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Bon di e bon anno, homini e done da ben. Di Roberto Ciambetti

Mi piace pensare che la Madonna, incontrandolo nel Cielo dei Giusti, saluti Bepin Segato con le stesse parole con cui rispose il 9 marzo del 1510 a Giovanni Cigana sulla strada che da Motta di Livenza conduce a Oderzo: “Bon dì e bon ano, homo da ben…”. Già perché Bepin Segato era ed è un homo da ben. La Madonna sono certo proprio in questi giorni “in cao de l’anno” gli parlerà in Veneto, nella lingua madre, lingua del popolo e non certo nella lingua dei potenti e prepotenti che le avevano ucciso già il figlio, Gesù Cristo oltre ad aver prevaricato su tanti poveri cristi magari colpevoli, come Bepin Segato, di amare la loro terra e la loro storia.

Nella storia del Veneto questi primi giorni di marzo segnano l’inizio del nuovo anno, il Cao de l’anno o Capodanno, e il richiamo del miracolo di Motta di Livenza con la Vergine Maria, la Madre che dà la vita, l’approssimarsi della Primavera, e gli antichi riti rurali di cui ancora oggi teniamo traccia con le varie Chiamate di Marzo o il Brusar Marzo con i suoi falò che indicano la strada alla nuova e bella stagione, parlano tutti della Rinascita.

Quale Rinascita oggi? Il miracolo di Motta di Livenza avvenne nel 1510, anno durissimo per la Serenissima investita dal ciclone della Lega di Cambrai e colpita persino da una epidemia di peste. Ancor oggi l’orizzonte non è roseo: le previsioni economiche per l’Italia son fosche e sebbene il nostro Veneto abbia dati analoghi a quelli delle economie più sane, il rischio di finir travolti dal dissesto italiano non è così remoto.

Si fa sempre più incombente il neocentralismo romano che vuole riportare a Roma funzioni e competenze con risultati che per noi sarebbero disastrosi. Immaginate cosa significherebbe portare a Roma la Sanità, oggi gestita dalla Regione e in testa alle classifiche internazionali per qualità, costi e servizi. In un settore gestito dallo Stato come la Giustizia l’Italia è al 103° posto (su 189) nella classifica mondiale. Secondo l’Organismo anti frode e corruzione europeo, l’Italia è il penultimo Paese in Europa per corruzione, superata solo dalla Bulgaria. 60 miliardi all’anno di perdite per l’economia, collusione della politica con la criminalità organizzata, troppi processi che finiscono in prescrizione, vicende grottesche come quelle di Mafia Capitale, in uno stato dove i ladri se ne vanno in giro liberi e i galantuomini, come appunto Bepin Segato, invece finiscono in galera.

Ha senso in questo scenario guardare con speranza al futuro e dunque festeggiare il Cao de l’anno veneto? Io dico di sì: la storia del Veneto ci insegna che è possibile rovesciare a nostro vantaggio una situazione disperata. La Lega di Cambrai sconfisse militarmente la Serenissima che uscì tuttavia vincitrice politicamente tanto che il ‘500 segnò per la Repubblica marciana un secolo eccezionale.
Ancora oggi, la nostra economia presenta decine e decine di esempi di imprese che hanno saputo trasformare le difficoltà in occasioni di crescita. Questo è l’animo e la capacità dei Veneti, la capacità di rinascere e reagire. Ecco perché guardo con fiducia al domani, perché credo che noi si sia capaci di cambiare le cose, perché continuiamo a scandalizzarci e indignarci davanti al malaffare, alla corruzione, al malgoverno in uno stato dove la malavita fa la bellavita e gli onesti possono anche finire perseguitati e prevaricati.

Bepin Segato si ammalò in carcere dove trascorse anni di dura galera, neanche fosse stato un criminale. Era solo un patriota. Un patriota che parlava la sua lingua, il Veneto. Anche pensando a lui, a tutti i cittadini Veneti, a chi ama e lavora onestamente nella nostra terra: “Bon dì e bon anno, homini e done da ben”.

Roberto Ciambetti
29/02/2016

Data prima pubblicazione della notizia:

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