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La tiroide è una ghiandola a secrezione endocrina posta nel collo, appena sopra lo sterno. Tutti sanno, a grandi linee, a cosa serve sulla base dei disturbi provocati dal suo malfunzionamento: se iperattiva si hanno occhi sporgenti, agitazione, insonnia e magrazza; se ipoattiva c’è lentezza psicofisica, depressione, obesità, torpore. I disequilibri della tiroide sono molto comuni soprattutto nelle donne, sono ereditari e comportano la necessità di assumere, spesso a vita, una pastiglietta di ormoni tiroidei (nel caso molto più comune di ipotiroidismo) o di un “calmante” della tiroide nel caso di iperfunzione. La causa più comune di ipertiroidismo è il famoso morbo di Basedow, una malattia in cui, per cause in parte genetiche e in parte ambientali, un anticorpo anomalo sovrastimola la tiroide; la causa più comune di ipotiroidismo invece, nelle regioni in cui non vi sia particolare carenza di jodio, è la famosa tiroidite di Hashimoto, anch’essa a forte componente ereditaria.
La tiroide ha dunque una grande influenza sulle condizioni psicoemotive di una persona e questo ci fa capire come il nostro benessere psichico sia fortemente inflenzato dal corpo. Noi possiamo molto facilmente sondare la funzionalità tiroidea e lo facciamo regolarmente ma chissà quante anomalie nascoste sono alla base di comuni disturbi psichiatrici, dalle psicosi alla depressione all’ansia all’insonnia…La psicologia è importantissima per orientarsi nella complessità della mente ma guai a disancorarla dalle funzioni corporee! La tiroide ne è un esempio.
Ma cito anche il caso di un mio paziente che ha sempre sofferto di disturbi dell’umore e di ansia portando avanti una cura decennale con antidepressivi per scoprire poi casualmente, di avere una patologia chiamata mastocitosi sistemica che comporta un’eccessiva produzione di istamina: l’istamina non è solo il notissimo mediatore delle reazioni allergiche ma è anche un importante neurotrasmettitore al pari dei più noti serotonina, dopamina, acetilcolina, noradrenalina ed il suo eccesso porta a disturbi neuropsichiatrici. E questo del mio paziente è solo uno dei moltissimi esempi possibili sulla relazione tra corpo e mente.
Quando viene da noi medici psichiatri o psicoterapeuti una persona con qualsiasi tipo di disturbo psicoemotivo, oltre a molte domande d’obbligo su famiglia ed esperienze di vita, è fondamentale indagare la salute del corpo: “Ha il diabete”? “Come funziona il fegato”? “Ha stati infiammatori in atto”? “Malattie autoimmuni”? “Allergie”? E, fondamentale, è la domanda: “Come funziona la sua tiroide”?
Ci sono quattro ragioni per dare tanta importanza alla tiroide e non, ad esempio, alle ghiandole surrenali:
1) I disturbi della tiroide sono molto comuni
2) Hanno una forte relazione con le malattie psichiatriche
3) Si possono disvelare con un banale prelievo di sangue
4) Spesso si possono curare.
Come accennavo sopra infatti, non è raro scoprire tardivamente disturbi della tiroide in persone lungamente curate con psicofarmaci e psicoterapie per depressione, ansia, insonnia: se ci sono pochi ormoni possiamo avere depressione, pensiero rallentato e vischioso, sonnolenza e anedonia mentre se ce ne sono troppi abbiamo ansia, agitazione, insonnia, sintomi fisici che possono essere scambiati per psicosomatici….Non sarebbe una gran bella figura trattare una persona per anni con una psicoterapia o con psicofarmaci per scoprire poi che ha una tiroidite autoimmune non diagnosticata!
Un’ultima curiosità che spiega come la tiroide sia un organo importantissimo in psichiatria.
La tiroidite di Hashimoto è una delle più comuni patologie della tiroide che colpisce prevalentemente donne ancora giovani, spesso dopo la gravidanza; è una malattia autoimmune cioè ad un certo punto e per cause ignote, il sistema immunitario si mette a produrre anticorpi diretti contro la propria ghiandola tiroide, distruggendola lentamente: sovente, vi è una fase iniziale di ipertiroidismo che coincide con la rottura dei follicoli tiroidei ed una massiva immissione in circolo di ormoni. A tale fase ne segue una seconda in cui la tiroide, ormai distrutta, non produce più nulla: da questo momento in poi, il paziente dovrà assumere a vita un estratto secco di ormoni.
