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Baby Gang di Marghera spedita al carcere minorile

La Baby gang della rapina di Marghera si può dire smantellata. Li hanno individuati e arrestati. Sono “loro” i tre ragazzi di Marghera gli autori di una cruenta rapina che ha avuto come vittime una donna di oltre cinquant’anni e il suo compagno disabile di sessantaquattro. Si tratta di tre minorenni : hanno adocchiato la […]

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Baby Gang di Marghera spedita al carcere minorile

La Baby gang della rapina di Marghera si può dire smantellata. Li hanno individuati e arrestati.

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Sono “loro” i tre ragazzi di Marghera gli autori di una cruenta rapina che ha avuto come vittime una donna di oltre cinquant’anni e il suo compagno disabile di sessantaquattro.

Si tratta di tre minorenni : hanno adocchiato la coppia sul tram, sono scesi con loro, l’hanno seguita fino alla loro abitazione in via Correnti. In due hanno bloccato la coppia nell’androne di casa ( il terzo era fuori nel suo ruolo di palo), malmenando e spingendo la donna a terra che cercava di resistere, e rubando quel che c’era nella sua borsetta: carte di credito e qualche decina di euro.

I tre ragazzi, già conosciuti in quella zona di Marghera, sono stati individuati dalla polizia e per decisione della Procura sono stati trasferiti al carcere minorile di Treviso.

L’odiosa vicenda, ripropone la violenza che i giovanissimi riescono a perpetrare nei confronti di vittime prese di mira, soprattutto bengalesi, accerchiati e picchiati senza pietà, con la modalità del branco, che numerosi esperti e educatori non sanno come leggere e interpretare.

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La Squadra Mobile è da anni impegnata nell’individuazione delle Baby gang, che agiscono con preoccupante incoscienza rispetto la natura e la conseguenza dei loro atti. Ogni volta- come spiegano Angela Lauretta e Barbara Re, responsabili della Squadra – tentiamo un approccio persuasivo, teso a responsabilizzare i ragazzi, a far capire loro la gravità di quel che fanno, bisognerebbe che le famiglie, la scuola intervenissero. In caso contrario, la situazione peggiorerà di giorno in giorno e questi ragazzi così giovani mettono in gioco e in forse il loro domani.

Trovarsi in carcere a 15, 17 anni, non solo è terribile, ma non è “unicamente” di questo, di cui i ragazzi che agiscono violentemente hanno bisogno. La cosiddetta comunità educativa potrebbe entrare a tutto titolo in queste esistenze, avendone le competenze, per favorire uno sbocco da una realtà davvero inquietante, offrendo strumenti di prevenzione ai ragazzi e alle loro famiglie per meglio vivere e capire al vita.

Redazione

17/04/2016

(cod babyga)

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