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La Squadra Mobile ferma coppia di cinesi a Venezia per minacce e intimidazioni per farsi cedere negozi

In data 24 settembre 2025 la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale su richiesta della DDA presso la Procura della Repubblica di Bologna, a carico di due soggetti di nazionalità cinese. Uno dei due è stato rintracciato a Venezia qualche giorno fa e […]

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In data 24 settembre 2025 la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale su richiesta della DDA presso la Procura della Repubblica di Bologna, a carico di due soggetti di nazionalità cinese. Uno dei due è stato rintracciato a Venezia qualche giorno fa e arrestato per tentata estorsione.

Le indagini erano partite dopo la denuncia presentata da un’imprenditrice attiva nel capoluogo emiliano. La donna aveva riferito di essere stata avvicinata da due connazionali cinesi che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’avrebbero minacciata per convincerla a cedere la propria attività commerciale. I due avrebbero insistito sulla possibilità di danni all’esercizio e su presunti legami con una grande organizzazione criminale che, a loro dire, avrebbe avuto il controllo su numerosi negozi gestiti da cittadini cinesi.

Le dichiarazioni della vittima hanno permesso alla Squadra Mobile di Bologna di avviare un’indagine, condotta in stretta collaborazione con i colleghi di Venezia.

L’attività investigativa ha consentito di individuare i presunti responsabili, entrambi privi di legami stabili con la città di Bologna e senza una fissa dimora. Uno dei due risultava già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici legati a episodi di tentata estorsione.

Dopo la richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, il Giudice per le indagini preliminari ha emesso una misura cautelare in carcere. Gli agenti della Squadra Mobile sono così intervenuti e hanno rintracciato uno dei due indagati a Venezia, dove è stato arrestato nei giorni scorsi.

Il provvedimento cautelare si basa sulla valutazione che le minacce esercitate abbiano avuto una chiara efficacia intimidatoria nei confronti della vittima. Tuttavia, secondo quanto stabilito dal giudice, non sarebbero emersi elementi sufficienti per configurare l’aggravante del contesto mafioso. Le indagini, infatti, non avrebbero confermato un collegamento diretto con organizzazioni criminali strutturate di tipo mafioso, pur riconoscendo la gravità dei comportamenti messi in atto.

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Le autorità giudiziarie e investigative stanno proseguendo gli accertamenti per chiarire meglio il contesto in cui sarebbero stati commessi i reati e per verificare l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti. L’inchiesta rimane dunque aperta e in fase di approfondimento.

L’operazione rappresenta un nuovo capitolo nell’impegno della Polizia di Stato e della magistratura contro forme di pressione e intimidazione che rischiano di colpire piccole attività imprenditoriali, in particolare quelle gestite da cittadini stranieri. La collaborazione tra uffici investigativi di diverse città ha consentito di dare un seguito rapido ed efficace alla denuncia, garantendo una risposta immediata a una situazione che avrebbe potuto sfociare in gravi conseguenze economiche e personali per la vittima.

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