
Domani gli israeliani sono chiamati alle urne per una tornata elettorale che porta con sé due elementi inediti e decisivi: il confronto personale fra una figura con un percorso tutto nel perimetro militare, Gadi Eisenkot, e Benjamin Netanyahu, descritto come leader divisivo e indicato come colui che ha evocato l’ipotesi di un attacco nucleare.
Si tratta delle prime elezioni dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e delle prime, dal 1988, a svolgersi dopo che un governo ha completato un intero mandato quadriennale. Il quadro istituzionale del voto assume dunque rilevanza storica oltre che politica.
Sono 7,3 milioni i cittadini aventi diritto di voto — tutti coloro che hanno più di 18 anni — su una popolazione di circa 10 milioni. Il voto all’estero non è consentito nella norma: fanno eccezione i diplomatici e i loro familiari, i militari di stanza oltreoceano e i rappresentanti delle istituzioni nazionali che prestano servizio oltre confine.
Per questi elettori è stato previsto un voto anticipato, già svolto il 15 ottobre. In questa categoria rientrano poco meno di 5.000 diplomatici chiamati a esprimere la propria preferenza all’estero.
L’articolo è a firma di Giovan Battista Brunori, corrispondente Rai/Tg1.
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