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Tranquillanti: come liberarsene? A cura del dott. Angelo Mercuri

Quando parlo di tranquillanti, alludo alle famose benzodiazepine (BDZ), sostanze i cui nomi commerciali sono ormai noti a tutti: Valium, Tavor, Minias, EN, Xanax. Si usano soprattutto per dormire meglio ma anche durante il giorno come ansiolitici poiché esse hanno la capacità di sciogliere la tensione nervosa e l’ansia sia nella sua forma mentale che […]

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Quando parlo di tranquillanti, alludo alle famose benzodiazepine (BDZ), sostanze i cui nomi commerciali sono ormai noti a tutti: Valium, Tavor, Minias, EN, Xanax. Si usano soprattutto per dormire meglio ma anche durante il giorno come ansiolitici poiché esse hanno la capacità di sciogliere la tensione nervosa e l’ansia sia nella sua forma mentale che in quella somatizzata acuta (tachicardia, tremore, sudorazione) o cronica (disturbi digestivi, cefalea e molti altri). Se usate assai sporadicamente (tipo 1 volta al mese) o quotidianamente ma per brevi periodi (1 settimana o al massimo 1 mese), le BDZ sono molto utili per mitigare forti stati d’ansia paralizzanti, affievolire e diradare gli attacchi di panico, dare sollievo temporaneo nella depressione in attesa che l’antidepressivo faccia effetto o per mitigare il disagio che la terapia antidepressiva stessa può dare nei primi giorni di assunzione.

Ancora, le BDZ possono essere utili nel caso di insonnie temporanee dovute a problemi reali, superati i quali il soggetto torna spontaneamente a dormire. Se usate come descritto sopra, le BDZ non danno solitamente problemi di dipendenza e facilmente si riesce a toglierle con la dovuta gradualità.
Il problema nasce quando l’assunzione di BDZ da sporadica diventa continuativa e prolungata; in tal caso è facile che il soggetto ne divenga dipendente cioè, per motivi sia psicologici che fisici, non riesca più a staccarsene.

Questo capita perché le BDZ hanno un piacevole effetto euforizzante soprattutto nei soggetti cronicamente oppressi da ansia, depressione, insonnia, ossessioni o psicosi cioè da disturbi psico-emotivi cronici; il soggetto sano mentalmente ed emotivamente solitamente invece utilizza le BDZ per un breve periodo di particolare stress ma poi se ne stacca volentieri perché il suo sonno è solitamente buono e la sua emotività quotidiana ha toni piacevoli e non angoscianti.

La dipendenza da bdz dunque consiste nel non riuscire ad interromperne il trattamento pena il ritorno dell’insonnia o di stati ansioso-depressivi noti e temuti. Il soggetto dipendente dunque vive meglio con la sordina del tranquillante e per questo ne prosegue l’uso. Perché questo è negativo? Lo è per diversi motivi:

  • le benzodiazepine provocano disturbi cognitivi cioè rallentamento psicomotorio e amnesie;
  • alla lunga provocano depressione;
  • attenuano la sensibilità emotiva e questo non è poca cosa considerando che l’emotività fa parte dell’intelligenza di una persona e guida le sue azioni;
  • la guida dell’automobile sotto l’effetto delle benzodiazepine è molto più pericolosa.

Dobbiamo ancora considerare che le BDZ danno assuefazione quindi per raggiungere il solito effetto ansiolitico o ipnotico molte persone ne aumentano progressivamente il dosaggio arrivando ad assumerne, nel tempo, dosi incredibilmente elevate.

Ma come smettere dunque? In realtà non sempre è facile e intuitiva la modalità con cui smettere e chi è ormai divenuto dipendente da BDZ spesso ingaggia senza successo dure battaglie contro la propria dipendenza.

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C’è una regola fondamentale da rispettare: ci si può disabituare alla BDZ solo se le si sospende con lentezza dando quindi al cervello e al corpo il tempo necessario per riadattarsi alla nuova condizione di astinenza. Se invece ne si interrompe l’uso di colpo o troppo velocemente, l’insuccesso è garantito perché i disturbi ansioso-depressivi che ne derivano e il desiderio di riassumere la sostanza sono molto intensi (in proporzione alla dose ma spesso anche per dosi modeste se assunte per anni).

Ma quale è dunque il ritmo giusto con cui sospendere una BDZ?
Innanzitutto bisogno procurarsi la formulazione in gocce del farmaco e poi…scalare lentamente; non c’è un ritmo standard con cui decrescere, come si intuisce ma, in generale, se l’assunzione è durata mesi o anni, è prudente togliere non più di 1 goccia di farmaco ogni 3 giorni (quindi circa 10 gocce al mese). Ovviamente, c’è una sensibilità individuale alla molecola di BDZ e alcune persone, soprattutto se l’assunzione è durata anni, necessitano di ritmi più lenti, soprattutto verso la fine: è più facile passare da 20 gocce a 10 che da 10 a 0. Ancora, durante lo scalaggio, è giusto ascoltarsi e non sottovalutare i sintomi di astinenza: se si cominciano a sentire sintomi spiacevoli o troppo desiderio di ri-aumentare la dose, allora è il momento di fermarsi anche per 7-10 giorni prima di riprendere la discesa.

Va considerato poi che per il successo dello svezzamento da BDZ conta molto anche la condizione psico-emotiva con cui si parte: se si sta bene sarà molto più facile raggiungere il traguardo mentre se si è stressati, depressi, ossessivi, ansiosi o psicotici sarà più difficile e in tali casi è necessario spesso affiancare alla graduale sospensione delle BDZ una terapia di supporto per la patologia di base. In generale, comunque, va tenuto presente che per la maggior parte delle persone la sospensione di una BDZ assunta cronicamente è gradevole se fatta con la dovuta lentezza e ad ogni goccia che si toglie, si sta sempre meglio. Chi assume abitualmente BDZ da lungo tempo nemmeno immagina come il mondo possa diventare più vivo e interessante senza quel farmaco che, non di rado, può diventare droga.

Un caro saluto,

A. Mercuri

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Dott. Angelo Mercuri
Dott. Angelo Mercuri
Angelo Mercuri, medico e psicoterapeuta, si è laureato e specializzato a Padova; vive e lavora tra Venezia e Mestre. Medico, psicoterapeuta e scrittore, si occupa principalmente di psicofarmacologia e del rapporto tra stile di vita, ambiente e disagio psico-emotivo. Sito internet:  www.angelomercuri.it      mail: info@angelomercuri.it
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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. A me vengono in mente le parole dell’onesto virologo Luc Montagner che prevedeva uno sciame di varianti a causa della vaccinazione di massa. Non commento perché non me ne intendo abbastanza ma, sempre più, sospetto che avesse ragione.

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