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Giallo della Ricina: la 15enne Sara avrebbe scoperto un segreto prima delle morti per ricina

A Pietracatella la Squadra Mobile ipotizza che Sara Di Vita, 15 anni, avesse scoperto qualcosa prima delle morti per ricina.

Gli inquirenti sospettano che un segreto scoperto da una delle vittime possa aver dato l’innesco alla tragedia della ricina a Pietracatella.

Secondo le emergenze investigative, la quindicenne Sara Di Vita avrebbe rivelato alla madre Antonella Di Ielsi informazioni ritenute rilevanti dagli investigatori, elemento che potrebbe ridisegnare le priorità dell’accertamento su due decessi avvenuti il 27 e il 28 dicembre 2025.


La pista è emersa nel corso delle analisi sui dispositivi sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita. La Squadra Mobile di Campobasso, coordinata da Marco Graziano, sta passando al setaccio telefoni e supporti digitali nel tentativo di ricostruire comunicazioni e spostare indizi temporali verso i giorni che hanno preceduto l’introduzione della sostanza tossica in casa.


Fonti della Questura di Campobasso, citate dalla redazione di Primo Piano, riferiscono che la ragazza potrebbe essere venuta a conoscenza di fatti ritenuti “scomodi” e che ne avrebbe parlato con la madre. È proprio il contenuto di questi presunti dialoghi a orientare ora parte dell’attività investigativa, benché Procura di Larino e squadra mobile mantengano massima riservatezza sulle ipotesi al vaglio.


Un elemento emerso dalle ricostruzioni giornalistiche è il possibile coinvolgimento di una conversazione privata tra il padre, Gianni Di Vita, e una donna con cui avrebbe avuto una relazione. Secondo l’inviato Vincenzo Rubano di Dentro La Notizia, si tratterebbe di una chat con la presunta amante, insegnante presso l’Istituto Tecnico Agrario di Riccia. Gli investigatori non hanno finora confermato né smentito questo dettaglio, che tuttavia è considerato una delle piste privilegiate.


Nel linguaggio degli uffici giudiziari, la ricostruzione non si arresta al momento in cui la ricina è entrata in casa: gli accertamenti cercano di comporre il quadro antecedente, per capire se e quando sia maturata la volontà di eliminare chi sapeva troppo. Se Sara avesse effettivamente scoperto qualcosa di rilevante, la procura valuta che la ragazza potesse rappresentare il primo obiettivo dell’attacco.

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I nomi delle vittime, già noti, restano al centro delle verifiche: madre e figlia, Antonella Di Ielsi e la quindicenne Sara, abitavano con il padre Gianni e la sorella Alice. Le indagini puntano a stabilire tempistiche e moventi, con particolare attenzione alle relazioni all’interno del nucleo familiare e al ruolo di eventuali terze persone.


Sul fronte mediatico, la vicenda ha riacceso l’attenzione su possibili motivazioni di natura sentimentale. Gianni Di Vita, secondo quanto riferito pubblicamente, non avrebbe nascosto di aver avuto una relazione extraconiugale. Questo elemento ha spinto alcuni osservatori a collocare la vicenda sul terreno della gelosia o della vendetta, pur senza che gli inquirenti abbiano finora ufficializzato un movente.


Non tutti, però, concordano con una spiegazione basata esclusivamente sulle dinamiche di coppia. Lina, zia di Gianni Di Vita, ha detto ai cronisti di Dentro la Notizia che i pettegolezzi sui tradimenti risalirebbero al periodo del fidanzamento e che, dopo il matrimonio, la coppia avrebbe proseguito la convivenza. Per questa parente, la lettura della vicenda come un fatto dettato dalla passione sarebbe soltanto un alibi.

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Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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