La diagnosi di tiroidite di Hashimoto si fa sulla base di alterazioni dei livelli ormonali (fT3, fT4, TSH) ma soprattutto sulla base della presenza di auto-anticorpi diretti contro la ghiandola; la cosa sorprendente è che tali auto-anticorpi sono, da soli, sufficienti a determinare disturbi neuropsichiatrici anche quando il livello degli ormoni è ancora normale. Questo perché i sù citati auto-anticorpi diretti contro certe molecole della tiroide agiscono anche contro molecole simili presenti nel cervello a livello di neuroni, vasi o cellule di supporto (cellule gliali): questo fenomeno si chiama immunità crociata e, nel caso della tiroidite di Hashimoto, porta solo raramente a danni neurologici gravi (in quest’ultimo caso configurandosi allora come “encefalopatia di Hashimoto”) mentre assai spesso provoca disturbi psicoemotivi funzionali di intensità e durata variabili. Non è raro trovare donne che, pur avendo gli ormoni tiroidei nella norma, hanno disturbi emotivi attribuibili alla sola presenza di auto-anticorpi circolanti; spesso, in tali casi, c’è una ricorrenza in famiglia della malattia di Hashimoto in forme più o meno sintomatiche.
Riassumendo:
nei disturbi neuro-psichiatrici va sempre indagata la funzionalità tiroidea in modo completo, non solo quindi dosando il livello ormonale ma valutando anche l’eventuale presenza di auto-anticorpi.
E ora veniamo alla cura, se c’è: per iper e ipo-tiroidismo la cura sicuramente c’è; per gli auto-anticorpi la cura ci sarebbe ma può essere più dannosa della patologia.
Sappiamo infatti che per le malattie autoimmuni l’unica cura è l’immunosoppressione, infatti di solito, qualora vi sia una conclamata encefalopatia di Hashimoto, si usa somministrare cortisone (che è un immunosoppressore). Purtroppo, l’uso sistemico e cronico di cortisone comporta grossi effetti collaterali perciò non è un’opzione terapeutica per i disturbi psicoemotivi lievi che spesso accompagnano la tiroidite di Hashimoto; la cura di tale sintomatologia è pertanto solo sintomatica, sperando che il titolo auto-anticorpale si abbassi da solo e i sintomi cessino spontaneamente.
Per concludere, vorrei puntualizzare questo:
in generale e non solo parlando di tiroide, è probabile che in molti casi di disturbi neuropsichiatrici ereditari vi sia una causa organica costituzionale; ma non rovinatevi la vita a fare esami su esami perché il più delle volte non troverete nulla o, se anche troverete qualcosa, la terapia può essere peggiore del male. Fate gli esami principali indagando patologie per le quali attualmente c’è terapia (come c’è per l’iper e l’ipo-tiroidismo o per alcune altre condizioni mediche) ricordando sempre comunque, che anche uno squilibrio, qualora non eccessivo, può dare una fantastica spinta motivazionale compensatoria all’individuo che ne è portatore qualora egli sappia super-compensare il difetto ipertrofizzando i propri pregi; chissà quanti premi Nobel sono degli ossessivi compulsivi che hanno diretto il loro disturbo in senso produttivo? E quanti ipertiroidei leggeri hanno condotto una vita piacevolmente sopra le righe? E come funzionano le surrenali (che producono adrenalina e cortisolo) di molti uomini passati alla storia per una genialità in campo scientifico, artistico o imprenditoriale? Quanti matematici famosi erano degli schizoidi ben compensati?
Allora, esami e cure sì se la patologia è grave e curabile se no considerate i vostri difetti come caratteristiche imparando a conoscervi, ad accettarvi e scoprendo i vostri talenti e inclinazioni. Si può, basta uscire dall’attuale mentalità scientista in cui tutto e riducibile a circuiti e neurotrasmettitori: poche neuroscienze, pochissimi farmaci e una nuova mentalità umanistica per comprendere che la salute perfetta può giovare all’animale ma per l’essere umano, evoluto e complicato, spesso non corrisponde al benessere e alla felicità.
Un caro saluto ai lettori,
A. Mercuri
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ho avuto momenti in cui mi veniva da piangere, sovrastato da sentimenti di essere respinto, di non essere adeguato, e il rammarico per errori fatti, in quei giorni mi sentivo senza energia, leggendo da voi comincio a capire che forse è tutto collegato, grazie, continuate
questi post sono veramente interessanti anche per i “non addetti ai lavori” . Sono come quelli che si trovano sull’inserto del Corriere o di altri giornali più grandi (senza offesa). Li leggo sempre
finalmente qualcuno che dice due parole chiare sulla tiroide. tutti la danno per scontata ma conoscerne un po’ i meccanismi aumenta la consapevolezza
Soprattutto mangiate sano, frutta,verdura,ortaggi, disintosiccatevi eliminando tutti i prodotti animali, eliminate tutti i metalli pesanti che avete ( abbiamo ) accumulato, niente farmaci e niente dottori, anche un solo bicchiere di vino fa male, almeno provateci, comunico che non sono vegano, anzi proprio non li sopporto. Bevete almeno otto bicchieri d’acqua al giorno anche se non avete sete, camminare fa bene, noi veneziani abbiamo anche questa fortuna, non prendete vaporetti, usate le gambe, solo chi abita nelle isole è costretto a prendere i vaporetti, forse morirete ugualmente, ma sulle vostre gambe. Shylock the first p.s non sono medico,ma mi prendo cura di me stesso da 70 anni.