Gianni Di Vita ha ammesso davanti ai magistrati di aver tradito la moglie e ha fornito il nome dell’amante: è uno degli elementi emersi negli ultimi atti dell’inchiesta sull’avvelenamento da ricina che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia Sara. L’ammissione — scrive il Corriere della Sera — è arrivata dopo ripetuti interrogatori e non ha tuttavia sciolto i molti punti ancora oscuri sul caso.
Nel verbale firmato dall’indagato, il pm ha annotato la confessione sulle tensioni coniugali. La vicenda privata della coppia era già comparsa nelle carte investigative: in un messaggio WhatsApp del 2018 ritrovato nel cellulare di Antonella la donna chiede a un’amica di aiutarla a trovare un avvocato divorzista.
Quella stessa amica, convocata in Questura, aveva inizialmente negato di ricordare la richiesta. La circostanza è stata poi confermata dopo che la donna è stata iscritta nel registro degli indagati con l’ipotesi di favoreggiamento, una contestazione che ha fatto emergere particolari finora non dichiarati.
Anche il padre di Antonella aveva ventilato tensioni nella coppia: in un’intervista aveva sostenuto che Di Vita tradisse la figlia. La nuova dichiarazione resa dall’uomo ora dà corpo a quella ricostruzione, sebbene non risolva le altre questioni sullo sfondo dell’indagine.
Tra i filoni di lavoro aperti dagli investigatori restano però diversi interrogativi di natura tecnica e logistica. A marzo, nel liceo di Casacalenda dove insegna una cugina di Di Vita — già sentita più volte — furono rubati sette computer. L’episodio ha indotto la polizia a eseguire una perquisizione informatica venerdì scorso nella scuola, alla ricerca di elementi utili all’inchiesta.
Non lontano da quella struttura, a giugno, un altro edificio scolastico era stato colpito da un incendio doloso. Gli inquirenti tengono aperta ogni pista e valutano possibili connessioni tra i fatti relativi alle scuole e il delitto di Pietracatella, benché al momento non siano emerse prove che leghino direttamente gli episodi.
Nel corso delle indagini la Squadra mobile ha inoltre monitorato alcune discussioni pubblicate su Reddit nelle quali si ipotizzava la possibilità di un delitto simile a quello accaduto a Pietracatella. Quei messaggi, secondo gli investigatori, potrebbero fornire spunti utili alle verifiche in corso.
Sul fronte delle ipotesi investigative, la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha negato che gli inquirenti stiano valutando la pista secondo cui il vero obiettivo dell’avvelenamento fosse lo stesso Di Vita. «Fantasie. Non è una nostra ipotesi», ha dichiarato la magistrata, smontando così alcune ricostruzioni circolate nei giorni scorsi.
Un altro nodo riguarda il nome indicato dall’indagato come sua amante. La donna è sposata e il marito, secondo quanto riportato dagli atti, è già stato interrogato più volte dagli inquirenti. Non sono però state rese note ulteriori dettagli sui contenuti delle audizioni o sulle verifiche in corso a suo carico.
Sul piano degli accertamenti tecnici, la squadra mobile di Campobasso ha individuato, tra Riccia e le sponde del lago di Occhito al confine tra Molise e Puglia, diverse piante di ricino, i cui semi possono essere utilizzati per ricavare la sostanza tossica.
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