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Silenzio, infine, su Valeria.Si faccia infine silenzio

Abbiamo assistito a cerimonie solenni financo di Stato, da molti ritenute ingiustificate per il troppo clamore, l’enfasi e le strumentalizzazioni profuse, per Valeria Solesin, ammazzata da bastardi terroristi islamici mentre partecipava ad un concerto di una band “Eagles of Death Metal” (Aquile della Morte Metal) che, mentre stava cantando una canzone dal titolo “Kiss the […]

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Abbiamo assistito a cerimonie solenni financo di Stato, da molti ritenute ingiustificate per il troppo clamore, l’enfasi e le strumentalizzazioni profuse, per Valeria Solesin, ammazzata da bastardi terroristi islamici mentre partecipava ad un concerto di una band “Eagles of Death Metal” (Aquile della Morte Metal) che, mentre stava cantando una canzone dal titolo “Kiss the Devil” (Bacia il diavolo) una strofa che dice così: “I meet the devil and this is his song” (Io incontro il diavolo e questa è la sua canzone), sono entrati i terroristi che hanno compiuto il massacro che tutti conosciamo.

Funerali di stato, teatrini e sfilate di politici, speculazioni ideologiche e partitiche,
per chi eroe non fu ne è.
Eroe è chi muore per la Patria o sacrificando se stesso per dei nobili valori o per salvare altre persone.

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Nulla di ciò compete a Valeria, che ha avuto solo la sfortuna di essere nel posto sbagliato nel giorno sbagliato. Nulla più della grave tragicità di una tragica morte di una giovane donna, morte però non più importante di tante altre, seppur tragiche e nobili, sottaciute dalle stesse massime autorità intervenute e da uno Stato spesso ingrato ed indifferente.

Le è stato tributato il massimo ricordo solenne. Ora, dopo un mese dal funerale e dai frastuoni e strumentalizzazioni, riposi finalmente in pace.

Ora la famiglia, le istituzioni, il partito, tacciano! Si faccia infine silenzio.

Abbiamo visto e possiamo immaginare già le intenzioni future e il protagonismo della sinistra e della famiglia ma, tra le tante interviste e programmi tv, ora si commemori infine Valeria con il silenzio.

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Il “silentium” del ricordo e della memoria.
Il silenzio intimo e prezioso che permette la contemplazione e l’introspezione personale.
Il silenzio, infine!
Perché il ricordo della morte, così come del dolore è nel silenzio, non nel frastuono mediatico.

E piazza San Marco dismetta di essere da oltre un mese un altare pagano, dove ancora restano i fiori ormai putrefatti, per perpetuare la memoria di un luogo dove Valeria non morì.
Proscenio invece di un funerale che ha falsato le stesse religioni in uno pseudo abbraccio che non unisce, ma svilisce, perché non è nel sincretismo la via per conoscere e per rispettare l’altro ma nelle diversità e nella conoscenza reciproca.

Patetico e pavido un Patriarca che non nomina Cristo Salvatore; assurdo un Iman che benedice la defunta nello stesso nome di un dio che l’ha uccisa. Inusuale un Rabbino che nomina i giusti senza indicare chi giusto non è. E un Presidente della Repubblica che partecipa a un funerale di Stato e non proclama parola! Muto, come lo stesso Stato spesso è coi suoi cittadini.

Ma nelle sfilate strumentali della sinistra, nei numeri amplificati dei partecipanti, nelle interviste e apparizioni in tv, nella voragine mediatica nella quale tutto sembra essere precipitato,
voi genitori, voi politici, voi amici e conoscenti, voi persone tutte,
vi siete mai chiesti per un solo secondo:
ma Valeria avrebbe voluto tutto ciò?

Si onori Valeria nell’isola di San Michele, nel silenzio del camposanto e nel rifiuto della teatralità della morte e della sua strumentalizzazione.

E si pronunci una parola di speranza che uno strano funerale,
dalla famiglia volutamente ateo ma anche e
volutamente con tre religioni presenti, non ha dato:
Vita Mutatur non Tollitur!

Alessandro prof. dott. Tamborini*
San Marco, Venezia.

*Docente di scienze religiose, storia e simbolismo dell’arte antica e medievale.
Plenipotenziario per il patrimonio storico-artistico, Responsabile cultura e Formazione di Forza Nuova.

18/12/2015

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