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Homesocietà"Perché russi e italiani si attraggono"? Risponde il dott. Mercuri

“Perché russi e italiani si attraggono”? Risponde il dott. Mercuri

Che russi e italiani si attraggano è innegabile, vi è una sorta di curioso interesse reciproco, spesso di ammirazione e desiderio di emulazione. Il motivo probabilmente sta proprio nelle loro profonde differenze di personalità, di educazione, di tradizioni e convinzioni, differenze che attraggono come attrae ogni persona che viva in un ambiente simile al tuo […]

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Che russi e italiani si attraggano è innegabile, vi è una sorta di curioso interesse reciproco, spesso di ammirazione e desiderio di emulazione. Il motivo probabilmente sta proprio nelle loro profonde differenze di personalità, di educazione, di tradizioni e convinzioni, differenze che attraggono come attrae ogni persona che viva in un ambiente simile al tuo e con i tuoi stessi obiettivi ma che abbia sviluppato modi diversi per affrontare gli stessi problemi. Ecco, forse l’attrazione per una persona simile a te scatta quando senti che ti migliora perché ha qualità che tu non hai.

Ad esempio, il russo si forza di essere razionale e di tenere a freno l’emotività perché gli hanno insegnato che per raggiungere gli obiettivi è necessario non farsi sviare dal cuore; ma alle volte egli porta questo stile all’eccesso fino a prendere decisioni sbagliate perché (anche le neuroscienze più attuali l’hanno dimostrato) le decisioni migliori e gli obiettivi migliori per se stessi vengono raggiunti solo se si ascolta il cuore oltre che il cervello. L’italiano medio invece è stato abituato a scandagliare il proprio animo dando molto peso ai sentimenti e questo è un’ottima cosa ma certamente l’eccesso porta a continui cambiamenti di rotta deleteri per il raggiungimento degli obiettivi in tempi ragionevoli. Ecco dunque che l’italiano ammira nel russo la stabilità emotiva e il non farsi sopraffare dalle emozioni mentre il russo ammira nell’italiano il suo proficuo rapporto stretto con le emozioni che colorano la vita e le danno creatività e calore.

Il russo poi non si attacca mai troppo alle persone per un saggio e atavico fatalismo, per la saggia e antica consapevolezza che il distacco, la perdita e la morte delle persone care fanno parte della vita, sono dietro l’angolo e quindi è necessario rimanere autonomi affettivamente, non dipendere troppo dalle persone amate; se muore una persona cara, la terranno nel cuore per sempre ma non andranno in giro mesti e vestiti di nero per il resto della vita. E questo vale anche per il denaro e le cose possedute: oggi ci sono ma domani non si sa quindi è meglio non attaccarvisi troppo, godersele e non divenirne schiavi: c’è quell’indefinibile “anima slava” in loro, che li rende affettivamente autonomi e anelanti ad una libertà primitiva da cose, soldi e persone.

Un certo fatalismo e stoicismo dunque, nell’animo russo, poche bestemmie, perché se le cose vanno storte è colpa del caso e non serve pestare i piedi e piangersi addosso; e come può l’emotivo italiano sovente dipendente dalla mamma, dalla moglie, dai figli, dai soldi e dai beni materiali non ammirare la forza d’animo e l’intima libertà dell’uomo russo?

Certamente, il forte autocontrollo affettivo dell’uomo russo ha aspetti negativi; sovente capita, ad esempio, che quando una coppia si separa, l’uomo si separa non solo dalla moglie ma anche dai figli; avventura finita, i figli restano con la mamma, l’obbligo di accudimento e di mantenimento vengono meno, il legame affettivo coi figli si allenta e le frequentazioni si diradano sempre più con un danno ovvio per i bambini che perderanno la guida paterna. Non più marito, non più padre. Ecco, una visone un po’ primitiva della funzione di padre, che si limita alla vita famigliare fin che c’è la famiglia, poi si dissolve. Certamente l’improvvisa solitudine e la mancanza dei figli saranno devastanti anche per l’uomo russo, ma gli è stato insegnato di dominare le emozioni e di usare la testa: non si deve piangere di fronte a ciò che il destino riserva, bisogna guardare avanti e ricominciare. I russi probabilmente ammirano nell’uomo italiano la sua capacità di distinguere finemente, ascoltare e comprendere le proprie emozioni e di comprendere le sfumature del proprio animo mentre l’uomo italiano ammira nel russo la forza d’animo che lo fa essere meno dipendente affettivamente.

I russi poi amano la patria, l’ordine, danno per scontato che le leggi vadano rispettate e che il bene collettivo superi l’interesse individuale: i diritti del singolo o degli infiniti gruppetti che si formano (che in Europa e America sono talmente tanti e divergenti da distruggere quegli ideali unificanti che danno compattezza e forza ad una Nazione), in Russia passano in secondo piano di fronte alla necessità di mantenere forte, grande e unita la Patria abbracciando pochi e precisi credo condivisi; la Russia è un mosaico di etnie e religioni ma c’è un collante che tiene insieme l’enorme popolazione russa ed è l’orgoglio di appartenere ad un Paese unico, immenso e potente.

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Certamente i russi possono guardare con un certo appetito alla nostra libertà di espressione e alla nostra possibilità di essere ascoltati e rispettati dallo Stato anche nelle particolarità individuali; l’italiano però, non può che provare una certa ammirazione e invidia di fronte allo spirito di gruppo russo che fa abbracciare tra religione, tradizioni, feste e ricorrenze amate e condivise 145 milioni di individui in un corpo solo. Si, i russi amano e rispettano le tradizioni, le feste e i riti sentendoli come parte di sé e come cari ricordi di infanzia che danno senso e continuità alla vita propria e del Paese.

Per concludere, i russi certamente adorano la bellezza geografica dell’Italia mentre gli uomini italiani adorano la bellezza femminile russa, ricambiati spesso dall’attrazione che le donne russe provano per il maschio italiano (soprattutto del Sud Italia) che sa amare, corteggiare ed essere affettuoso, caloroso e altruista, anche nell’intimità.

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Dott. Angelo Mercuri
Dott. Angelo Mercuri
Angelo Mercuri, medico e psicoterapeuta, si è laureato e specializzato a Padova; vive e lavora tra Venezia e Mestre. Medico, psicoterapeuta e scrittore, si occupa principalmente di psicofarmacologia e del rapporto tra stile di vita, ambiente e disagio psico-emotivo. Sito internet:  www.angelomercuri.it      mail: info@angelomercuri.it
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