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Pamela Genini, 29 anni, modella e imprenditrice originaria della provincia di Bergamo, è stata uccisa martedì sera nel suo appartamento alla periferia di Milano con ventiquattro coltellate proprio nel momento in cui la polizia cercava di entrare in casa per salvarla. L’autore del delitto è Gianluca Soncin, 52 anni, suo ex compagno, ora in carcere con l’accusa di omicidio aggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi, legame affettivo e stalking. La vicenda, ricostruita dagli investigatori sulla base di testimonianze e accertamenti, mostra un crescendo di violenze, minacce e soprusi che hanno segnato gli ultimi mesi di vita della giovane donna.
La relazione tra i due era iniziata nel marzo 2024. Genini, che lavorava come modella e aveva fondato un proprio marchio di costumi da bagno, aveva conosciuto Soncin, un imprenditore biellese con precedenti per truffa e aggressioni. Ben presto, secondo quanto emerso dalle indagini, il rapporto si era trasformato in un legame caratterizzato da possessività e violenza. La giovane aveva raccontato di essere stata picchiata, minacciata con un’arma e costretta a interrompere rapporti personali e professionali. L’uomo, secondo quanto riferito, controllava i suoi spostamenti e limitava la sua libertà.
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Scopri come fare
Dopo mesi di maltrattamenti, Pamela aveva deciso di allontanarsi e di chiudere la relazione. Si era trasferita a Milano e, negli ultimi giorni, aveva comunicato a Soncin la sua decisione definitiva. Lunedì e martedì aveva confidato ad alcune persone a lei vicine, tra cui l’ex fidanzato con cui era rimasta in buoni rapporti, di temere per la propria incolumità. Aveva raccontato di sentirsi perseguitata e di temere che l’uomo potesse entrare in casa.
La ricostruzione dei fatti
Martedì 14 ottobre, in mattinata, la giovane si era recata a Lugano per iscriversi all’università. Nel pomeriggio aveva telefonato all’ex compagno per raccontargli di aver definitivamente troncato con Soncin e di averlo bloccato su tutte le piattaforme di comunicazione. Intorno alle 21.30, mentre era di nuovo al telefono con l’amico, Soncin ha fatto irruzione nel suo appartamento utilizzando una copia delle chiavi che, secondo quanto la stessa Genini aveva riferito, aveva duplicato senza il suo consenso.
Durante la conversazione, l’ex fidanzato ha sentito la donna gridare e chiedere aiuto. Pochi istanti dopo ha ricevuto un messaggio in cui Genini, spaventata, scriveva di aver paura e chiedeva di chiamare la polizia. L’uomo ha avvertito immediatamente le forze dell’ordine, che si sono recate sul posto insieme ad altre pattuglie allertate dai vicini.
Gli agenti, giunti sul luogo, hanno tentato di entrare nell’appartamento. La donna, al citofono, ha cercato di guadagnare tempo fingendo una consegna di cibo a domicilio e indicando il piano. Poco dopo, dall’interno, sono state udite urla e richieste di aiuto. Quando i poliziotti sono riusciti ad aprire la porta, la 29enne era a terra, gravemente ferita e con difficoltà respiratorie. L’aggressore si trovava ancora nell’abitazione e avrebbe tentato di inscenare un suicidio. È stato soccorso, portato in ospedale e successivamente trasferito nel carcere di San Vittore.
L’autopsia ha accertato che Genini è stata colpita almeno ventiquattro volte con un coltello a serramanico. Le ferite, distribuite su più parti del corpo, indicano un’aggressione di estrema violenza. Il pm Alessia Menegazzo ha contestato a Soncin l’omicidio aggravato, sottolineando la premeditazione e la crudeltà del gesto, avvenuto nonostante l’arrivo delle forze dell’ordine.
Vittima di violenza da mesi
Le indagini hanno permesso di ricostruire una serie di episodi di violenza avvenuti durante la relazione. In estate, durante una vacanza all’isola d’Elba, l’uomo avrebbe aggredito la compagna con calci e pugni, minacciandola con cocci di vetro e tentando di buttarla dal balcone. Nell’agosto 2024, a Cervia, le avrebbe puntato una pistola alla pancia dopo un litigio. In più occasioni, secondo i racconti della vittima e di testimoni, l’avrebbe pedinata, insultata e picchiata.
Alcuni vicini di casa avevano già segnalato episodi di tensione. In maggio, Soncin avrebbe tentato di forzare la porta dell’appartamento della donna dopo che lei si era rifiutata di aprirgli. Gli agenti intervenuti in quell’occasione avevano trovato la giovane spaventata, ma lei non aveva sporto denuncia, spiegando che si trattava di una discussione legata a questioni economiche.
Negli ultimi mesi, Genini aveva cercato di riprendere in mano la propria vita. Aveva trovato un nuovo alloggio, iniziato nuovi progetti e cercato di allontanarsi dal suo persecutore. Tuttavia, secondo le testimonianze raccolte, continuava a vivere nella paura, evitando di condividere sui social la propria posizione per timore di essere rintracciata.
La sera dell’omicidio, dopo aver ribadito la decisione di chiudere definitivamente la relazione, l’uomo si è presentato alla porta di casa sua con una copia delle chiavi e l’ha aggredita. Alcuni vicini hanno riferito di aver udito grida e richieste di aiuto, vedendola affacciarsi al balcone in cerca di soccorso mentre l’uomo la tratteneva. Tutto è avvenuto in pochi minuti.
Dopo l’arresto, il pubblico ministero ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere, contestando il rischio di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Nel decreto di fermo si sottolinea come l’aggressione sia avvenuta con “peculiare crudeltà” e con piena consapevolezza della presenza delle forze dell’ordine.
Nella mattinata di giovedì, Soncin è stato interrogato dal gip Tommaso Perna nel carcere di San Vittore. Gli investigatori stanno ora proseguendo gli accertamenti per ricostruire con precisione le ultime ore di vita di Pamela Genini e verificare eventuali segnalazioni precedenti di maltrattamenti o minacce.
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Non ho parole per descrivere questa sottospecie di uomo ….
Il mio pensiero va alla vittima e alla sua famiglia