Presi d’assalto supermercati, esauriti, in brevissimo tempo, disinfettanti, mascherine, guanti usa e getta: si è verificato un vero accaparramento. Peggio ancora, c’è chi specula sulla paura, per cui, in internet, si trovano tali prodotti a prezzi allucinanti. Pare che falso personale sanitario si sia proposto, telefonicamente, di andare nelle abitazioni ad effettuare il tampone gratuitamente. Certo un altro era lo scopo.

Notizie angoscianti giungono da alcuni ospedali: aumentano i decessi, mancano personale e presidi sanitari… Impressionante è la visione di moltissime bare allineate, sgomenta pensare che non si possano celebrare i funerali.

Improvvisamente, i ritmi sono rallentati, mentre prima c’era un eccesso di frenesia. Forse, non tutto il male vien per nuocere, o, forse, mi sto sbagliando: difficile avere per ora le idee chiare. Si consiglia di lavorare da casa; si consiglia di evitare i luoghi affollati. Si può allontanarsi dalla propria abitazione solo per seri motivi: cresce in me la sensazione di mancanza di libertà. Cambieremo di certo stili di vita, daremo importanza a valori desueti, anziché alle frivolezze, ai consumi sfrenati.

I mezzi pubblici circolano quasi vuoti: non era mai capitato. Mi colpiscono immagini di stazioni semideserte. Mi turbano e, nel contempo, mi affascinano le piazze e le calli veneziane svuotate. La città, bellissima, si è ripresa i suoi spazi, le acque dei canali di nuovo cristalline; un mondo subacqueo, impensabile, è ricomparso, in seguito alle misure adottate per contenere il virus. La qualità dell’aria è migliorata. Mi chiedo quanto distorto fosse il nostro rapporto con l’ambiente.

Poco frequentate sono anche le strade di Mestre, proprio nei giorni di Carnevale: solo alcune timide mascherine in piazza. In compenso, i bimbi che abitano nell’appartamento sopra il nostro si stanno scatenando: corse, salti, urla di divertimento, di gioia. Sono bambini e, com’è giusto, giocano. Poco fa, vedevo, attraverso i vetri delle finestre, piroettare dall’alto nell’aria stelle filanti, scendere, come colorati fiocchi di neve, cascate di coriandoli.

Per quanto mi riguarda, mi mancano i contatti umani, i sorrisi e gli abbracci degli amici, le chiacchiere con i vicini. Viviamo isolati e chissà per quanto si protrarrà questa situazione.

Cerco di tenermi informata, senza farmi prendere dall’ansia, né “sommergere” dalle notizie. Mi chiedo, però, se si siano prese per tempo le dovute precauzioni. Attendo sviluppi, temo non positivi, nei prossimi giorni… Panico, polemiche possono solo danneggiare; in una situazione già molto delicata, servono interventi mirati, dettati da esperti, per arginare il virus.

Strano, tuttavia, che Paesi confinanti con il nostro non abbiano registrato un numero di contagi così alto. Forse, il coronavirus preferisce gli Italiani? Forse, altre nazioni non stanno effettuando lo stesso numero di controlli… Quanto alla nostra vacanza in Istria dovremo rinviarla, poiché l’Italia ha imposto precisi limiti alla circolazione, sia tra regioni, sia oltre i confini nazionali.

Del coronavirus si è saputo solo di recente, ma virus e contagi in Cina erano diffusi da molto. Proporzioni e ricadute della pandemia non riusciamo ancora neppure ad immaginarle, ma l’intera vicenda merita, a mio avviso, una riflessione. Dovremmo imparare ad essere meno sicuri delle nostre certezze, anche se pare un gioco di parole, più disposti a comunicare, a scambiare conoscenze, in un clima di collaborazione tra popoli, a vantaggio di tutto il genere umano. Finora abbiamo, invece, assistito a svariate forme di sovranismo …

La mia proposta, purtroppo, è, me ne rendo conto, un’utopia.

 

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